Troglo con ordine esecutivo rinomina il PentagonoMinistero della Guerra.
Nuova Geometria Troglo Dopo il successo del rebranding del Pentagono in “Ministero della Guerra”, Troglo annuncia nuove riforme geometriche:
Il Cerchio diventa Unità di Sorveglianza Totale: “Non ha spigoli, quindi non ha vie d’uscita”. Accerchiare è il corrispettivo linguistico derivato perfetto, spiega Troglo. Avrà molto da accerchiare. Ma Putino, Gigimpingo, Modino, Kimmj… stanno lavorando come non allineati, sommando i due terzi della sfera terracquea.
Il Triangolo promosso a Ministero delle Alleanze Temporanee, noto per la stabilità precaria e i vertici instabili. Un giorno il trilaterale è a ovest, un giorno a est. Un giorno non se ne parla proprio.
Il Quadrato resta al suo posto, ma con nuove funzioni: ogni lato avrà una telecamera. Molti quadrati con gabbie fanno una Guantanamo. Un’unica grande gabbia a cielo aperto, molto sostenuta da Troglo, fa una Gaza.
Il Rombo sarà usato solo per operazioni segrete: “Somiglia a un quadrato ubriaco, perfetto per depistare.” Serve anche per schiacciare facendo pressione sugli angoli opposti più vicini.
Aggiornamenti dal Ministero delle Geometrie Armate.
Il Parallelogramma sospettato di doppio gioco: “Troppo parallelo per essere onesto”, dichiara il portavoce di Troglo. Ne sa qualcosa.
La Sfera, simbolo della “Neutralità Globale”, è stata bandita: “Rotola e non prende posizione”.
Introdotta la Dottrina degli Angoli Ottusi: chi protesta ha più di 90° e viene segnalato come pericoloso per l’ordine ortogonale.
In realtà dalla parte opposta alla dottrina, si scorgono molti angoli ottusi (anche senza essere angoli) negli staff consigliori di Tro. E non solo.
Le bugie si dicono per i lacchè, che devono ripeterle. E per i polli, che saremmo noi. “Era una telecamera di Hamas”, così un tank della brigata Golani dell’IDF punta per distruggerla. La distrugge e muoiono anche 5 giornalisti in un colpo solo e altre quindici persone. La collezione mortuaria prelibata dell’esercito israeliano sono i giornalisti: nessun veda, nessun senta… Ma ricordando l’aria pucciniana è il caso di dire: nessun dorma… Nessuno vede, nessuno sente gli appelli disperati di chi magari domani non ci sarà più. O perderà la sua casa, la sua terra. La telecamera era in realtà dell’agenzia britannica Reuters, in postazione fissa all’ospedale Nasser, a Khan Younis, gestita questa volta dal giornalista Hussam al-Masri. Le dirette erano viste in tutto il mondo. Un occhio e una voce di verità, non di propaganda. Ad un primo colpo viene centrato Hussam. Quattro sanitari tentano un soccorso, ma un secondo colpo, figuriamoci se non deliberato, stronca anche questi. La diretta trasmette fino all’interruzione dell’ultimo terribile frame. Di solito il secondo colpo è la metodologia adottata dai militari israeliani per la soluzione definitiva, ma non consentita dalle norme internazionali. Immancabile la contrizione di Netaniolo: “Israele si rammarica profondamente per il tragico incidente avvenuto oggi all’ospedale Nasser di Gaza“. È la 244esima esecuzione mirata dall’inizio dal 7 ottobre, 300esima secondo la Stampa. Troglo: Non ne sapevo niente del raid… Non sono contento. E torna a inizio disco: La guerra a Gaza finirà in due-tre settimane. Seguono a ruota le rammaricherie dalle sedi governative occidentali e non.
Uno dei più sofisticati servizi d’intelligence al mondo che conta i peli alle mosche, ci viene a dire che la telecamera era di Hamas…
Ci viene a dire anche che non esiste carestia. Un video, dai colori brillanti, del Ministero degli Esteri israeliano di qualche giorno fa, proclama: Nei mercati di Gaza c’è cibo, qualsiasi altra affermazione è una bugia. Insomma ottimo e abbondante.
Che non spara mai sui civili, erano tutti terroristi (circa 60.000 persone uccise, in sottostima, l’83% civili di cui donne e bambini circa il 70%, fonte la stessa IDF). La fame e le stragi di civili: menzogne diffuse contro Israele (Bibi, 14 agosto 2025).
