La Liberazione dal nazismo e dal fascismo, nella realtà non sarebbe potuta avvenire senza completa infiltrazione nel territorio. Con la relativa rete di comunicazioni tra città, campagna e montagne, con le operazioni logistiche e di collegamento: operazioni e compiti che le donne in massima parte hanno deciso di svolgere con libertà e generosità, ben consapevoli del rischio della vita. Compito analogo a quello della linfa e del sangue nel corpo umano: senza la loro funzione, il cervello, tutti gli organi e i muscoli smettono di comunicare tra di loro e restano fulmineamente senza vita.
“… Un episodio che, per certi versi, avrebbe potuto finire drammaticamente come quello della retata alla Comerio. Sì, anche perché il Calzaturificio Borri era diventato un simbolo, un punto di riferimento. Lì c’era la roccaforte delle donne. E i fascisti lo sapevano. Nel marzo del 1944 nella nostra fabbrica, la Borri, irruppe infatti una squadra delle brigate nere. Il fattaccio avvenne così. C’era il solito sciopero per le rivendicazioni economiche. Uno dei padroni aveva radunato tutti i dipendenti, donne e uomini, in uno stanzone al pianterreno della fabbrica, per convincerci a tornare a lavorare…
Proprio mentre stava parlando, sono entrati correndo con i mitra spianati una ventina di fascisti della brigata nera. A quel punto noi donne abbiamo invitato i nostri uomini a tornare sul posto di lavoro. Avremmo incrociato noi le braccia. E avremmo preso noi la responsabilità dello sciopero. I fascisti non avrebbero osato prendersela con noi.
E infatti non sapevano che cosa fare. Poi ne presero una, la Gemma Milani, e la portarono in carcere, nelle cantine della sede della brigata nera, in piazza Trento e Trieste. La reazione delle donne della Borri però è stata immediata e ha colto di sorpresa anche gli stessi gerarchi fascisti. Siamo uscite dalla fabbrica in corteo, siamo andate a chiamare le donne delle altre fabbriche che erano in sciopero. Siamo andate tutte a gridare davanti alla caserma della brigata nera.
A parlare con noi è uscito il segretario del Fascio, Mazzeranghi. Gli abbiamo detto che avremmo ricominciato a lavorare solo quando avrebbe rilasciato la nostra compagna. All’inizio non ne voleva proprio sapere. Poi invece abbiamo ottenuto che una delegazione di noi potesse far visita alla “prigioniera”. Dormiva sul pagliericcio ma stava bene. La pressione davanti alla casa della brigata nera e lo sciopero sono durati tre giorni. Alla fine Mazzeranghi l’ha lasciata andare ed è tornata in fabbrica”.
Pagine dalla Graphic Novel,Bruna e Adele, per il 70° dei Gruppi di Difesa della Donna da cui nacque l’UDI – Unione Donne in Italia. Sessanta tavole, disegnate da Reno Ammendolea con sceneggiatura di Marsia Modola, esposte al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, al Museo Emilio Greco di Catania, al Museo del Fumetto di Milano (dopo aver subito due anni di inattività per covid è stato sfrattato con indifferenza per morosità dal Comune di Milano: un patrimonio culturale da salvare, una ferita aperta).
Israele non colpirà più il Libano.Quando è troppo, è troppo. Avrebbe commentato la Casa Candida con la tregua imposta da Trumpio.
“Troppo” varrebbe per le morti in Libano e nei paesi arabi attaccati dall’Iran, in risposta alla guerra israelo-americana. E per le vittime israeliane colpite da droni e missili di Iran e Hezbollah. E Gaza? Era già troppo da molto tempo.
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Un passo indietro. Dapprima gli Assiri, poi i Babilonesi, i Romani (70 e 135 d.C.) colpirono duramente gli Ebrei. Distruzioni, deportazioni, cacciate. Infine gli arabi, nel VII secolo impedirono la coltivazione della terra e dunque la sopravvivenza. Fu la Diaspora definitiva per gli Ebrei.
Nei secoli si ricostruirono in piccole comunità, scarsamente integrate, mal tollerate. Non erano “dei nostri”, sempre estranei. La Chiesa li bollò come popolo deicida, e l’antisemitismo fece radici profonde. Secoli di ghetti e discriminazioni.
