Le comiche iniziali e quelle finali

Vignetta satirica sul segreto di stato interpretato dalle maschere storiche del teatro italiano.


Sommario

Nijeem Osama Almasri è un generale libico, capo della polizia giudiziaria. È accusato di torture, omicidi e crimini contro l’umanità.
Almasri a gennaio ’25 fa un viaggetto in Europa: Londra, Bruxelles, poi Germania dove viene controllato dalla polizei di Monaco.
Dodici giorni dopo aver iniziato il viaggio, è colto da un mandato di cattura spiccato dalla Corte Penale Internazionale, sulla base delle denunce e della documentazione in suo possesso.
Il 18 gennaio arriva a Torino, il 19 viene arrestato, il 21 viene “espulso”, portato in Libia con volo di stato, dove viene accolto con tutti gli onori e issato in spalla dai suoi sostenitori.

Come il governo italiano gestisce l’operazione – cattura/atti/motivazioni ufficiali/rilascio – va immaginat0 su schermo nero, cornicette bianche e musiche accelerate, stile anni Venti, fotogrammi 16 al secondo e non 25.  

Il caso Almasri all’italiana.

Dapprima la linea ufficiale: «Non c’entriamo, ha fatto tutto la magistratura».
Sarebbe come dire: «Non sono stato io, è stato il mio compagno di banco», ma con toni da conferenza stampa.

Poi, seconda versione:
«Abbiamo agito nell’interesse dello Stato».
Allora c’entrano, ma solo un po’. È la difesa del bambino col dito nella marmellata che dice: «Non la stavo mangiando, la stavo salvando dalle formiche».

Infine, la terza acrobatica narrazione:
«Sapevamo del mandato di cattura da gennaio».
Perfetto. Dopo mesi di “non ne sapevamo nulla”, si scopre che invece sì, ne sapevano. Ma forse non volevano preoccuparsi troppo: dopotutto, chi non ha un mandato di cattura pendente attaccato al frigorifero con una calamita?

Nel frattempo, l’Europa osserva, la CPI bacchetta (procedura d’infrazione), e il governo continua a raddrizzare la linea politica con la stessa grazia con cui si tenta di raddrizzare una banana o di far stare in piedi una marionetta snodata.
C’è chi parla di “malinteso istituzionale”, chi di “strategia di Stato”.

Sullo sfondo: conferenze stampa con frasi come «Abbiamo agito nel rispetto delle leggi» e il disorientamento di chi si è appena perso sul manuale della lavatrice: “era scritto in inglese…”

Bastava imporre: Segreto di Stato [sporco].

Nelle comiche non è richiesto essere coerenti.
La auto-satira ha un vantaggio, non deve fingere di essere coerente.

Il caso Almasri alla libica.

La procura di Tripoli (in mano oggi a una fazione avversa) ne ha ordinato l’arresto, con una lezione di diritto…
La famosa pasquinata Quod non fecerunt barbares, fecerunt Barberini appesa alla statua di Pasquino (contro il papa Urbano VIII e la sua famiglia, i Barberini, che nel sec. XVII° depredarono Roma di pietre e bronzi) in questi giorni va capovolta, riadattata e riappesa: Quod fecerunt Libici non fecerunt Pinocchius, Pullicinella, Colombina.

Omessi altri particolari divertenti.

***

Il preavviso

Caricatura che mostra un avvocato al telefono mentre informa della perquisizione imminente, con agenti che bussano e poi si allontanano delusi da un'abitazione vuota.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio la definisce una fake news. Ma c’è chi afferma di aver letto la bozza all’interno del quadro per la riforma della giustizia, redatta dalle commissioni di studio per conto del ministro. Detta “preavviso di perquisizione”, sarebbe la procedura con cui prima dell’azione reale della perquisizione occorre avvisare “con ogni mezzo utile” l’avvocato dell’indagato: due ore prima.

In due ore con un jet privato si possono percorrere dai 1500 ai 2000 km. Dunque file, documenti, corpi di reato possono prendere il volo abbastanza per tempo. Ma più semplicemente, a piedi, un portatore può raggiungere una qualsiasi cantina a una decina di km di distanza, zaino in spalla.
Perfino qualche… mobile può sparire.