Sempre più indizi confermano che la gang che governa Israele ha aspettato al varco l’azione terroristica di Hamas del 7 ottobre. Esistono dichiarazioni di soldate che hanno avvisato i comandi per aver notato movimenti sospetti ed esercitazioni (già un mese e mezzo prima) sulla linea di demarcazione Israele-territorio palestinese. «Ci hanno ignorate e trattate con arroganza e sessismo», hanno dichiarato le donne-sentinelle, tatzpitaniyot. Soprattutto è molto indicativa la dichiarazione alla Commissione istituita dalla Cnesset di un soldato, Shalom Sheetrit, che afferma: “Abbiamo ricevuto l’ordine dai comandanti della Brigata Golani il 7 ottobre di sospendere tutti i pattugliamenti lungo il confine di Gaza dalle 5:20 alle 9:00”. (31 luglio, 2025). L’attacco combinato di Hamas avviene intorno alle 6,30…
Molto improbabile che Israele, astuto e spregiudicato oltre ogni limite si sia fatto sorprendere così candidamente. O non abbia preso invece la palla al balzo, a finale di partita, finalmente e per sempre. Come si sta vedendo.
Non passa giorno che i governanti non facciano cadere la lacrimuccia diplomatica di rito, alla quota giornaliera dei massacri di Gaza e Cisgiordania, ma non si muove foglia. Impunità assoluta. Gaza è in queste ore invasa e dichiarata zona di guerra. Almeno un milione di persone sbatacchiate di qua e di là, sfollate di forza. A piedi, con asinelli, carretti, mezzi sgangherati e una infinità di fagotti e fardelli. Qualche governo promette di riconoscere la Palestina come Stato, se non avviene un cessate il fuoco. Ma è una formalità che alla fine potrebbe poco incidere se il mastino americano poi bloccasse col veto (come è sicuro) la risoluzione di legittimità giurisdizionale e autonomia nazionale di Palestina, da riconoscere universalmente.
Molto farebbero invece il ritiro degli ambasciatori o almeno il ridimensionamento delle rappresentanze e delle relazioni diplomatiche, anche e soprattutto la risoluzione dei contratti economici, culturali e di collaborazione, lo stop alla vendita o triangolazione di armi, il boicottaggio di materiali e prodotti… Adottando tali misure si riuscì, col placet USA, a porre fine al regime di apartheid del Sudafrica. In Palestina si tratta di fermare un genocidio.
***
Perché è un genocidio? Ecco cosa è vietato ai Palestinesi, oltre la casa e la terra:
pasta, sacchi di farina, lenticchie, margarina, coriandolo, cumino, cioccolato, marmellata, croissants, biscotti, succhi, patatine, datteri; carne fresca, latticini, uova, pesce e altri alimenti refrigerati… Pastelli e matite colorate (!), giocattoli, palloni da calcio, quaderni e diari, strumenti musicali… Cinture, abiti da sposa, pannolini, biberon, sedie a rotelle, stampelle, batterie per apparecchi acustici, macchine da cucire… Animali viventi come pulcini, asini, sistemi di filtraggio dell’acqua, bombole di ossigeno…
Vietati cemento, acciaio e materiali da costruzione; vietato riparare e ricostruire… (fonte The Guardian).
Dal 7 ottobre “blocco totale” per cibo, acqua, medicine, carburante, elettricità…
Inverno 2024, blocco totale del 56% degli aiuti nel nord di Gaza.
Di fatto è vietato entrare in mare e pescare, sebbene i trattati di Oslo garantivano ai palestinesi 20 miglia nautiche di pesca. Sequestro di barche, reti, arresti, uccisioni…
Permessi militari per qualsiasi spostamento o attività che lo richieda; ogni divieto o imposizione ha solo una giustificazione: motivi di sicurezza… L’elenco dettagliato dei divieti e delle imposizioni è letteramente tragicomico.
Nel 2011 si venne a sapere che il Ministero della difesa israeliano fece studiare con tanto di modelli matematici quanto cibo bastasse per non far morire di malnutrizione. Non di più. Avrebbe mantenuto l’economia palestinese “sull’orlo del collasso“, evitando la crisi umanitaria (cablo classified 03/11/2008-ISR/USA- … keep the Gazan economy on the brink of collapse without quite pushing it over the edge…). E ci siamo arrivati, andando ben oltre.
