La bolla dei patriarchi

Il Presidente del Consiglio… poi vai a vedere e sotto ci trovi una donna.

Giorgia Meloni liquidò con teatralità la questione del femminile nelle cariche pubbliche, storpiando “presidenta” e raccogliendo gli applausi del coro. Ma la questione non è quella parola.
È chiamare le cose con il loro nome quando la realtà cambia.

Alma Sabatini lo spiegò già nel 1987 con Il sessismo nella lingua italiana, pubblicato dalla Presidenza del Consiglio – particolare che oggi fa quasi sorridere.
Quel lavoro, discusso e contestato, affrontava un problema semplice: se una funzione è svolta da una donna, la lingua italiana possiede gli strumenti per nominarla. Non occorre travestirla da maschio.

Lo hanno ribadito negli anni la Treccani, l’Accademia della Crusca e, più recentemente, l’Ordine dei giornalisti e USIGRai (che rifiuta ordini di servizio con declinazioni al maschile).

Chi riempie i discorsi di “italianità” potrebbe cominciare da qui: usare correttamente l’italiano. Soprattutto negli atti pubblici, nelle leggi, nei codici.

È la società che cambia la lingua, perché la lingua ne è lo specchio. Non il contrario. Nessuno parla più la lingua di Dante.
Dante conosceva sicuramente il topo.
Non il mouse.

Nella marineria ogni cima, ogni manovra, ogni pezzo dell’attrezzatura aveva e ha un nome preciso. Ma non esistevano la nocchiera, la capitana, la nostroma. Non perché mancassero le parole, ma perché quelle donne, ufficialmente, non dovevano esserci. Eppure nella storia della navigazione ci sono state, clandestine o riconosciute. Oggi dire marinaia, timoniera, nostroma non è una concessione ideologica. È semplicemente descrivere la realtà.

Leggendo Sabatini si avverte che la questione non è soltanto grammaticale. È una questione di riconoscimento. Di etica pubblica, perfino di deontologia dell’essere.

Per secoli il mondo è stato pensato al maschile. Alle donne è stato concesso di abitarlo (preferibilmente nel talamo), quasi mai di progettarlo. Era inevitabile che anche il linguaggio ne portasse l’impronta.

Ma la società trabocca sempre dagli argini quando si tenta di canalizzarla. Prima o poi accade. Perché la presenza delle donne non è cancellabile, né occultabile sotto un mantello maschile, né velabile con una mano di patina linguistica.

Rosa Oliva si laurea in Scienze politiche nel 1958 e subito presenta domanda per entrare nella carriera prefettizia. Possiede tutti i requisiti tranne uno: è donna.

La legge le vieta di partecipare.

Non si arrende. Assistita da grandi giuristi ricorre alla Corte costituzionale.
Vince.
È il 1960.

Senza quella causa contro lo Stato italiano, probabilmente il percorso dell’accesso femminile alle cariche pubbliche sarebbe stato più lungo e più accidentato.

La Corte richiama la Costituzione.
L’articolo 3 afferma l’eguaglianza delle persone senza distinzione di sesso. L’articolo 51 garantisce l’accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza.

Rosa Oliva non diventerà prefetta. Sceglierà altre strade.
Ma quella porta era stata aperta.
In realtà era aperta fin dal 1948.
Bastava leggere la Costituzione.

Troppo spesso, invece, i normografi la ignorano, la lasciano prendere polvere.
O, peggio, la sfidano.

Quanto sia resistente ancora lo stile maschile con cilindro e stiffelius del nostro diritto basta un esempio.

L’articolo 583-bis del Codice penale punisce le mutilazioni degli organi genitali femminili. Il femminile compare soltanto negli organi sessuali. Tutto il resto è maschile: il genitore, il tutore, il cittadino italiano, lo straniero residente, il colpevole.
Chi subisce il reato? … ovvero in danno di cittadino italiano o di straniero residente in Italia.
La vittima, però, è una donna.
Una norma costruita per proteggere esclusivamente persone di sesso femminile continua a immaginare “il cittadino”, la vittima, il destinatario della legge come maschio.
L’effetto è quasi comico, se non fosse tragico.