I nazisti e i fascisti decisero di annientarli. Sei milioni di morti, la più grande atrocitàdella storia. Dopo lo sterminio, Shoàh, per compassione e “diritto internazionale”, anche coda di paglia, agli Ebrei fu concesso di tornare nell’antica terra biblica. Ma quella terra era già “occupata”. I Palestinesi, ci vivevano da duemila anni.
Il “popolo di Israele” soprattutto si considerò legittimato dal testo sacro, la Bibbia, per riavere quelle terre (lavorava comunque già il ” progetto sionista” per recuperare quanta più terra possibile). Ma i paesi arabi vicini lo considerarono popolo estraneo. Quindi mossero guerra, a causa della dismisura con cui l’ONU assegnò la terra ai due nuovi stati, Israele e Palestina, e per altri non semplici motivi, ma ne riucirono sconfitti. Avviene a ondate il grande esodo di 750.000 Palestinesi, in parte espulsione forzata in parte fuga, senza diritto di ritorno. È la Nakba (catastrofe), commemorata ogni 15 maggio dai Palestinesi, giorno successivo alla proclamazione dello Stato di Israele (1948).
Ricomincia il ciclo: “Non sono dei nostri”. Dapprima, il terrorismo contro i Palestinesi. Poi, riconoscimento internazionale e piena giurisdizione. Israele vince altre guerre contro i paesi arabi, conquista e annette territori che il diritto internazionale definisce tuttora “occupati”.
Nel 2023, Hamas fa il suo gioco: l’attacco del 7 ottobre. A seguire, bombe su Gaza, distruzione totale. Annessioni di fatto, crudelta ingiustificate. Bersagli preferiti: donne, bambini, sanità, giornalisti (circa 300 uccisi), chiunque documenti la realtà. Studi indipendenti stimano le vittime, dirette e indirette, fino a 350 mila.
Ogni giorno, la vita di ogni palestinese diventa impossibile. Fino alla pena di morte, ultimamente, riservata solo a loro.
Netanyolo, furioso contro Troglo-Trumpio, che con la tregua gli ha impedito di rifinire gli orli, correrà ai ripari.
C’è chi dice (sondaggio: 52% degli americani) che Troglo obbedisca a Netanyolo perché in possesso di segreti (questi saprebbe tutto su Epstein e Melania, e non solo…).
Trump nella sua missione di salvatore del mondo ha deciso di andare fino in fondo.
È stata veicolata da Trump, sui suoi social, un’immagine in pessimo stile AI, ed è stata cancellata dopo poche ore, presumibilmente dal suo stesso staff che l’ha creata. Strategia o patologia.
Vengono utilizzati codici e stilemi molto comuni nella mistica e nella propaganda politica. In questo senso l’immagine AI è pensata universale. Il primo colpo d’occhio ci è familiare: i santini, le immaginette devozionali che ogni santuario o parrocchia ha stampato e continua a stampare del proprio santo protettore o santo di turno nella ricorrenza della sua festa. Sul retro è immancabile la preghiera o l’invocazione di rito.
Lo stile della rievocazione, su un altro versante, ha qualcosa del peggiore realismo sovietico o cinese, esaltante avvenimenti gloriosi, l’eroismo dei lavoratori, la grandezza del capo, le conquiste di regime… Cambia il contesto. La grammatica, no.
Nei simboli dello sfondo si colgono la celebrazione della guerra, la supremazia americana, nei deliri di salvezza e tutela del mondo; soldati in divisa da combattimento sospesi tra nuvole e raggi di luce, come angeli nelle glorie delle pale d’altare; aquile e aerei che dominano i cieli, lady Liberty come faro del mondo, la bandiera americana… Ma soprattutto c’è lui, Trump, eroe salvatore, biondo e giovane, pettinato alla lacca, in tunica dalmatica bianca con mantello rosso. Dona la vita a un sofferente con la sua aura e con fotoni di luce divina che saettano dalle mani. Intorno due donne, un uomo, un soldato, tutti estatici. Fuochi d’artificio sul fondo, style life di festa perenne (o intercettazione perenne di droni), accenni di edifici con colonne classiche: la tradizione solida.
Il facile suggerimento metaforico è: Gesù Cristo risuscita Lazzaro. … Io sono la via, la verità, la vita. Furto grossolano di simboli subliminali che nell’epoca dei meme funzionano per la propria cerchia. L’estetica messianica viene percepita come adeguata: dà forma visiva a una convinzione già esistente e di sostegno. È volutamente ridondante, iperbolica, così rimbalza e si rigenera anche con le critiche e l’indignazione.