Ma già esiste, voluto dallo stesso Ministro il “preavviso di arresto” (agosto ’24), definito il paradiso dei ladri e degli spacciatori. È La convocazione per un “interrogatorio di garanzia”, dopo aver avvisato tutte le parti, prima della misura cautelare (almeno cinque giorni).
L’effetto più ovvio è quello che spariscono corpi di reato e refurtive.
E sparisce il più delle volte anche il catturando.

***

La gloria

Carro del vincitore. Personaggi cercano di salire in corsa. vignetta satirica

 
E adesso? Salire a bordo!
Non importa dove va il carro, importante è salirci sopra…

***

Vergogna, vergogna, vergogna!

Personaggio satirico che fa dichiarazioni controverse.

Non esiste nessuna prova.

“Non esiste una sola prova che l’esercito israeliano abbia mitragliato civili inermi. Eppure questo veniva raccontato. Questo è stato detto senza alcuna verifica delle fonti. Vergogna! Vergogna! Vergogna! per il suicidio del giornalismo” (le interpunzioni si intuiscono dalla voce e dalla postura).

Queste affermazioni sono di una rappresentante del giornalismo, direttrice dell’Ufficio Stampa Rai. Fior fiore del giornalismo, che parla dall’ammiraglia RAI. Non ha visto, non ha sentito, ma ha parlato. Non ha visto perché i giornalisti locali (che un po’ hanno fatto vedere) sono stati fatti fuori (circa 300, “suicidati“). E nessun giornalista straniero ha potuto mettere piede per documentare fatti e dettagli.

Sì, i palestinesi si sarebbero suicidati in massa, col sacchetto di plastica, ossido di carbonio, anoressia…
L’ottanta/novanta per cento del territorio di Gaza, stranamente raso al suolo. D’altra parte tutti hanno potuto derivare le cause da incessanti ondate sismiche che da due anni hanno distrutto tutto.

Trump, sciamano del dollaro, è riuscito a fermarle, suo malgrado, ricorrendo a una Ghost Dance dei Cherokee, non quella della pioggia, quella della terra che trema.
Ha anche grande familiarità di Tomahawk, l’ascia di guerra indiana che conoscevamo dagli albi di Tex Willer. Avevano il manico in pecan (noce americano) e potevano essere lanciati contro il nemico. Quelli di Trump hanno combustibile nel manico, punta esplosiva e possono essere lanciati a 2500 chilometri di distanza.
Li ha impiegati in conto terzi contro basi iraniane, con metà successo.

Ultim’ora. Si è invertita la tendenza: in Palestina nessuno si vuole più suicidare, dopo la Ghost Dance.
Per questo stanno facendo tutti festa.
Ricercatori da tutto il mondo studiano ora i fenomeni delle morti e delle distruzioni inspiegabili.

***

SANTO SUBITO

Tre vignette, tre variazioni sul tema: miracolo mancato, elemosina simbolica, pianto cosmico.
La pace definitiva? Arriverà. Forse. Ma prima: il premio, grazie.

Vignetta satirica che mostra un personaggio politico intento a pescare un Nobel in mare. Metafora ironica di un leader in cerca di riconoscimento attraverso mezzi goffi e fallimentari. Prima di tre illustrazioni per il post "Santo Subito".

PesceNobel non abbocca.
Pesca miracolosa, senza miracolo.
Mare proprio avaro.
Merita un dazio.

*

Caricatura di un personaggio seduto a terra, in atteggiamento mendicante, che chiede simbolicamente un premio Nobel. Umorismo politico. Titolo immagine (facoltativo): Un Nobel per un povero ricco

Date un Nobel a un povero ricco MAGA.

*

Vignetta con figura politica inginocchiata e in lacrime, affiancata da una sua versione infantile con pistola ad acqua. Satira sulla spettacolarizzazione della politica e richiesta di premi.


In fondo, guerre, armi, tregue, dazi, punizioni dietro la lavagna… sono tutti giochi, no?
D’altronde, anche Stalin, Hitler e Mussolini ebbero le loro candidature.
Henri Kissinger – che favorì il golpe contro Salvador Allende – il Nobel lo ebbe davvero.
Gandhi, purtroppo, no.
E allora? Cosa saranno mai un po’ di dazietti messi qua e là?
O qualche pacchetto di armi dato a chi ci sta simpatico?
Panama, Canada, Groenlandia… be’…

Coraggio, Troglo! Ce la puoi fare

*
Ma allora era possibile il piano di pace.
Era possibile la tregua.
E perché almeno non mille, diecimila, ventimila… morti fa?
Pace di umanità o di convenienza?
Comunque, gioia universale.