***

Il 16 luglio si è tenuta in Senato una conferenza stampa a cura della senatrice Valeria Valente: “Il maschile neutro è un inganno. Il femminile una scelta politica”, prima firmataria del DDL 1752 che propone modifiche di linguaggio nei codici e negli atti amministrativi per il riconoscimento del genere femminile.

Battute di caccia

Dal 2000 a oggi è scomparso il 33% degli uccelli delle aree agricole italiane. Nelle aree di pianura gli uccelli selvatici sono diminuiti del 50%. Le cause vanno dai pesticidi che eliminano gli insetti, alle coltivazioni intensive, alla meccanizzazione delle lavorazioni che producono rumori, alle bizzarrie climatiche, al bracconaggio…

È il rapporto della Lega per la Protezione degli Uccelli (LIPU, 2025) a presentare il quadro deprimente sulla sparizione progressiva della biodiversità aviaria.
Averla, passera d’Italia, verdone, allodola, cutrettola, verzellino hanno subito una diminuzione da 80% fino a 50%. Vanno aggiunte anche le rondini, una delle prime immagini poetiche apprese nell’infanzia associate alla primavera.
Le allodole sono cacciabili e si calcola che ogni anno ne vengano colpite dal piombo fino a 2 milioni; e in questi venticinque anni la loro presenza è diminuita del 54%.

I cinghiali raggiungono le strade e rovistano tra le spazzature, qualche cervo ha passeggiato per le strade, qualche orso ha ucciso qualche incauto escursionista. Se i cinghiali scendono per le strade è perché si è sparato ai lupi.
E chi spara ai lupi? Chi mette le tagliole? Chi fa bracconaggio?

La materia è in discussione in parlamento con un DDL di regolamentazione della caccia. Solo che il ministero che se ne occupa è diretto da un ministro che ha ricevuto molte critiche in passato (ha fermato un treno col freno d’emergenza perché doveva scendere prima, ha citato la moltiplicazione del vino di Gesù, ha affermato che l’abuso di vino sì, fa male, ma anche l’abuso di acqua può portare alla morte (a quando il teschio sulle bottiglie d’acqua?).
E moltissime ne sta ricevendo per il contenuto di questa legge sull’attività venatoria, definito privo di riscontro scientifico, cervellotico, distruttivo, mostruoso, ingestibile
Basti pensare alla caccia con l’arco, che fa morire per dissanguamento, permessa.

In realtà questa proposta di legge era già stata presentata, ma poi affossata. Viene ora ripresa dal ministro che teme l’acqua, e proposta direttamente al Consiglio dei Ministri per accelerarne l’approvazione, in quanto “a settembre ricomincia la stagione venatoria“.

La nuova legge più che regolamentare la caccia sembra volerla favorire piuttosto togliendo limitazioni e aggiungendo molte creatività libertarie.
Vuole incrementare il numero dei cacciatori posti a “tutela dell’ambiente” quasi come fossero i regolatori naturali della fauna. Con un occhio anche al “turismo venatorio”.
Aumenterebbero sicuramente il fatturato degli armieri, produttori e venditori, e i flussi dall’esterno verso un eldorado venatorio.
In termini di voti siamo sui 500-600 mila cacciatori, e le elezioni a breve distanza: si spiega la rotta di collo per l’approvazione.
Si tratta di normative profondamente invasive a favore solo dell’1% della popolazione, cui verrebbero conferite funzioni e qualifiche che la stragrande maggioranza dei cittadini non approva.
Come il preteso carattere sportivo che porta invece il segreto piacere delle uccisioni eseguite su inermi creature che non hanno nessuna possibilità di difendersi o scampare.
Lo stesso carattere hanno assunto le guerre oggi, wargames dove si fa strike e si applaude a ogni vittima: beccato! hurrà!

