
Tra pochi giorni, il referendum sulla separazione delle Carriere giudicanti e inquirenti, in un Paese con poco peso geopolitico nel caos mondiale provocato da paesi guerrafondati.
Sì, per confermare e approvare la separazione delle toghe.
No, per non approvare, non confermare, non modificare la COSTITUZIONE.
Anche l’amatriciana e il brodetto adriatico vengono invocati a supporto della “riforma” della giustizia. Già l’amatriciana è separata concettualmente dal brodetto adriatico. Tuttavia serve ricordare che tenendoli materialmente separati avremo meno datteri (immigrati), meno arance (meridionali), meno macedonie (LGBTQ), non più fichi d’India, quelli rossi (toghe fastidiose che ficcano il naso).
Il fronte del Sì dice: è semplice. Ordine ed efficienza gastronomica. Separazione dei cuochi. Separazione dei pesci. Separazione dei grembiuli. Troppa confusione tra sughi e zuppe. Meglio due cucine, più una sull’attico.
Soprattutto punire i pesci se il brodetto macchia la tovaglia o schizza sulla camicia.
Ci pensano il Consiglio Superiore di Punizione dell’amatriciana e il Consiglio Superiore del Brodetto. Un terzo Consiglio Supremo vigilerà sui due separati, con plotoni di esecuzione (copyright).
Il fronte del No risponde. Oggi separi amatriciana e brodetto, domani separi pure il tavolo, dopodomani i commensali perplessi. E alla fine restano due cuochi che litigano su chi ha diritto al fornello mentre la pasta scuoce.
Non sarà il divide et impera…?
La ratio è punitiva. E l’ordine di esecuzione arriva facile.
I cittadini osservano la scena come clienti seduti al tavolo che discutono sulle ricette mentre in cucina volano padelle: c’è chi tifa per il cuoco dell’amatriciana, chi per quello del brodetto, e chi sospetta che – qualunque sia il risultato – il conto arriverà comunque al tavolo numero uno. Noi.
Perché alla fine La Costituzione non è una ricetta, non è un piatto del giorno, non va cucinata. Specialmente a fuoco lento.
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