FLIP-FACER

Prima umiliazione, urbi et orbi, dalla Basilica Bianca: Zelenskio, messo alla berlina davanti al mondo.
Voltafaccer con dito alzato: Non hai le carte!
Un servitore istituzionale di contorno: Perché ti vesti così…?! Non avevi un altro vestito?

Prodotti di chissà quale macchina del tempo a ritroso.

Seconda umiliazione ufficiale, in diretta video-social: Zelenskio, dopo la prima ricucitura, diventa improvvisamente un ostacolo agli accordi di pace e va deposto.
Non adatto al ruolo. Non vuole fare accordi. Colpisce le raffinerie.
Questo per Voltafaccer appare molto più grave dello stillicidio di vite umane delle due parti in guerra.

L’ostacolo alle trattative di pace non è la guerra incancrenita, non le condizioni capestro, non gli interessi in gioco. L’ostacolo ora è Zelenskio.

Rimosso lui, Putino può incassare tutte le aree geografiche che desidera; Voltafaccer, le terre rare, il petrolio, il grano, altri desiderata.

Per gli accordi sul gasolio ogni ostacolo sparisce.

Peace is complicated. Business is business.

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Via Zelensky – avanti col petrolio


Troglo, in preda a una crisi convulsiva, scarica Zelenskio.

Con una piroetta fa affari con Putino.

Così Putino incassa rubli: si finanzia la guerra.
Troglo ottiene petrolio scontato.

La pace, invece, non è per nulla scontata.
Bye-bye! Ну, пока́ !

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Girone elettorale


Colonnelli di piantone a presidiare il voto dagli spalti: inclusi nella legge, forniti direttamente dalla casa madre.

Voto di fiducia imposto, voto segreto pro forma, emendamenti respinti per principio. E infine l’acclamazione, con dichiarazione ufficiale dei donzelli di corte, con un lessico dinastico, proprietario, ereditario.

Un grilletto spiritato proclama:

«Chi piglia un voto in più comanda».

Governare, verbo sconosciuto.

Sorrisi usque ad aures per il selfie del trionfo.

La Capa immancabile in primo piano, senza broncetto, con il suo stereotipo di professione.

Eppure, un broncio di genere dovrebbe averlo.

Perché le donne, in questa legge elettorale, contano come il due di coppe, figuranti marginali. Noccioli della frutta che, una volta mangiata, si sputano.

E le donne della maggioranza? Hanno fatto sentire la propria voce? Hanno provato a opporsi dall’interno, durante l’iter procedurale della legge?

Si-No-Non so.
Tengo famiglia. Tengo poltrona.

Il ruolo delle donne, come al solito, sembra ridotto a una presenza superflua, di pura cornice, sotto la tutela dei Patriarchi. Le liste potrebbero avere una pesante preponderanza maschile, mentre il premio di maggioranza, altrettanto pesante, consente un surreale arraffa-tutto.

Perfino il Capo dello Stato potrà essere, finalmente, de noantri.

Alla Corte costituzionale serviranno parecchie matite rosso-blu.

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Russando russando…


Il flusso russante di Bibi era una prova materiale. Forse faceva finta di dormire. Ma era una prova materiale. Non l’avrebbe mai sospettato.

Il rumore si ramifica ancora oggi. Viene intercettato e seguito dalle diverse segnalazioni. Fino a stringere il soggetto nell’angolo.

Quella regola alta: negare, negare sempre, è una chiave investigativa.

Bibi russava quella maledetta mattina. Le tracce dicono di sì, le fonti convergono.
Bibi russava. Ma nega. Nega sempre.

Più le evidenze sono schiaccianti, più, forse, tornerà a russare.

***

[Sottovoce]

Caro Bibi,

l’irreversibile ha bussato alla tua porta.

Non hai più il tempo di coprirti.

Resterai nel campo di grano della Storia.

Nudo.

Non ne potrai più uscire.

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Diritti & diritti

Il 7 ottobre è una data raccapricciante. Come l’11 settembre. Come tante altre date che, una dopo l’altra, hanno spezzato speranze e aperto nuove voragini nella storia.

Speranze di chi ha subito e chiede giustizia, di chi ripudia le guerre.

Ma anche di chi intravede possibilità di rimonta politica.
La Storia è anche la storia del Potere brutale.

Molti ne sono incomprensibilmente affascinati e la loro speranza è la rivalsa, il recupero, la restaurazione.

Il Ritorno.

Lentamente, ma inesorabilmente, si assiste all’affermarsi di “nuove” branche giuridiche.