Delirio di onnipotenza che lascia bossoli e piombo a memoria futura sul terreno.
Poco conosciuti gli effetti deleteri del piombo, che rilascia facilmente particelle tossiche in acqua e nell’umido.
Ogni anno 2,3 milioni di volatili muoiono in Europa per aver ingerito pallini da caccia, scambiati per sassolini utili alla loro digestione (European Chemical Agency – ECHA).
Complessivamente 150 milioni di volatili sono esposti al pericolo, considerando che sul suolo europeo piovono ogni anno 14 mila tonnellate di pallini.
Gli stessi cacciatori sono esposti inalando i fumi da sparo e mangiando le carni dove il piombo ha rilasciato particelle. Sono stati riscontrati dei casi, gli effetti sono a lungo termine.

Il DDL in discussione in Parlamento contempla di poter sparare anche dopo il tramonto.
Di notte si potrebbe non distinguere bene un orso da un topo e allora è consentito l’uso dei visori notturni.
Per non spaventare i morituri e non far fuggire i loro amici o i compagni di brucata è previsto l’uso del silenziatore applicato all’arma.
Prevista anche la legalizzazione di gare notturne di caccia (al vincitore maglia nera con teschio, si presume).
Già il cannocchiale di precisione è una scortesia nei confronti della preda, mancava la superdotazione.

Quanto alla pericolosità della pratica “sportiva”, l’Osservatorio sugli incidenti di caccia per l’anno scorso rileva 33 morti di cacciatori autoprovocate e 13 feriti estranei alla caccia.
E le ore notturne sarebbero le più indicate per gli incidenti.

I punti libertari.
Utilizzabili fucili di ultima generazione a più colpi a ripetizione – obsoleta ormai la classica doppietta -.
Libertà di accedere ai fondi privati, anche senza permesso del proprietario.
Libertà di sparare sulle aree demaniali, dunque spiagge, parchi, aree naturali, di cui si prevedono riduzioni.
Libertà di sparare prima del 10 febbraio, attuale limite, cioè durante i voli migratori prenuziali.

Un controsenso che diminuirebbe la stessa riproduzione.

Uccellagione con la tecnica dei roccoli (complesso sistema con reti), già vietati, per utilizzare gli uccelli migratori catturati come richiami vivi – alcuni venivano accecati per aumentare le capacità canore -. A parte che oggi esistono i richiami registrati elettronici. Modalità vietata anche dalla Commissione Europea. L’Europa chiede che almeno il 30% del patrimonio naturale di ogni regione sia salvaguardato, ma il Ministero dell’Agricoltura competente fa sapere, in sostanza, che regolerà quanto e come vuole (non poi tanto nascosto l’impianto antieuropeista della normativa) .

L’avifauna è soprattutto italiana.
E sottilmente, al fondo, non sarebbe nemmeno più patrimonio della collettività come stabilisce la Costituzione, ma proprietà di chi spara: prelievo faunistico, come dal cach del bancomat.
Il parere scientifico dell’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) non è più preso in considerazione.
Non si chiamerà più caccia ma controllo faunistico e l’uccisione prelievo faunistico.
Dulcis in fundo, fino a 900 euro di multa a chi manifesta dissenso e ostacola il “controllo faunistico“.

Lacci e lacciuoli tagliati con le forbici fornite dalle lobby interessate.
Gli ultimi studi di ecologia e comportamento animale potrebbero far riflettere (Safina, de Waal, Bekoff).
O i versi teneri e delicati di Giorgio Celli che aveva studiato e capito profondamente gli animali, dall’ape al gatto.
E che aveva scritto: Se un paradiso esiste è giusto che sia popolato di animali…

Ma questo per ordine ministeriale è l’inferno degli animali.

***

Vasi non comunicanti

Il principio dei vasi comunicanti è democratico per sua natura: ogni tubo, ogni diramazione collegata avrà quantità differenti, ma lo stesso livello. È fisica, non morale.
Nel linguaggio umano tuttavia, “livello” diventa subito sinonimo di qualità, moralità.