L’ibridazione tra divinità e potere è stato un carattere indiscutibile, archetipico, del “diritto divino del sovrano”. E lo stesso appellativo nei confonti di Dio non è preso, con rimbalzo lessicale nelle liturgie, dal potere supremo terreno? Il Signore, il Re dei re, Re dei cieli…
L’incrocio potere/divino ci viene riproposto in un maldestro kitch fuori tempo, ma studiato.
Trump col suo finto candore e la sua solita vera falsità ha risposto ai giornalisti che è un’invenzione dei media: “Fake news. Sono ritratto come un medico che fa del bene agli altri“.
Se tanto mi dà tanto, nella sostituzione di persona, c’è un fine ciclo.
Nel 1979 l’ONU approvò il Moon Agreement, stabilendo che “la Luna è patrimonio dell’umanità”. Frasi solenni che rimbalzano, e alla fine si sciolgono. Anche perché le grandi potenze – Stati Uniti, Russia e Cina – quel trattato non lo hanno mai ratificato. Patrimonio dell’umanità, ma senza i proprietari principali.
Niente sovranità nazionale, niente bandiere piantate nel suolo, risorse da usare per il bene comune e per la cooperazione scientifica. Una specie di condominio cosmico, con regolamento condiviso e assemblea permanente. Chi sarà l’Amministratore?
La bandiera USA piantata al suolo nel primo allunaggio, che non poteva sventolare, provocò molte polemiche. Ma la Cina ha pronta la sua bandiera che con dispositivi elettromagnetici solari, farà perfino sventolare. Nella propaganda l’impatto scenografico è primario.
Poi un salto nella realtà politica. E qui, molto spesso, il regolamento è sullo scaffale polveroso in fondo.
Le missioni private, per esempio, scivolano tra le righe. E così mentre sulla carta del diritto internazionale, la Luna appartiene a tutti, nella realtà qualcuno ha già iniziato a portarsi avanti a gamba tesa. Chi primo arriva…
Se sulla Terra c’è chi gestisce da privato una fetta della comunicazione globale con una rete satellitare che sfiora anche usi militari, è facile pensare quanto potrà essere “disinteressato”, lassù, dove i controlli sono ancora più lontani.
Nel frattempo, la nuova corsa è partita. Gli Stati Uniti accelerano e dichiarano la missione Artemis II “priorità di Stato” (con decreto esecutivo); la Cina prepara la sua Chang’e 7 per agosto; e lo spazio torna teatro di competizione più che di cooperazione. Non una guerra fredda, piuttosto una febbre persistente: abbastanza calda da muovere capitali, tecnologie e ambizioni. Per quanto un certo desiderio bellicista è espressamente esplicitato nella recente conversione del Pentagono da Dipartimento della Difesa in Dipartimento della Guerra.
Gli Accordi Artemis (2020), firmati con spirito collaborativo, introducono però un succoso regalo: le risorse estratte possono diventare proprietà di chi le estrae. Non il suolo, ma quello che sta sopra, e sotto. Un sottile cavillo, elegante, e soprattutto molto utile.
Ancora più interessante è il diritto di delimitare aree operative con protezione: recinzioni senza filo spinato, confini senza mappe ufficiali, territori dove è meglio non avvicinarsi. Per sicurezza, naturalmente.
Il paesaggio cambia. Spariscono i trattati, compaiono i paletti. Le basi diventano avamposti, le missioni spedizioni, le aziende pionieri-coloni.
Diritto di poter dichiarare “zone di sicurezza”, contro contenziosi, azioni di gruppi ostili, siano compagnie o Stati. Vale a dire zoneinterdette per difendere singolarità, segreti industriali o militari, particolari progetti. Non è specificato come. Di fatto proprietà.
Nel West i coloni appena arrivati piantavano paletti, stendevano recinzioni, stavano sempre con la mano sulla Colt o sul Winchester. Mancheranno i cavalli col lazo, i carri con la cuffia arricciata, le donne con gonna lunga. E gli Indiani.