Il diritto privato — c’è sempre stato, ma oggi con nuovissime etichette.
Il diritto personale: ti faccio fuori. Basta soltanto l’antipatia.
Il diritto etnico: fuori gli altri, dentro noi. Un tempo forse per sopravvivenza, oggi per superiorità.
E dunque pulizia.

Il diritto divino. Le terre sono state assegnate dall’alto:
Dio ce le ha date, guai a chi ce le tocca.

Il diritto di spianamento con bulldozer.
Il diritto verbale tassativo: ti avevo avvertito.
Il diritto del non detto: ti elimino mentre dormi.
Il diritto di esecuzioni mirate.

Il diritto di rappresaglia.
Il diritto del fatto compiuto.
Il diritto all’impunità.

Diritto all’uso della forca.
Diritto di cancellazione.
Diritto di far vivere senza cibo e tra le spazzature.

Diritto di immensa ricchezza per pochi.

Diritto all’ottusità.

Il diritto come dico io.
Come diciamo noi.

Gli amministratori del diritto internazionale ne hanno preso atto.
Così le atrocità mondiali stanno diventando la nuova struttura umana.

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Test Fediverse


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Frescacce di Stato 2

[segue da FRESCACCE DI STATO 1]

12. Macron e il vertice senza Meloni

Premio Gaffe con restituzione

Tajataja definì una «gaffe diplomatica» la scelta di Macron di incontrare Zelensky insieme a Scholz senza Meloni.
Una gaffe, insomma.

Non era una delle sue. Per una volta il ministro poteva commentare senza essere protagonista.
(10 Febbraio 2023)
*

13. Sanremo e «certe volgarità»

Premio Zapping ministeriale

Tajataja raccontò di aver cambiato canale dopo alcune esibizioni del Festival.
Il ministro degli Esteri che abbandona Sanremo.

Una crisi diplomatica con il telecomando.
(15 febbraio 2023)
*

14. La diplomazia del «fino a un certo punto»

Premio Elasticità concettuale

Perché quella formula merita una categoria autonoma.
Diritto internazionale? Fino a un certo punto.
Diplomazia? Fino a un certo punto.
Protocollo? Fino a un certo punto;
Nome dello stadio? Fino a un certo punto.

Formula economica All-in-one.
*

15. Il ministro che deve spiegare la propria battuta

Premio Nota a piè di pagina

Prima arriva la frase.
Poi la polemica.
Poi la precisazione.
Poi la spiegazione della spiegazione.

La diplomazia a puntate, con smentita finale.
*

16. La Farnesina come laboratorio linguistico

Premio Treccani d’urgenza

Ogni dichiarazione controversa, richiede ormai cinue passaggi:

cosa ha detto;
cosa significa letteralmente;
cosa voleva dire;
cosa hanno capito gli altri;
cosa avrebbe dovuto dire.

Cinque livelli di diplomazia per una frase sola.
*

17. La Tajanata storica

Premio  «Professore, posso correggere?»

Mao, fascismo, BR, foibe, guerra, diritto internazionale.
Tajataja riesce talvolta a convocare in una singola dichiarazione più storia contemporanea di quanta ne contenga un manuale delle superiori.

Il problema è che il manuale non era stato consultato prima.
*

18. La Tajanata definitiva

Premio Fantozzi alla carriera

La vera specialità di Tajataja non è necessariamente dire la cosa più assurda.
È dire una frase che costringe tutti gli altri a lavorare:

lo storico deve contestualizzare;
il costituzionalista precisare;
il diplomatico interpretare;
il giornalista verificare;
il portavoce correggere.

E il pubblico si chiede:

«Ma davvero ha detto proprio questo?»

Mentre la presidente del Consiglio fa finta di niente.

È qui che nasce la Tajanata:
il corto circuito fra quello che viene detto, quello che si voleva dire e quello che tutti hanno inevitabilmente capito.
*

19. Il ministro che non voleva

Premio «Sono stato frainteso»

C’è sempre una seconda frase.
Poi una spiegazione.
Una precisazione.
Un chiarimento.

Un’escalation a ritroso.
*

20. il premio finale

Ministro degli Esteri e vicepremier. Fino a un certo punto.

***

Frescacce di Stato 1

Fantozzi oggi direbbe: «È una tajanata pazzesca!»

Il film dove la famosa frase punta invece sulla «cagata pazzesca» è in restauro, per doppiarla secondo cronaca.

Al ministro degli Esteri italiano e vicepresidente del Consiglio è stata conferita la massima onorificenza alla carriera di gaffeur di Stato.

Frescacce di Stato.

Ultima perla.
È giunta la condanna in contumacia di alcuni responsabili della morte inflitta al ricercatore italiano Giulio Regeni, in Egitto. Fu torturato e ucciso dai servizi segreti egiziani.

Il ministro:

“Sono state condannate tre persone, non l’Egitto”.