La società – dicono – è una rete delicata di vasi comunicanti.
La politica in generale – dovrebbe funzionare come il vaso comunicante del suo popolo. Ha un doppio riscontro, almeno in teoria: un livello alto porta benessere, regole chiare, distribuzione equa della ricchezza, vivibilità.
Un livello basso porta il contrario, e “il contrario” prima o poi si vede.

La riflessione è metaforica, e volutamente semplicistica.
Ma ci sono vasi comunicanti strani: vasi che sembrano uguali agli altri, finché non si guarda dentro. Funzionano al rovescio. Non sono più vasi. Sembrano pompe che aspirano e riversano nello stesso serbatoio. Il loro livello sale, ma non sale ugualmente anche nei tubi “sociali”. In questi si abbassa: si svuotano. Gli stessi flussi, stessa altezza di principio; soltanto un’altra dinamica, per qualche stranezza di quei fluidi.

Quando aumenta la domanda di guerra, salgono i prezzi. E il vaso comunicante non è la trincea: è l’incasso di filiere comode, grandi società collegate, produttori, logistica, carburanti, sofisticata tecnologia.
E Il profitto privato prospera con straripante regolarità, soprattutto perché trova politiche predisposte, come imbuti opportuni.
L’economia flette, il mercato si ricuce addosso taglie sempre più strette.

Nel caso USA – per quanto viene raccontato – il dispositivo è molto complicato, sfuggito di mano all’“Allegro Manovratore”.
Il Manovratore si professa paladino del cittadino medio, difensore sociale, promessa perenne di benessere crescente.

Così, mentre il suo tubo si riempie (livello stratosferico in valute bitcoin), l’americano medio vede scendere il proprio. Non è una sensazione: è una sequenza. Carburante che costa più del solito, sacchetto spesa più leggero per lo stesso scontrino, spese complessive più alte a parità di vita.

Ma come mai in uno “sfacelo generale” c’è sempre qualcuno che si arricchisce in modo spudorato?

Uno a caso.
Muskio, per esempio: un potere immenso, che influenza la politica, l’economia, la finanza, la tecnologia. Il suo raggio d’interazione tramite AI è mondiale. Riguarda anche la sicurezza degli Stati: la paura produce denaro e strette politiche.
Nel racconto del capitale, la sua fortuna arriva fino a cifre (trilioni) che fanno girare la testa – e quando un livello sale così, non può essere solo merito dell’aria.

Intanto, i vasi comunicanti continuano a seguire la legge universale.
La fisica è democratica.
L’impianto no.

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Divieti creativi


Visitare la città “veduta”, la città cartolina, la città stereotipo.
Morderla e fuggire inseguiti dal tempo, dai costi, dalla pigrizia. Dall’abitudine mooolto civica che disperde lattine, bottiglie vuote, incarti di panini e pizze, tovagliolini volanti…

È anche questo un turismo, a cui molti zelanti amministratori pensano di porre rimedio col divieto creativo. Talmente creativo da indurre piacere anche a chi è diretto verso il municipio con carta bollata e ricorso in tasca. Avendo ricevuto una multa sull’infradito.

Perché ormai il souvenir dell’estate non è più il magnete da frigorifero, il piatto dozzinale da parete di mano maldestra, ma l’ordinanza comunale. Ogni borgo lancia la sua, a tutti i costi più fantasiosa di quella del vicino.

Vietato il bikini sul viale, vietato il panino all’ombra, vietata proprio l’ombra, vietata la birra sul muretto, vietato sedersi, vietato sostare, vietato fumare, vietato essere in ventisei invece che in venticinque.

Vietato introdurre zaini e borse termiche, vietata l’ombra tranne che per bambini e anziani dai 65 in su, presenza a tempo in certi luoghi, ma non più di cento, tiket “ambientale” a persona.
Alle 21 coprifuoco, tutti “fuori” dal luogo protetto, pur stando fuori.

Vietato respirare a pieni polmoni, il divieto è già in auge da qualche parte perché ruba troppa aria ai locali e al luogo.
Un alito non perfetto altera anche la purezza dell’aria.