Rovesci pasquali. “La Passione di Cristo è come quella di Trump“, tutti e due “traditi, arrestati e falsamente accusati“, ma come Cristo è risorto vittorioso, anche Troglo (alias Trump) sarà vittorioso “su tutto ciò a cui metterà mano“. Così, recita e prega nella cena pasquale, Paula White-Cain, predicatrice al soldo della Casa Candida e sostegno spirituale di chief … satana, il male, visioni deliranti (…)
Come augurio pasquale Troglo promette che sarà durissimo con l’Iran. “Nelle prossime due o tre settimane li riporteremo all’età della pietra cui appartengono”. Naturalmente col regalo dei suoi pacchi-dono volanti, e regalo al mondo di densi fumi tossici, CO2, CO, più infinite altre particelle… incendi delle riserve petrolifere… acque contaminate…
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Troglo l’avrebbe deportato, ma si sarebbe trattenuto la tunica. Da firmare e vendere a pezzettini.
Netaniolo gli avrebbe comunque comminato la pena di morte, in quanto sovversivo palestinese.
Georgica non avrebbe elementi per condannare, ma nemmeno per approvare. È stato un intervento legittimo. E in ogni caso ottimo l’uovo di Pasqua di cioccolato fondente spesso.
I cristiani, contenti che sia andata così: la prima ondata di globalizzazione con sede centrale imperiale: Roma e non Gerusalemme, da dove tutto è partito.
Infatti Netaniolo ha bloccato il cardinale Pizzaballa per celebrare i riti al Santo Sepolcro: fate quello che volete ma fuori dai piedi.
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Monologo di Stefano Massini, scrittore, drammaturgo, autore della famosa Lehman Trilogy.
2 aprile 2026
Si narra che, arrivati in quel posto detto luogo del cranio, Gesù Cristo fu crocifisso con un ladrone alla destra e uno alla sinistra. Si narra che egli disse dalla croce: Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno. Poi, aggiungo io, a voce più bassa, quasi inudibile credo, Gesù Cristo disse altro.
Disse: Padre perdona loro ogni volta che useranno me, te e questa croce per qualcosa che è soltanto di loro interesse e che non ha niente a che vedere con noi.
Padre perdona loro ogni volta che questa croce verrà usata, stravolta, contraddetta, corrotta, perfino stuprata.
Perdonali Padre, perdonali per questa croce quando verrà messa sopra gli stemmi dei partiti o dei loghi delle banche.
Perdonali, perdonali per la croce sul cappuccio del Klu Klux Klan, perdonali per la croce sugli scudi dei crociati, per la croce sui vessilli, sulle armi, sulle bandiere, sui cacciabombardieri.
Perdonali Padre, per la croce al collo dei bigotti pronti a scusare e a perdonare sempre soltanto se stessi.
Perdonali Padre per ogni volta che faranno in nome mio esattamente l’opposto di quello che ho detto. Se io ho detto di non uccidere, loro uccideranno; se io ho detto di accogliere, loro calpesteranno; se io ho detto di comprendere, loro condanneranno. E se le mie parole sono state parole d’amore, loro odieranno, odieranno e odieranno e odieranno e odieranno e odieranno.
Perdonali Padre, per tutti i ceri, le candele, che verranno accese in mio nome davanti a te sugli altari, dai corrotti, dai falsi, dai bugiardi, da chi ogni volta vende la vita, da chi gioca con la vita altrui e da chi vuole soltanto ammazzare in ogni verbo che il verbo ammazzare possa contemplare.
Perdonali Padre, perdonali ti prego, per ogni volta che mi metteranno in bocca parole che non ho mai detto, compreso quel drammaturgo che una sera in televisione mi metterà addosso, sulle labbra, parole che non ho mai pensato di dire, eppure, eppure a sentirle ci sarebbero state più che bene.
Soprattutto, Padre, perdona l’ego te absolvo ai mandanti, perdona le processioni dei camorristi, perdona i tabernacoli dei mafiosi, perdona ogni volta in cui in nome mio faranno tutto quello che io avrei voluto semplicemente che non accadesse. Perdonali ogni volta che in nome mio compreranno e venderanno e acquisteranno, perdona il bip di bonifico eseguito, perdona ogni volta,
Padre mio, ogni volta che si compreranno la vita eterna a full optional, e giù con 7, 8, 9, 10, zeri, sempre sulla pelle di chi conta zero. E proprio per quelli io ero venuto.
Perdona, Padre, perdona soprattutto per quando prenderanno ciò che ho fatto, ciò che ho detto, e lo trasformeranno non in una rivoluzione ma in un alibi, in un paravento, in uno strumento per il loro piccolo, misero, spregevole gioco di potere.
Perdonali soprattutto perché io ero amico dei perdenti e hanno fatto di me il Cristo dei vincenti.
Così disse, credo, o forse sì, o forse no, o forse boh, dopodiché abbassò il capo e spirò.