Un report indipendente (More than a human can bear) di una Commissione ONU, del marzo 2025, documenta la violenza sistematica sulle donne (e non da ora, ci hanno fatto credere che fosse solo di Hamas): stupri come arma di guerra (come in ogni guerra ogni volta), distruzione sistematica delle strutture di supporto alla capacità riproduttiva, umiliazioni sessiste, come far spogliare uomini e donne in pubblico, dileggio esibito sui social… (UniPA) Più di quanto un essere umano possa sopportare.
Un milione di posti di lavoro! canta Georgica, mai visto tanto miracolo! I ciellini si spellano le mani a Rimini (meeting 22/27 agosto). Poi il rapporto ISTAT ci dice che la crescita è ferma allo 0.5%, è effetto dei “contributi nulli dei consumi delle famiglie, delle Istituzioni sociali private e della spesa pubblica”. (ANSA).
Inflazione generale luglio = 1,7, agosto = 1,6%, il carrello spesa di luglio è stato +3,5% ma quello di agosto è aumentato a +3,6%, cifre decimali che corrispondono a milioni di euro, considerando che un punto decimale corrisponde a 2,13 miliardi di euro sul PIL italiano.
Dunque il lavoro, pur cresciuto, resta “povero” e non sostiene i consumi primari. L’aumento dei prezzi erode il carrello della spesa, in particolare il rincaro delle vacanze 2025, per chi ha potuto. E sta per correre settembre, il mese delle spese per la scuola che si aggiunge. Il lavoro resta in un quadro di inadeguatezza, di precarietà, non tutela, disparità da disuguaglianze che svuotano il solo dato dell’aumento numerico dell’occupazione. Non si vuole soprattutto stabilizzare i salari minimi, buttare un occhio sugli extra profitti, aprire tavoli di concertazione e parecchio altro (come privilegi e regalie) che atterrebbe a un’amministrazione etica e civile. Giustino Trincia, direttore della Caritas di Roma annota: “Diamo da mangiare anche a famiglie con due stipendi“.
Cambiare titolo al romanzo: Georgica nel paese delle meraviglie.
A grandi passi veloci verso la cancellazione di Cisgiordania, Gaza e Gazawi. Pronti i piani per l’invasione, l’occupazione totale, l’annessione, perché dio lo vuole. Ad oggi l’83% degli uccisi a Gaza sono civili (fonte database militare israeliano Aman). E di questi almeno il 70% donne e bambini. Totale sottostimato 60mila morti, ma studi indipendenti portano a 100-180mila (perfino 335mila – Università di Edimburgo), considerano i sepolti sotto le macerie, i dispersi, i morti per cause collaterali, malattie, fame, ferite gravi, carenze assistenziali… Le anagrafi sono state distrutte, forse non se ne conoscerà mai l’entità.
Ma un’azione ferma, decisa, unanime della comunità internazionale? E il diritto internazionale? Forse nel mastello dell’indifferenziata. L’ONU? Sotto i ponti, sfrattato. La Corte Penale Internazionale? È per i nemici. E quella per i Diritti umani? Non ci sono diritti.
E pensare che Israele esiste grazie al Diritto internazionale e all’ONU, gli stessi di cui oggi si fa beffe e che denigra. A partire dagli anni ’20 del secolo scorso si era preparato il percorso verso uno Stato con atti terroristici. Le bande Irgun, Tsel, Haganah, Stern… fecero saltare in aria molti arabi nella Palestina mandataria britannica. Tristemente ricordato il massacro, dai contorni ignobili, di 245 arabi a Deir Yassin, villaggio vicino a Gerusalemme. Tritolo all’Hotel King David e all’albergo Semiramis, sempre a Gerusalemme. Al villaggio Ben Yehuda. Perfino a Roma all’Ambasciata bitannica (1946), con l’aiuto dei fascisti locali (dichiaraz. di Romualdi). Clifford Martin e Mervyn Paice erano due sergenti britannici, impiccati (forse già cadaveri) in Palestina dall’Irgun, per ritorsione contro la condanna a morte di tre Irgun per terrorismo da parte britannica. Ben Gurion, Shamir, Begin tra gli esponenti più noti delle bande, che poi furono… primi ministri.