Il turista ideale, del resto, è stato finalmente individuato: arriva vestito come per un convegno internazionale, mangia solo al tavolo, in piedi, cammina senza fermarsi, contempla il panorama senza sostare troppo, guardare troppo, e creare assembramento, sorride con moderazione e, soprattutto, sparisce prima di dare fastidio.
Infatti non porterebbe mai a casa una ricevuta di multa da 500 euro.

Ma ce n’è anche per i residenti che in alcune cittadine hanno l’obbligo di sradicare le erbacce, sagomare le siepi e le alberature, curare le facciate.

È la vittoria della città-cartolina: così perfetta che, a forza di eliminare tutto ciò che la rende viva, rischia di restare una oleografia da appendere al muro.
Assieme al cimelio della multa ricevuta.

Particolare curioso: non risultano ufficialmente divieti di esposizione in topless o in tanga-bikini-cordino interdentale.

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The End 2 con stracci

Epilogo.
LUI, Donald Trump,
da:
“Una dei veri lider del mondo”,
a:
“Mi ha implorato di fare una foto con lei!
Voleva così tanto… Ma mi ha fatto pena”.
“La sua popolarità è in calo ecco perché”.
“Non la voglio come fan!”

LEI:
“Le sue dichiarazioni sono totalmente inventate”.
“Io e L’Italia non imploriamo mai”.
“La mia popolarità sono affari miei.
Ti suggerisco di occuparti della tua”.

Capita spesso nell’età evolutiva.
Tra gli adulti la frase più ricorrente è: volano gli stracci.

E i volatili ne risentono.
In questo periodo le rondini.

***


The End 1

Lui a Lei.

“Una grande leader”.
“Una donna fantastica come leader dell’Italia”.
“Uno dei veri leader del mondo”.
“Una premier eccezionale”.
“Una persona con ‘molto talento'”.
“Una leader ‘straordinaria’ e ‘d’ispirazione per molti'”.
“Qualcuno che ‘governerà a lungo'”.
“Una leader che ‘sta facendo un lavoro fantastico’ in Italia”.

In una conferenza stampa, Lui rivolgendosi a Lei: “non potrebbe andare meglio di così”.

Lei a Lui.

Che corre una “speciale sintonia” con Lui.
Che è onorata di “fare da ponte tra Europa e Amministazione USA”.
“Fiducia nel ruolo internazionale” di Lui.
“Disponibile a collaborare strettamente” con Lui.
“Che può contare sull’Italia”.
Che merita il Premio Nobel per la pace.

Per l’edizione americana della sua biografia (di Lei) ebbe la prefazione del casato Jr.

Lui Donald Trump.
Lei Giorgia Meloni.

Si sono lasciati nel senso che Lui non la vuole più vedere: amore passionale proprio finito. Politico.

Non si erano conosciuti abbastanza.
Malgrado molto si sapesse e si dicesse su entrambi.

***

Icone aggiornate

Camufflage

Cuba si spegne con educazione.
A intermittenza. Come la luce, los apagones.

Niente benzina, niente camion.
Niente camion, niente raccolta.
Niente raccolta, tutto resta per strada.
Economia circolare immateriale.

Il petrolio arriva col contagocce. Quando arriva.
Il resto lo fa l’ingegno: aggiusta, rattoppa, inventa. Tutto a mani e piedi.
I cubani sono campioni mondiali di sopravvivenza creativa.

L’embargoel bloqueo – va avanti dagli anni Sessanta, sempre più stretto. Ora anche energetico. Impedisce l’ingresso perfino di farmaci essenziali e sanziona chi prova a commerciare.
Poi ci sono gli altri nodi: quelli fatti in casa, accumulati negli anni.
Ma da lontano, è tutto semplice: buoni, cattivi, propaganda.

A L’Avana cadono pezzi.
Non metaforicamente: proprio pezzi.
Intonaco, vernice, memoria. Forse storia.
La Habana Vieja è Patrimonio UNESCO – versione “prima che venga giù”.
Turisti: spariti.
Nemmeno le jineteras del Malecòn o del Barrio rojo hanno clienti. Molti si stordiscono con ron, altri con il papelito (miscuglio con fentanyl).

