Aeroponte (1)

Ponte sospeso con due palloni rossi che lo sostengono, sopra un paesaggio marino con due coste e cielo azzurro. Illustrazione satirica del Ponte sullo Stretto di Messina.


Le opposizioni e le critiche geotecniche sull’assetto territoriale di contesto e sull’architettura del paesaggio non scalzano la rotta di collo e i pennacchi.

Per salire alla quota di piattaforma, 70 m, e attraversare lo Stretto tra Calabria e Sicilia, occorrono qualche decina di km in ingresso e altrettanti in uscita. Il ponte cioè continua per decine di km. su un versante e sull’altro, ben oltre il segmento sull’acqua, di 3.300 m.
Enorme l’impatto ambientale per le doppie rampe (gommati / treni) in graduale elevazione e per sterri/discariche di milioni di m. cubi di materiali.
La chiusura per forte vento durerebbe più di una trentina di giorni all’anno. L’oscillazione dell’impalcato su 3 km potrebbe arrivare a circa 12 m in orizzontale e 10 in verticale nel tratto centrale (inevitabile, essendo struttura elastica).
Il tempo guadagnato nell’attraversamento si paga, non solo nel percorso di raccordo (20+20 minuti, salvo traffico), ma ulteriormente nei tempi di lumaca per recarsi in qualsiasi località, essendo disastrose le condizioni della rete viaria, sia a ovest, sia a est del ponte.
Nessun ponte simile (Bosforo e Akashi Kaikyō) prevede passaggi di treni ad alta velocità.
La stragrande maggioranza del traffico è di locali (70-80%, 15.000 unità/anno), pendolari senza macchina. Il flusso complessivo merci/viaggiatori/per anno è in decrescita costante: preferiti nave-aereo per merci e passeggeri di lungo tratto.
La faglia su cui poggiano le stampelle è attiva (divaricamento 1 cm/anno, sollevamento ovest 0,6 mm/anno, sollevamento est 1,5 cm/anno, dati ENEA). Una faglia, delle 5, lunga 35,4 km, si sta ancora mappando (Univ. Catania-Kiel, 2021).
Il rischio sismico è tra i più alti al mondo. Nel 1908 Reggio e Messina subirono la distruzione con centomila morti, causati da terremoto-maremoto (XI-XII° scala Mercalli). Era già successo nel 362 d.C.
I costi di progettazione, costruzione, gestione, manutenzione sono enormi, senza contare la progressiva lievitazione. Molte altre criticità (68) vengono contestate da studi e personalità scientifiche di fama internazionale.

La sorveglianza e la stretta protezione militare sarebbero necessariamente costanti.
In tanti si strizzano l’occhio… si danno di gomito.

Ai locali non serve. Ai non locali servirebbe solo in estate, due mesi l’anno, ma per entrare poi nel collo di bottiglia che segue (dopo tale sforzo finanziario, 15 Mln, l’adeguamento necessario della rete dei trasporti sarebbe difficile per decenni).

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Le sirene cambierebbero residenza. Scilla e Cariddi cadrebbero in depressione. Le due sponde, da sempre libere di occhieggiarsi amoreggiando, sarebbero ormai forzosamente incatenate. Il magico luogo di Omero uscirebbe dalla sacralità del mito per entrare nei deliri tecnologici politico-lobbistici del momento.
Anche i gabbiani cambierebbero mare, con delfini, tonni, pescespada…
La perdita più struggente è che la fata Morgana, fenomeno già raro a vedersi, non si affaccerà più, imbrigliata tra enormi tiranti d’acciaio e stampelle alte 400 m. Colapesce invece di emergere ogni cento anni, perduto l’orientamento, vagherà all’infinito.


È la bellezza dei luoghi a far nascere il mito: topos e poesia diventano una sola cosa. Il luogo è il mito, il mito è il luogo. Cancellarne uno, è il tempo zero.
Un delitto retroattivo e permanente nell’immaginario e nella storia.


Paga a vita Pantalone

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