
Da una panchina.
Appunti grafici con la biro, sul margine bianco di una rivista.
È già agosto, inesorabile.
Per lo scorrere del tempo, con aria di fuoco nelle strade.
Per il fuoco appiccato da criminali su pinete e radure.
Per il fuoco dato ai casolari di tavole e lamiere, con una capra.
In nome di dio.
Per il fuoco fatto piombare dal cielo da altri criminali.
Morti.
Anora morti
Le Fasce degli Stati (non di Van Allen, ma altrettanto ostinate) sono le stesse di un anno fa. Di due. Di tre…
Alcuni Stati allineati in dormitorio comune.
Non vedo.
Non sento.
Non parlo
Altri, insonni.
Società SNRU.
Società senza Nessuna Responsabilità Umana.
Dove il Diritto è un fastidio.
Non contano le pecore. Continuano a distribuire caramelle esplosive e matriosche di passi contati: mille, cento, dieci… l’ultimo.
Soprattutto di notte.
Soprattutto a donne, bambine e bambini.
Altri Stati sono ormai solo macerie.
Chi li abitava vive ora all’aperto, tra spazzature, rifiuti, topi, deiezioni, labirinti di detriti.
Labirinti di cose care perdute.
Senza neppure il luogo.
Poco cibo.
Poca acqua.
Pochissimo di tutto.
Anzi.
Nulla.
E anche le parole.
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