L’obiettivo dell’Agenzia ebraica all’epoca, che dirigeva le operazioni, era terrorizzare i palestinesi arabi in modo che abbandonassero le loro case, le loro terre, con incursioni fatte di devastazioni, incendi, uccisioni. 700 mila furono cacciati e privati dei loro averi: la Nakba ricordata dai palestinesi ogni 15 maggio (data del giorno dopo la proclamazione dello Stato di Israele, 1948). E oggi… È la stessa tattica nemmeno più mascherata. I Palestinesi sono il grande sporco etnico nella grande messianica Israele pulita, immaginata e pretesa dalla setta al governo. Contro tutte le evidenze giuridiche di illegalità e contro ogni etica civile, è un progetto di appropriazione coloniale, come nei secoli scorsi. Vanno cacciati con mille astuzie, mille stratagemmi, anche con la più semplice delle armi senza sangue: la fame. A Yazan, un bambino di cinque anni tra quelli raccolti a Khan Yunis che hanno perso i genitori, è stato chiesto cosa volesse fare da grande: “Il fornaio, per dare da mangiare a tutti”. Qualche giorno fa Marah Abu Zuhri, ragazza ventenne palestinese, è morta in Italia di genocidio per grave malnutrizione. Il rappezzo delle autorità israeliane: era già malata di leucemia. Ma la biopsia e le analisi dell’ospedale di Pisa dove era stata trasportata in aereo, smentiscono. Troppo tardiva l’autorizzazione a curarla in Italia. La procura archivia, non ravvisando “nessuna ipotesi di reato”. Quindi nessuna autopsia. Amen.
Israele oggi (il governo) cerca di superare in ferocia Hamas, nasconde, racconta bugie e versioni indifendibili. Ha un nutrito cursum dis-honorum poco conosciuto e ininterrotto.
“Quante atrocità furono commesse (dai sionisti) forse non si saprà mai, ma furono sufficienti a spingere l’allora Ministro israeliano dell’agricoltura, Aharon Zizling, ad affermare: ‘Adesso anche gli ebrei si sono comportati come nazisti e tutta la mia anima ne è scossa… Ovviamente dobbiamo nascondere al pubblico questi fatti… Ma devono essere indagati’.” * Era il 17 novembre 1948. * David McDowall, “Palestine and Israel”, I. B. Tauris & Co Ltd, 1989, p. 195
Megainchiesta a Milano tra i meandri dell’urbanistica. Oggetto: fame di cemento. “Non posso far spuntare torri dove non c’è nulla“. Lamenta il sindaco GiuseppeSala. Evidentemente spuntano torri solo in terreno fertile.
Milano da bere era il tormentone degli anni ’80. Milano da mangiare, Milano da torrificare, tormentone 2025.
L’Urbanistica storica di scuola e dei grandi maestri progettava la struttura del territorio secondo le esigenze flessibili del sociale e dei servizi correlati. Dalle agorà greche, ai fori romani, alle terme, basiliche, mercati, l’asse portante era la funzione che creava economia e maturazione sociale. Spesso fu anche rappresentanza della grandezza del potere e “pulizia” civica. Come, nei casi più vicini, la distruzione della Spina di Borgo a Roma, nel ventennio italico, e la distruzione delle Halles a Parigi. A partire dall’Ottocento schemi burocratizzati hanno perseguito in nome del “decoro”, dell’ordine pubblico, dell’igiene, la vita secolare di quartiere e di vicinato. Il percorso lento ma inesorabile procedette sostanzialmente verso lo svuotamento degli aggregati storici e verso gli alveari condominiali come unità primarie abitative. Gli spazi vitali di aggregazione e gestione pubblica si sono avvizziti a favore di privilegi riservati piuttosto al privato.