***

Bucanieri di terra, di mare, di cielo

Abbordaggio Global Summud Flotilla

Abbordaggio.

Strattonati, derisi, picchiati, esibiti come trofeo i componenti della Global Sumud Flotilla.
Tumberg, zimbello dietro istruzione specifica secondo manuale operativo.
Il Ministero della Pirateria nega: tutti e tutte sono stati trattati con rispetto.
Quanto alle cimici dei letti nelle prigioni non possiamo andare contro natura.

8 ottobre. Nuova flotilla, nuovo attacco in acque internazionali, poco fuori delle acque territoriali egiziane. Più pulito, meno fiammate, niente bombe acustiche. Droni e droni fino a che un elicottero vomita un nugolo di incursori sulla Conscience, ammiraglia della Freedom Flotilla Coalition, seconda ondata.
Abbiamo solo medici e medicine! Un incursore con il baubau di precisione in mano fa fuori le telecamere a bordo.

Oscuramento, silenzio.

***

PIANO A QUATTRO MANI

Due parsonaggi politici suonano le loro partiture al pianoforte derivate dal loro trascorso storico. Vignette stiriche.

Piano per Gaza.
Suonano Troglo e Blairo-Toninochisirivede.
Partiture in re molto minore, concordate.

Metro: 4/4
Tempo: ♩ = 66–78 (lento, marziale / inesorabile)
Timbro: pianoforte acustico, pedale moderato; voce parlata/cantata in stile declamato, fraseggio blues/jazz oscuro.

Troglo – repertorio.

Fallito golpe dal divano, a Capitol Hill. Concessa grazia a tutti gli amici golpisti.
Dazi tipo carabina sparabarattoli. Documenti top secret USA tenuti nel bagno, fino alla consegna obbligata.
Pena di morte a gogò ai nemici, guerra alle università che non fanno il saluto MAGA, niente fondi ai centri di ricerca che studiano i cumulonembi.
Polizia nei water, negli armadi, nei tombini.
Guantanamo piena.
Rivuole Alcatraz. Per ora in versione Alcatraz Alligator: se qualcuno scappa ci pensano gli alligatori delle paludi, in divisa, con i dentoni d’ordinanza.
Immigrati secolari: fuori, fuori, fuori…
Leggi e norme? Affar nostro. Lui immune.
Dice le preghiere prima delle riunioni e porta la croce della democrazia, per deporla in luogo segreto senza essere immolato.

Piano di “pace” per Gaza come gustosa operazione immobiliare al petrodollaro e senza coinvolgimento dei Palestinesi.
Prendere o lasciare – diversamente Netaniolo continua “il lavoro” iniziato.

Ha ordinato il Premio Nobel per corriere.
Consegna Prime.
Ma potrà restituirlo entro 14 giorni (spesso dice di non essere contento).

*


BlairoToninochisirivede
(Tonyohlookwho’s back)

Tonalità: re più minore del precedente.
Stile: lamentazione/ballata grave — tipo recitativo teatrale + cabaret nero
Tempo: ♩ = 68 (più lento del primo)

Lunga partitura della Commissione Chilcot.
Guerra a tutti i costi contro l’Iraq. Bugie con le gambe cortissime sulle armi di distruzione di massa.
La commissione parlamentare Chilcot, dopo sette anni di lavori, stabilì che la guerra a Saddam (2003), portata da Buscio2 e Blairo (i volenterosi di allora) era sbagliata, anzi un’invasione.
L’Iraq non era una minaccia. Le armi biologiche di distruzione di massa – quelle mostrate da Colin Powell all’ONU in una fialetta finta – erano una invenzione (criminale).
Il dossier?
Consegnato dallo staff di Tonino Blairo.
Mezzo milione o più di morti, durante l’invasione e gli anni di occupazione, in massima parte civili iracheni. Strutture del tessuto sociale e produttivo distrutte. Un lascito geopolitico e umano estremamente disastroso.
Su cui prosperarono ISIS, califfati e macerie.

Blairo in Europa, sostenne con forza l’intervento. Fece il funambolo tra le piazze e i corridoi delle cancellerie.
Tesseva la tela.