Non è Gaza.
Ma lo strangolamento programmato somiglia.
Qui non esplode niente.
È una cucina lenta: abbassare la fiamma, aspettare

Alla fine la libertà è una ciotola piena.
Con condizioni d’uso:
non abbaiare, non disturbare, non esistere troppo.

Se fai rumore nel “cortile”, arriva il bastone.
Metodo antico, sempre valido.
Versione aggiornata: o fai come ti dico io, o crepi.

È la notte della ragione.
Con siesta obbligatoria.

Ernesto Che Guevara partì dalla Sierra Maestra per liberare Cuba.
Oggi The Donald vuole “liberarla” stando in poltrona.
Telecomando in mano. Sorsetti di cola.
Now.

“Appena finisco con l’Iran prendo Cuba”.
“Terrò una portaerei
a 100 yards dalla costa.
La più grande portaerei attuale sparerà a una pulce stremata.
E il suo pubblico ride.

Cuba libre.

*

Lettera aperta al mondo.

A tutta l’umanità, alle madri del mondo, ai medici senza frontiere, ai giornalisti con dignità, ai governi che credono ancora nella giustizia:

Il mio nome è come quello di milioni di altri. Non ho un cognome noto né ricopro una posizione importante. Sono una donna cubana qualunque. Una figlia, una sorella, una patriota. E scrivo questo con il cuore spezzato e le mani tremanti, perché quello che il mio popolo sta vivendo oggi non è una crisi. È un assassinio lento, calcolato e a sangue freddo, orchestrato da Washington.
(continua)
Lettera firmata.

***

Maggio 2026

La Festa del Lavoro si trascina dietro anche i diritti non riconosciuti. Le retribuzioni che non coprono fine mese. Le disparità di trattamento. Le gravidanze non tollerate. La scarsità di lavoro, la stagnazione della produttività, la delocalizzazione.
Le morti bianche…

Se il datore di lavoro non adotta norme di sicurezza, molti fingono di non vedere e di non sapere. Quando accade l’irreparabile, stigmatizzazione di rito, poi la coscienza torna pulita.

Un operaio (si capirà dopo) è stato segnalato su un prato, apparentemente pestato, sanguinante. Rissa? No. Le indagini scoprono che era stato trasportato in piena campagna dai proprietari di una casa dove eseguiva dei lavori. Gli era crollato un balcone addosso. Romeno, 48 anni. Una tetra commedia per occultare il lavoro in nero.

Un uomo viene scaricato da un’auto a un distributore di benzina. Operaio, era caduto da tre metri di altezza. I responsabili del cantiere lo avevano scaricato lontano a diversi chilometri. Lavoro al nero. Egiziano, 53 anni.

Un operaio con un braccio staccato viene depositato davanti casa sua, con il braccio in una cassetta da frutta. Morirà dissanguato, poteva salvarsi. Bracciante di una comunità Sick.
Caporalato.    

Solo alcune storie disumane del lavoro nella scia della gioiosa
Festa del Lavoro, delle Lavoratrici e dei Lavoratori.
Che difende. Richiama. Rivendica. Unisce.

***     

Lunatici

Satira, con citazione del Piccolo Principe convertito in Piccolo King, della conquista della luna. Il personaggio politicomolto riconoscibile tiene al laccio la luna camminando sul mappamondo.

Nel 1979 l’ONU approvò il Moon Agreement, stabilendo che “la Luna è patrimonio dell’umanità”. Frasi solenni che rimbalzano, e alla fine si sciolgono. Anche perché le grandi potenze – Stati Uniti, Russia e Cina – quel trattato non lo hanno mai ratificato.
Patrimonio dell’umanità, ma senza i proprietari principali.

Niente sovranità nazionale, niente bandiere piantate nel suolo, risorse da usare per il bene comune e per la cooperazione scientifica. Una specie di condominio cosmico, con regolamento condiviso e assemblea permanente.
Chi sarà l’Amministratore?