La penultima perla è arrivata con un proverbio che sembrava rimasto in soffitta dalla Rivoluzione culturale:

«Colpirne uno per educarne cento».

Una frase generalmente associata a Mao Zedong e utilizzata anche dalle Brigate Rosse. Il vicepremier Tajataja non ha parlato di BR: il collegamento è storico, non una sua attribuzione. Ma quando un vicepremier e ministro degli Esteri sceglie proprio quella formula per parlare di magistrati, il citofono della storia suona inevitabilmente:

Cosa ha detto?

In rigoroso ordine di tajanità, ecco la classifica.
Caso strano, rima con italianità.
*

1. «Sono state condannate tre persone, non l’Egitto»

Premio Antonio e Cleopatra
Tre persone capitate lì per caso. Tre passanti.
Niente a che fare con l’apparato di governo.
Il ministro Tajataja, per un caso tristemente eclatante, usa delicatezze diplomatiche celestiali.
Delicatezze non nuove. Ricordano il caso Al-Masri.

Negli idilli, tenere sempre una guancia di riserva.
[29 settembre 2026]
*

2. «Colpirne uno per educarne cento»

Premio Mao Tse-Tajataja
Si parlava di sicurezza, arresti e magistratura. Tajataja invoca maggiore severità e tira fuori la frase che attraversa Mao, la storia della lotta armata italiana e arriva direttamente al dibattito sulla giustizia.

Una sola frase, tre epoche storiche e un bel po’ di lavoro per gli storici.
[26 settembre 2026]
*

3. «Il San Paolo»

Premio Google Maps-GPS
Siamo a Bari.
Il ministro parla dello stadio.
E dice: San Paolo.
Il pubblico corregge: San Nicola.
Il San Paolo è a Napoli.
Tajataja si corregge.

La diplomazia territoriale è stata risolta, seduta stante, direttamente dagli spalti.
[11 novembre 2025]
*

4. «La gonna più lunga»

Premio Metro da sarta
Dovesse dare consigli al figlio (già sposato) per la scelta di una moglie (!), il ministro suggerisce come preferibile una donna non appariscente, seria e con la gonna più lunga. Così non farebbe i “cornetti“.
[Lui invece, per tradizione, li può fare].
Una rivoluzione nel campo della psicologia relazionale:

la compatibilità di coppia si misura dall’orlo.
[19 settembre 2026]
*

5. «L’utero non è un forno»

Premio MasterChef Bioetico
Per spiegare il proprio pensiero contro la maternità surrogata, fedele alla posizione politica della sua area, il ministro tira in ballo il forno e le patate arrosto.
La bioetica italiana non era preparata. È presa di contropiede.

La prossima volta si teme un dibattito sulla fecondazione assistita con metafora della friggitrice ad aria.
[31 marzo 2023]
*

6. «Il diritto internazionale vale fino a un certo punto»

Premio Carta geografica senza limiti

Pronunciata discutendo della vicenda della Global Sumud Flotilla.
Il diritto internazionale, secondo la frase riportata, è importante.
Ma fino a un certo punto.

La sovranità nazionale con clausola “termini e condizioni”, scritto in piccolo.

Il vicepremier ha poi spiegato il senso che intendeva dare all’affermazione.
Ma il titolo, ormai, aveva già fatto carriera.
[2 ottobre 2025]
*

7. «Berlusconi ci guarda da lassù, in streaming»

Premio Banda ultralarga dell’Aldilà

Una delle formule più surreali attribuite a Tajataja.
Perché il problema è il collegamento con il paradiso.
E sapere se prende il 5G e Mediaset.
[17 dicembre 2023]
*

8. «Mussolini ha fatto cose positive»

Premio Primo Paragrafo

Tajataja (in quel momento Presidente del Parlamento europeo) parlava del fascismo e citava infrastrutture e bonifiche, precisando nella stessa occasione la propria condanna del regime, delle leggi razziali e della deriva nazista.
Peccato che il Dux di cose “positive” ne aveva già fatte anche nel primo paragrafo, col delitto Matteotti che rivendicò pubblicamente.

Esplose una grande polemica.

Una dichiarazione che aveva bisogno del secondo paragrafo per spiegare il primo.
[13 marzo 2019]
*

9. «Viva l’Istria italiana, viva la Dalmazia italiana»

Premio Farnesina col navigatore spento

Pronunciata durante le celebrazioni del Giorno del Ricordo.
Croazia e Slovenia protestarono.
Il vicepremier, all’epoca Presidente del Parlamento europeo, precisò che non intendeva avanzare rivendicazioni territoriali.