Fornì copertura alle pratiche mafiose del presidente del Kossovo ai tempi della guerra coi serbi.
Si dimise nel 2007. Lo stesso giorno fu nominato esperto nel Quartetto per il Medioriente (quattro nazioni – a vuoto – per risolvere il conflitto israelo-palestinese).
Consulenze con generosi apporti finanziari nel giro dei regimi autoritari e multinazionali “Oil & Gas” (per cui il suo Tony Blair Institute sentenziò che le politiche green sarebbero state destinate al fallimento).
Anni dopo chiese scusa.
Tardi.
Incolpò CIA e Pentagono per le “false informazioni”.
I britannici lo ribattezzarono “Bliar” (bugiardo).
Ma anche “Bush’s poodle” (barboncino di Bush).
Crimini di guerra? Tra amici mai.

Ultimo refrain:
co-distruzione di Gaza.

A solo – e a quattro mani.

***
[Nelle vignette Trump e Blair eseguono al pianoforte un repertorio ironico con “brani” che alludono a temi noti e storici, documentati, della loro pratica politica. Nessun termine trigger istigativo dunque – solo satira/parodia]

*** ***

ONU e Trino

Disegni satirici della sede dell’ONU trasformata da tre politici internazionali in tre dinamiche viste come un gioco di esternazioni surreali.

Troglo
Make Chaos Great Again!
Omelie in formato contumelie spirituali dall’aula della basilica mondiale per 55 minuti, contro i 15 di rito.

Troglo si presenta all’ONU come nonno catastrofico che, dopo tre bicchieri, decide di rivelare perché le Nazioni Unite sono in realtà una setta globalista, finanziata occultamente da Greta Thunberg, che ha fatto i soldi con l’ecologismo spaventapasseri, e da George Soros. I due sono anche i maggiori seminatori di odio, in tutte le stagioni e in ogni terreno.
Grida contro l’immigrazione, contro “la più grande truffa del clima“, contro l’ONU stesso, l’Europa, l’aria condizionata a Parigi. Non si è ricordato di ripetere che la quantità d’acqua non è negoziabile (un quarto d’ora al giorno, solo per il suo pel di granturco).
Dichiara che i valori universali sono un ostacolo al libero mercato del risentimento. La democrazia è un male diffuso, non permette di odiare, ostacolare, arrestare gli avversari, a piacere.
L’unico diritto umano che riconosce è quello di possedere una pistola senza dazio e una bandiera a grandezza grattacielo.

Protesta per il complotto-boicottaggio contro di lui: scala mobile bloccata appena messo il piede, telepromoter rotto, audio solo nelle cuffie (i responsabili avranno guai seri!). Sbeffeggia i brutti pavimenti e le pessime mattonelle della ristrutturazione eseguita negli ambienti ONU, rispetto agli splendidi materiali (marmi, broccati, baroccherie) che aveva proposto nella sua offerta, a costo molto inferiore, rifiutata. Quando finisce, alcuni diplomatici applaudono. Poi si scopre che erano ucraini, e stavano solo testando l’evacuazione d’emergenza.

*
Georgica

Sono Giorgia. Sono l’ONU.
Sotto il vestito Donald.
La sovranità spiegata con un rosario e un decreto sicurezza.

Gerorgica all’altare dell’ONU con 16:19 minuti di professione multipla.
Parla all’ONU e sembra un mix tra Savonarola in sciopero e la voce narrante di un documentario sulla grandezza dell’Impero Romano.
Denuncia le “migrazioni di massa”, le “toghe ideologiche” e “l’ecologismo insostenibile”, indica la metodologia per affrontare i tre draghi dell’Apocalisse woke.

A un certo punto cita Papa Francesco… ma solo per rilanciare dal repertorio simil-Salvoni. Invoca la riforma delle istituzioni multilaterali: l’ONU sì, ma a immagine e somiglianza del Viminale, secundum se ipsam.

Nel finale, difende i cristiani perseguitati. Si dimentica dei musulmani annegati. Forse erano fuori tema. O fuori confine.
La tragedia provocata da Hamasso è indiscutibile, ma quella di Netaniolo riceve un forte sconto, ha solo “passato il limite“.

Io sono The Georgica, ma anche sette ottavi The Donald.

*

Netaniolo

Attaccare. Sempre. Ovunque. Anche coi bulldozer.
Operazione Pace Preventiva (con margini di devastazione).