La bandiera USA piantata al suolo nel primo allunaggio, che non poteva sventolare, provocò molte polemiche. Ma la Cina ha pronta la sua bandiera che con dispositivi elettromagnetici solari, farà perfino sventolare. Nella propaganda l’impatto scenografico è primario.

Poi un salto nella realtà politica. E qui, molto spesso, il regolamento è sullo scaffale polveroso in fondo.

Le missioni private, per esempio, scivolano tra le righe. E così mentre sulla carta del diritto internazionale, la Luna appartiene a tutti, nella realtà qualcuno ha già iniziato a portarsi avanti a gamba tesa.
Chi primo arriva…

Su un carrettino, il personaggio politico molto riconoscibile, porta in giro "la più grande conquista di tutti i tempi": la luna, molto sexy.

Se sulla Terra c’è chi gestisce da privato una fetta della comunicazione globale con una rete satellitare che sfiora anche usi militari, è facile pensare quanto potrà essere “disinteressato”, lassù, dove i controlli sono ancora più lontani.

Nel frattempo, la nuova corsa è partita. Gli Stati Uniti accelerano e dichiarano la missione Artemis IIpriorità di Stato” (con decreto esecutivo); la Cina prepara la sua Chang’e 7 per agosto; e lo spazio torna teatro di competizione più che di cooperazione.
Non una guerra fredda, piuttosto una febbre persistente: abbastanza calda da muovere capitali, tecnologie e ambizioni. Per quanto un certo desiderio bellicista è espressamente esplicitato nella recente conversione del Pentagono da Dipartimento della Difesa in Dipartimento della Guerra.

Gli Accordi Artemis (2020), firmati con spirito collaborativo, introducono però un succoso regalo: le risorse estratte possono diventare proprietà di chi le estrae. Non il suolo, ma quello che sta sopra, e sotto. Un sottile cavillo, elegante, e soprattutto molto utile.

Ancora più interessante è il diritto di delimitare aree operative con protezione: recinzioni senza filo spinato, confini senza mappe ufficiali, territori dove è meglio non avvicinarsi. Per sicurezza, naturalmente.

Il paesaggio cambia. Spariscono i trattati, compaiono i paletti. Le basi diventano avamposti, le missioni spedizioni, le aziende pionieri-coloni.

Diritto di poter dichiarare “zone di sicurezza”, contro contenziosi, azioni di gruppi ostili, siano compagnie o Stati. Vale a dire zone interdette per difendere singolarità, segreti industriali o militari, particolari progetti. Non è specificato come.
Di fatto proprietà.

Nel West i coloni appena arrivati piantavano paletti, stendevano recinzioni, stavano sempre con la mano sulla Colt o sul Winchester.
Mancheranno i cavalli col lazo, i carri con la cuffia arricciata, le donne con gonna lunga. E gli Indiani.

Nostalgia no stop.

Con saluto militare e inno nazionale, The Chief è sull'ttenti sopra il mappamondo, per l'acquisizione del  51° Stato USA: la Luna, da cui pende la bandiera americana. Satira di una conquista.


***

Pasqua 2026

Rovesci pasquali.
La Passione di Cristo è come quella di Trump“, tutti e due “traditi, arrestati e falsamente accusati“, ma come Cristo è risorto vittorioso, anche Troglo (alias Trump) sarà vittorioso “su tutto ciò a cui metterà mano“. Così, recita e prega nella cena pasquale, Paula White-Cain, predicatrice al soldo della Casa Candida e sostegno spirituale di chief … satana, il male, visioni deliranti (…)

Come augurio pasquale Troglo promette che sarà durissimo con l’Iran. “Nelle prossime due o tre settimane li riporteremo all’età della pietra cui appartengono”. Naturalmente col regalo dei suoi pacchi-dono volanti, e regalo al mondo di densi fumi tossici, CO2, CO, più infinite altre particelle… incendi delle riserve petrolifere… acque contaminate…

*

Troglo l’avrebbe deportato, ma si sarebbe trattenuto la tunica. Da firmare e vendere a pezzettini.