Una frase patriottica che ha costretto la diplomazia italiana a partire subito dopo con il correttore automatico. D’emergenza.
[12 febbraio 2019]
*

10. «San Nicola… San Paolo… insomma, uno stadio»

Premio Derby alla rinfusa

Perché il vero talento non è sbagliare e riconoscerlo.
È trasformare un errore geografico in una categoria filosofica:

gli stadi sono tutti uguali, purché ci sia il pubblico.
*

11. «Non affacciatevi alla finestra se arrivano i droni»

Premio Manuale del perfetto cittadino in guerra

Vai dentro!
Il nemico ti vede!
Un consiglio comprensibile sul piano della sicurezza.
Ma detto da un ministro degli Esteri assume una tonalità quasi cinematografica.

Farnesina o istruzioni per il condominio? O tenetevi pronti?
[2 Marzo 2026]

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Rattoppo da NY


Sequel propaganda matrimoniale.

Il ministro Tajataja, dopo le aspre critiche alla sua coreografia in materia di donne, gonne corte, lunghe, fedeltà e “cornetti”, rimedia.

Dice di non aver “mai offeso una donna in vita sua, né in quella privata né in quella pubblica“.

Da New York, a stretto giro, in occasione dell’Assemblea dell’ONU, manda a dire:

«Faccio un esempio per tutti: proprio a difesa del diritto delle donne, ho nominato e ho voluto nominare ambasciatore in Iran e ambasciatore in Afghanistan due donne, proprio per dare un segnale molto chiaro che in tutto il mondo non si possono calpestare i diritti delle donne. Questo è un esempio, ne potrei fare altri cento».

Alle orecchie stonate potrebbe sembrare tacitata la querelle.

A quelle allenate al giusto diapason linguistico, le “scuse” rituali arrivano invece con attaccati altri sonagli, rumorosi, disturbanti e al limite offensivi.

I diritti delle donne stanno anche nell’essere nominate con le congrue attribuzioni. Ma nella sua vantata nomina diplomatica, conferita a favore di donna, le ambasciatrici sono ancora una volta ambasciatori.

L’identità di genere più antica forse parte dal teatro:
Signore e signori… – Ladies and Gentlemen… Non pubblico massa, ma distinto per genere.

Si capisce: il dicitore è in cordata con “Il Presidente del Consiglio”, dietro cui si nasconde una donna (Disposizione protocollare di Palazzo Chigi per l’appellativo della carica – 28/10/2022).

Da vicepremier e ministro, è passata alla storia la sua definizione del Diritto internazionale, che “vale fino a un certo punto”.

È il caso di dire che anche le sue scuse valgono fino a un certo punto.

Ha nominato e voluto nominare due ambasciatori.

Non si era accorto che erano donne.

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Ultim’ora.
Vannacciolo, ex generale, irrompe sulla scena e spara proiettili dal repertorio triviale di caserma:
“... fra gonna lunga e corta io preferisco senza gonna”.

Donne in servizio… permanente effettivo.

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Propaganda matrimoniale


Tutto fa voto

Il discorso del ministro Tajataja — ex monarchico, ma con il re ancora nel cuore: il re della casa — si avventura, o meglio arzigogola con poca eleganza, intorno alla lunghezza della gonna. Corta? Lunga? E forse anche al tipo di stoffa.

Nel giro di poche battute, il ministro inaugura una sorta di fulminea agenzia matrimoniale, a punzonatura politica.

Un programma socio-politico-cultural vittoriano. Con una figura cardine: la buona madre (prolifica) di italica recente memoria, che consegerà alla patria la fede nuziale in oro.

La donna ideale, secondo questa sociologia da parata, non deve essere appariscente. Meglio bruttina-piacevole, fedele, rassicurante.
Una che toglie la polvere e, soprattutto, che non fa i «cornetti»: letterale.

Naturalmente, con la gonna lunga. Magari senza caviglie a vista

La raccomandazione, nel suo discorso, sarebbe destinata ipoteticamente al figlio, nel caso dovesse sposarsi. Peccato che il figlio sia già sposato: dettaglio che rende l’intera faccenda ancora più surreale.

Un simile sproloquio sulla donna ideale potrebbe sembrare soltanto fastidioso, e avrebbe una rilevanza relativa se a pronunciarlo non fosse un ministro. E se, invece di restare una sciocchezza da conversazione domestica o da scambio tra passanti, non venisse impacchettato e trasformato in propaganda raso terra.

Il punto, alla fine, è proprio lì.

La femmina deve essere fedele per la vita.

Come il centrodestra.

Non ti tradisce, non ti abbandona e non ti fa mai trovare una sorpresa.

Non deve essere appariscente.

Deve stare al suo posto.

E, evidentemente, deve anche togliere la polvere.

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