Parla a salve, aula semivuota.
Bibi si presenta all’ONU con lo sguardo sereno di chi ha appena approvato un bombardamento “mirato” che ha colpito un ospedale, un mercato, e da 50 a 100 illusioni di futuro in un solo giorno.
Parla di autodifesa come brevetto esclusivo. Ogni razzo, in risposta o in regalo, una bestemmia al cielo, legittima.

Quando gli chiedono dei civili palestinesi, sospira: “Effetti collaterali“.
Quando lo guardano male, cita l’Olocausto. Quando non lo guardano affatto, chiama Washington.

Genocidio? Ne darete conto – è un’offesa: noi li avvertiamo i Palestinesi prima di farli fuori, i nazisti non avvertivano
Per chi crede nella fratellanza dei popoli, resta un solo spazio d’intervento: l’ultima pagina del dizionario, alla voce “disillusione”.

Al suo ingresso nell’aula dell’Assemblea lo accolgono un coro di fischi e buuuu… La maggioranza dei diplomatici abbandona l’aula. Imperturbabile, con la calma di quando pianifica le soppressioni mirate e le spianate, apre lo show dialettico. Un quiz (sic!): chi uccide o ha ucciso di più?
BIM, BUM, BAM: lei ha vinto!
Esibisce il QR CODE della Verità all’occhiello.

Qualche amico rimasto, applaude. Chi riconoscerà la Palestina è connivente con Hamasso. Lo dirà a papà Troglo che saprà cosa fare. Toglierà le chiavi di casa.
La fame? Accuse  della propaganda islamizzata. I Palestinesi dispongono di cibo ottimo e abbondante!
Applausi obbligati/conniventi.

*  
Ultim’ora. Si apprende intanto che dagli aiuti per Gaza, a terra, pur bloccati, occorre eliminare zucchero, miele e biscotti perché “troppo calorici”...
Pulcinella è piegato in due.

***

Fregate della Premier

Caricatura di Giorgia Meloni sulle fregate militari inviate in soccorso della Flotilla diretta a Gaza. Satira sulla diplomazia italiana, sulla politica estera e sul simbolismo nell'invio delle fregate.

A sorpresa nella notte senza farsi vedere e lasciare traccia, se non i danni (e i morti). Da un paio d’anni chi sputa droni anonimi (ma tanto si sa).

II governo si sveglia quando è tardi. E almeno batte un colpo.

La Flotilla è stata attaccata…
La Flotilla è stata attaccata…
La Flotilla… è stata…

zzz…
Per ore, giorni, si è aspettata una reazione.
Un tweet, un comunicato, anche solo un emoji. Conferenza stampa è troppo.
Nulla. Solo ronfi in politichese sostenuti in cordata dai codazzi.

Poi, all’improvviso, come risvegliata da un sogno dove Europa e NATO servono caffè e biscotti, la premier si è alzata e ha tuonato:
“IRRESPONSABILI!”

chi?

D’accordo, Netaniolo ha oltrepassato il limite. L’ha detto. Ma il limite può essere un capello, una montagna invalicabile o un atto ripugnante verso la natura umana.

Chi sono gli irresponsabili?
I pirati che di notte violano le acque internazionali e colpiscono con droni, spray chimici, granate acustiche e incendiarie?
Quelli che sparano a barche umanitarie con a bordo medici, parlamentari e giornalisti?
O quelli che si svegliano solo dopo l’indifendibile/irreparabile? O solo dopo le ondate oceaniche di protesta della gente che vede e sente?

Arriva la svolta strategica:
“Manderemo due fregate!” Ma solo per assistenza!

Ovvero: se qualcuno viene colpito abbiamo scialuppe, lettighe, salvagenti, dispositivi medici, clisteri. Possiamo fare la respirazione con massaggio cardiaco…

Applausi.
Standing ovation da parte dei ghostwriter del comunicato.
Una vocina in fondo chiede:

“Fregare chi?”

Nel frattempo, la Flottilla naviga sotto attacco, senza protezione reale, ma circondata da mille dichiarazioni, tweet, sdegno formato social.
Le navi militari? Una di bandiera spagnola a difesa – è stato detto -, due di bandiera italiana ma in osservazione, a distanza. A fare cosa, non è chiaro. Forse a portare la bandiera.