Netaniolo gli avrebbe comunque comminato la pena di morte, in quanto sovversivo palestinese.

Georgica non avrebbe elementi per condannare, ma nemmeno per approvare. È stato un intervento legittimo. E in ogni caso ottimo l’uovo di Pasqua di cioccolato fondente spesso.

I cristiani, contenti che sia andata così: la prima ondata di globalizzazione con sede centrale imperiale: Roma e non Gerusalemme, da dove tutto è partito.

Infatti Netaniolo ha bloccato il cardinale Pizzaballa per celebrare i riti al Santo Sepolcro: fate quello che volete ma fuori dai piedi. 

*

Monologo di Stefano Massini, scrittore, drammaturgo, autore della famosa Lehman Trilogy.

2 aprile 2026

Si narra che, arrivati in quel posto detto luogo del cranio, Gesù Cristo fu crocifisso con un ladrone alla destra e uno alla sinistra. Si narra che egli disse dalla croce: Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno.
Poi, aggiungo io, a voce più bassa, quasi inudibile credo, Gesù Cristo disse altro.

Disse: Padre perdona loro ogni volta che useranno me, te e questa croce per qualcosa che è soltanto di loro interesse e che non ha niente a che vedere con noi.

Padre perdona loro ogni volta che questa croce verrà usata, stravolta, contraddetta, corrotta, perfino stuprata.

Perdonali Padre, perdonali per questa croce quando verrà messa sopra gli stemmi dei partiti o dei loghi delle banche.

Perdonali, perdonali per la croce sul cappuccio del Klu Klux Klan, perdonali per la croce sugli scudi dei crociati, per la croce sui vessilli, sulle armi, sulle bandiere, sui cacciabombardieri.

Perdonali Padre, per la croce al collo dei bigotti pronti a scusare e a perdonare sempre soltanto se stessi.

Perdonali Padre per ogni volta che faranno in nome mio esattamente l’opposto di quello che ho detto. Se io ho detto di non uccidere, loro uccideranno; se io ho detto di accogliere, loro calpesteranno; se io ho detto di comprendere, loro condanneranno. E se le mie parole sono state parole d’amore, loro odieranno, odieranno e odieranno e odieranno e odieranno e odieranno.

Perdonali Padre, per tutti i ceri, le candele, che verranno accese in mio nome davanti a te sugli altari, dai corrotti, dai falsi, dai bugiardi, da chi ogni volta vende la vita, da chi gioca con la vita altrui e da chi vuole soltanto ammazzare in ogni verbo che il verbo ammazzare possa contemplare.

Perdonali Padre, perdonali ti prego, per ogni volta che mi metteranno in bocca parole che non ho mai detto, compreso quel drammaturgo che una sera in televisione mi metterà addosso, sulle labbra, parole che non ho mai pensato di dire, eppure, eppure a sentirle ci sarebbero state più che bene.

Soprattutto, Padre, perdona l’ego te absolvo ai mandanti, perdona le processioni dei camorristi, perdona i tabernacoli dei mafiosi, perdona ogni volta in cui in nome mio faranno tutto quello che io avrei voluto semplicemente che non accadesse.
Perdonali ogni volta che in nome mio compreranno e venderanno e acquisteranno, perdona il bip di bonifico eseguito, perdona ogni volta,

Padre mio, ogni volta che si compreranno la vita eterna a full optional, e giù con 7, 8, 9, 10, zeri, sempre sulla pelle di chi conta zero.
E proprio per quelli io ero venuto.

Perdona, Padre, perdona soprattutto per quando prenderanno ciò che ho fatto, ciò che ho detto, e lo trasformeranno non in una rivoluzione ma in un alibi, in un paravento, in uno strumento per il loro piccolo, misero, spregevole gioco di potere.

Perdonali soprattutto perché io ero amico dei perdenti e hanno fatto di me il Cristo dei vincenti.

Così disse, credo, o forse sì, o forse no, o forse boh, dopodiché abbassò il capo e spirò.

***