
Nuove direttive del Ministero dell’Istruzione e del Merito. 23 aprile 2026.
Nel liceo classico la filosofia viene affidata agli “operatori ecologici per carichi ingombranti”.
Camion in colonna, con scorta: destinazione discarica.
A bordo: Kant, Spinoza, Marx, Fichte, Schelling…
La difesa ministeriale, alle accese proteste, assicura:
Nessuna discarica obbligatoria. I docenti restano liberi nelle loro scelte.
Formalmente vero.
Ma ogni linea guida, orienta, seleziona, suggerisce gerarchie. Anche senza vietare nulla, traccia una rotta culturale. E quella indicata dal ministero guarda più all’orizzonte identitario Dio-patria-famiglia che a uno pluralista, antropologico e multiculturale della contemporaneità.
Eppure, da Claude Lévi-Strauss a Edgar Morin, da Hans-Georg Gadamer a Gilles Deleuze, il Novecento ha mostrato che la filosofia non è un museo di etichette, ma un esercizio vivente e sempre creativo di interpretazione del mondo.
Deleuze, insieme a Félix Guattari, apre Che cos’è la filosofia? con una risposta sicura: la filosofia è Spinoza. Proprio uno degli autori di cui le nuove linee sognano l’espulsione.
Per ora non è proibito, ufficialmente.
In odore di messa al bando anche Karl Marx, la lente per analizzare la società dell’accumulo e dello sfruttamento. Pericoloso. Può affascinare politicamente.
Lo studio del pensiero di diversi filosofi, trascurati o non menzionati nelle linee attuali, era definito imprescindibile nelle linee ministeriali precedenti (2010).
In relazione alla modernità, dagli scranni, raccomandano “i filosofi italiani dell’Ottocento”. In particolare il neoidealismo di Croce e Gentile.
Strizzata d’occhio verso il made in Italy.
Eppure anche le civiltà non europee hanno prodotto sistemi di pensiero meritevoli di conoscenza e approfondimento. Alcune radici sono nella cultura occidentale. L’essere umano pensa sotto ogni latitudine. Una scuola capace di futuro dovrebbe preparare a questa complessità, non restringersi alla celebrazione di un canone identitario ed eurocentrico.
Nel frattempo, il presente è dominato da propaganda, social, manipolazione linguistica, disinformazione organizzata.
Viviamo nell’epoca dell’inganno permanente.
E la comunicazione è molto più dissenso che consenso: quot capita, tot sententiae.
Servirebbero dunque più strumenti critici, non meno.
Ermeneutica, epistemologia, semiologia, filosofia del linguaggio…: non sono lussi accademici. Sono anticorpi cognitivi.
E poi ci sono le intelligenze artificiali: potenti, utili, ma anche capaci di appiattire il pensiero, produrre errori, simulare comprensione. Come si affrontano senza un’etica e una formazione critica adeguata per scoprire le fallacie dialettiche?
Al momento 60 docenti universitari di filosofia firmano una petizione, con una critica severa, al tentativo dissimulato del governo attuale di “conquistare un’egemonia culturale” in aeternum, attraverso la formazione.
Un Gramsci trafugato e riconvertito, ma misconosciuto e non nelle linee.
Intanto, i ribaltabili hanno il motore acceso.
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