Intanto, chi ha bombardato rimane senza nome.
Perché nominare i responsabili è sempre più rischioso che indignarsi abbaiando alla luna. Guardando il cielo.

Chi dorme non piglia Gaza.

Infatti piglia Gaza chi per molti anni non ha proprio dormito con quella fissa.

E le fregate?
Ancora al largo.
Ma intanto, il sonno della ragione produce comunicati stampa.
Non conferenze stampa.

***

Secondo Jesus, Yeshua, Jesùs, Jésus, Ges…

Composizione grafica sulle figure sacre travisate (Jesus, Yeshua, Gesù) in simboli ambigui: riflessione visiva sull’appropriazione del simbolo regioso nelle guerre e nella politica.

SERMONE

Avete capito male.

Io dissi:
“Date a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio.”
E voi cosa avete capito?

Che potete invece consegnare a Cesare ciò che è di Dio?
Trasformare la fede in ideologia, la spiritualità in propaganda? Mettere Dio in uniforme, farlo generale e usarlo per giustificare ogni frontiera, ogni missile, ogni check-point?

No, fratelli miei troppo armati:
Cesare fa il suo mestiere.
Dio ne fa un altro.

Il problema è che voi li avete fusi in uno solo:
un Cesare con l’aureola, che vi benedice le guerre mentre firmate i contratti delle armi.

Avete anche frainteso la Terra Promessa.

Non era una terra da rubare,
ma un cammino da condividere.
Non era “promessa a voi” e tolta ad altri,
ma promessa a chiunque camminasse nella giustizia e nell’amore.
Il fondamento per chi dice di amare Dio.

Eppure voi l’avete recintata.
Muri, torrette, filo spinato…
le Scritture piantate come cartello di proprietà privata:
“Accesso consentito solo ai nostri, ai bianchi, ai giusti secondo il codice postale.”
Quando fate qualcosa di terribile agite di nascosto, di notte, fate in modo che nessuno veda, sopprimete chi ha visto e racconta.

Ma io vi dico:
non esistono figli privilegiati.
Non ho amici di Dio VIP,
non c’è una corsia preferenziale per chi bombarda con buona intenzione, con precetti e comunione in regola, con 613 comandamenti praticati.

Siete tutti figli di Dio.
E quando uno fa il furbo in nome suo… mi vergogno.

Smettete di usare il suo nome per vendicarvi delle vostre frustrazioni geopolitiche.

E io non vi ho mai detto di odiare il nemico.
Mai.

E poi ricordate: quando la misura è colma qualcosa avviene, o dall’interno o dall’esterno.

E sta avvenendo. È già avvenuto.

*
Aspettate. Volevo dirvi…

C’era una volta un uomo molto devoto,
che si chiamava Patriotico.

Ogni mattina pregava davanti allo specchio:
“Grazie, Signore, perché mi hai scelto tra tutti i popoli della Terra.”

Aveva una casa grande,
con muri alti e videocamere anche nei cassetti e nei bagni.
Diceva: “Questa è la mia terra promessa. Me l’ha data Dio, c’è scritto. Anche nel piano regolatore e al 17 bis del codice civile.”

Un giorno bussò alla sua porta un uomo stanco,
coperto di sabbia e silenzio.
Si chiamava Rifugiato.
Aveva lasciato la sua terra, il suo villaggio, i suoi morti.
Chiese solo un po’ d’acqua.

Il Patriotico disse:
“No. Questa è terra sacra. È nostra. Promessa. Tu sei figlio di un altro Dio. Forse anche terrorista.”

Il Rifugiato sorrise piano,
e disse:
“Ma io credevo che Dio avesse un solo Regno. Che fossimo tutti invitati.”

Il Patriotico rispose:
“No. Dio è con noi. Solo con noi. È sempre stato così. Ce l’ha giurato un influencer molto in.”

E chiuse la porta.
Tre volte, accertandosi che se ne fosse andato.

Paura, orgoglio, convenienza si strinsero la mano. Pollice in su.

Alla fine dei tempi,
il Patriotico si presentò davanti al Signore.

E disse:
“Eccomi, Signore. Ho difeso la tua Terra Promessa. Ho respinto tutti quelli che non erano degni.”

E il Signore rispose:
“Hai sbagliato tutto. Io non ero dentro. Io ero fuori. Con quello che hai lasciato alla porta.”

E poi volevo dirvi:
andate a farvi… benedire!

***