La prima volta che in Italia si ha una progettazione del territorio “partecipata”, dal “basso” come si diceva, è con l’architetto Giancarlo De Carlo, negli anni settanta. Con il suo gruppo, coinvolge le categorie sociali interessate nella progettazione del “Villaggio Matteotti“, a Terni. È stata una sperimentazione interessante, pur nei suoi limiti, in accordo con la mutevolezza delle stratificazioni socio-culturali del momento. Tracciò comunque una direzione non più seguita. Oggi non è riproponibile, dal momento che si è volatilizzata la microstruttura produttiva estesa artigiana, fagocitata dalla grande produzione. E d’altro canto è latente un’idea di futuro, di volontà di sperimentazione e programmazione di governo. Come altri settori, attualmente, quella che indichiamo come urbanistica è in buona parte soverchiata e snaturata da spinte finanziarie di rendita. L’antropologia dell’abitare che un tempo aggregava, quasi d’istitnto, architetture e funzioni collettive si è permesso che si estinguesse
“In meno di 10 anni a Milano si è costruito più o meno il 10% delle volumetrie di tutta Italia”. Afferma Elena Granata, docente di urbanistica al Politecnico, e descrive quanto sta succedendo (ed è successo) tecnicamente sul territorio metropolitano milanese.” C’è stata una densificazione urbana veloce, in altezza e di lusso. E questo porta inevitabili conseguenze”. La maggiore di queste è l’impatto ambientale. Con la fungaia delle “torri” è vero che si è evitato il consumo di territorio costruendo in altezza, ma contemporaneamente si originano una serie di conseguenze nefaste collegate e interdipendenti. Non ultimo, ne risente il modello democratico stesso.
«Si tratta di mettersi d’accordo almeno sul fatto che l’ambizione civile di Milano non è rappresentata da grattacieli costruiti nei cortili» riafferma Granata. E il lasciapassare dato all’Expo del 2015, di cui fu emblema il grande albero-icona?
Una consuetudine, che poi diventò legge, impediva alle costruzioni di superare la quota della statua simbolo, la Madonnina sulDuomo (108.5 metri). Ma negli anni fu sorpassata con deroghe. L’dea che la Madonnina dovesse vegliare su Milano da un’altezza esclusiva fu mantenuta con sottile escamotage: porne una riproduzione sulla copertura della costruzione fuori limite. La prima fu posata sul Pirellone (127 m.), con una riproduzione di 80 cm., seguirono il Palazzo Lombardia (161 m.), Torre Allianz (210 m.), Torre Unicredit (231 m. – nel 2024 acquistata dal Fondo Sovrano del Qatar) attualmente la punta più alta con… Madonnina .
Un tocco di tenerezza e meraviglia. La storia si conobbe sette anni fa.
Negro, così chiamato senza alcuna connotazione negativa, è uno di quei randagi che senza chiedere permesso si affezionano a un posto e ci restano. È proprio nero, forse un incrocio con un labrador. Ha deciso di stabilirsi nel cortile dell’Instituto Educativo Técnico Diversificado, a Monterrey, nel dipartimento colombiano di Casanare. Avrà avuto cinque anni all’epoca. Da allora è diventato la mascotte della scuola: allegro, giocherellone, ben voluto da tutti – insegnanti, studenti, soprattutto dalla signora che gestisce il chiosco delle merendine. Osserva tutto, conosce ogni angolo del cortile, ogni abitudine, ogni volto.
Con sguardo attento e curioso nota un rituale quotidiano: bambine e bambini che fanno la fila, porgono qualcosa alla signora del chiosco e ricevono in cambio una delizia profumata: biscotti, merendine, gelati… Per lui, irresistibili.
Un giorno accade qualcosa di impensabile. Negro arriva con una foglia in bocca, si alza sulle zampe posteriori, appoggia quelle anteriori al bordo del bancone e scodinzola. Si possono immaginare gli occhioni con cui cerca di farsi capire. Con garbo e dolcezza depone la foglia su una mano della signora. Nell’altra, avendo intuìto, lei ha già pronto un biscotto.
Da quella volta, ogni giorno, Negro si procura la sua foglia, fa la fila, scodinzola, fa gli occhioni… e riceve il suo biscotto, uno speciale per cani.
Troglo va a caccia di università. Le svuota, vi si infila e si dirige verso le discariche. Lì abbandona le carcasse. Le risparmia solo se sente: obbediamo! Con altra tecnica usa un retino per la pesca. Cattura il pensiero che fluttua in aria intorno alle università. Gli vuole impedire il volo libero. Ha anche un cestino per raccogliere i “vermi” radical e woke con cui nutre i suoi squali in vasca. Estorce e ruba i dollari destinati a ricerche e contratti (2,5 MLD solo ad Harvard!). Ha stabilito che è vietato l’uso di linguaggi che gli risultano incomprensibili. Studenti e docenti rischiano defenestrazione e deportazione. Come già Erdogano, Orbano, Mileio, il gotha democraturo-finto democratico. Frattanto si annuncia una rivolta: Harvard fa causa alla Casa Candida, col seguito di circa altre 150 università. Finirà alla Corte Suprema. Per ora cicuta a Socrate!