
Simboli sacri: USA e getta da Capitol Tarpea
Destruction 1
A Filadelfia, “Città dell’amore fraterno”, ai venti gelidi di questo squarcio invernale si sono mescolati venti infuocati. Le manifestazioni di massa contro la caccia brutale agli “irregolari” da parte degli agenti federali ICE, restano ancora, tutto sommato, pacifiche e organizzate: fischietti, tam tam, scambi di video e foto, documentazione, segnalazioni di postazioni… Non un morto ICE. Sanno bene che basterebbe per offrire il pretesto a nuove misure imprevedibili di Troglo.
I centri sociali che facevano capo ai Black Panthers, nati come autodifesa civile della comunità nera, si riorganizzano. Oggi si rinominano Black Lions: stesso principio, ruggito più potente. Nel progressivo dilagare della repressione e deportazione trumpotica, tra atrocità gratuite, bugie ufficiali e morti civili, hanno proposto la difesa armata. La legge della Pennsylvania non lo vieta: armi legali, giubbotti antiproiettile, addestramento.
Si è parlato di “guerra incivile“.
Filadelfia fu capitale dell’Unione. Qui furono firmate la Dichiarazione d’Indipendenza e la Costituzione (We The People), nell’Independence Hall, oggi patrimonio UNESCO. Il nome stesso della città, dalla sua fondazione, richiamava cosmopolitismo, libertà, tolleranza.
Un’icona calpestata con furia. Non travolta: deliberatamente profanata.
Da qualche giorno sono stati ritirati 700 agenti ICE da Minneapolis. La motivazione è che l’operazione complessiva di pulizia etnica ha avuto “un grande successo”, grazie alla collaborazione delle ammnistrazioni locali. «Vogliamo rendere la nostra operazione più efficiente e intelligente. Non ci stiamo arrendendo» dice lo zar delle frontiere, il capo neo-designato Tom Homan in sostituzione del superfalco Greg Bovino, che aveva spinto troppo con azioni truci e spettacolari.
L’uccisione incredibile di Renée Good e Alex Pretti, a distanza di una settimana l’una dall’altro, aveva sollevato una rabbia popolare temibile e a rischio carneficina, tanto da produrre, in realtà, il ritiro degli agenti e la sostituzione del capo. Ma ne restano circa 2000.
Bovino e Pretti, per una inquietante coincidenza appartengono a una cordata di emigrazione italiana, inizi secolo scorso: gli avi del primo partono dalla Calabria, gli avi del secondo dal Trentino.
Se per efficienza si intende violenza cieca e brutalità gratuita contro i più deboli e indifesi (donne e loro piccoli, prelevati in stile $$…), anche se “irregolari”, è stata superlativa. Resta nella storia nera il caso di Liam Conejo Ramos, piccolo di 5 anni “arrestato”, zainetto Spider-Man e cappuccetto bunny, che tutto il mondo ha visto.
Quanto a intelligenza: negazione totale, per quanto alcuni spiegazionisti si arrabattino sulla tesi “non stavano lì per caso“, riferendosi ai morti. E per quanto due giudici di Corte d’Appello (uno di nomina Regan, uno di nomina Trump), per la prima volta, crossing the Rubicon, abbiano considerato legale l’operato dell’Amministrazione.
Difficile ammettere che una vasta e serrata risposta pacifica contro una dura repressione può dare risultati insperati. O alla corta o alla lunga.
Il Mahatma Gandhi alla fine vinse contro gli astuti britannici che non andarono certo per il sottile nel tenere a bada l’enorme impero.
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Tem razão, o quê se ver no país que tinha orgulho em dizer ao mundo somos livres e bem vindo ao imigrante, hoje já se pode dizer, de quê não vale mais ter o sonho em viver na América livre. O imigrante que construiu essa potência. Porém não esquecer do que vem ocorrendo com os povos originais (nativos), quase foram exterminados da própria terra. A sociedade americana não pode pagar por ter um governo tecnocrático e autoritário como o Trump, como aqui no Brasil tivemos um extremista de direita não democrático, que atualmente está preso cumprindo pena por ter tentado destruir a nova democracia.
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Entendo sua preocupação, que também é nossa. A história dos Estados Unidos sempre foi marcada por grandes contradições: ao mesmo tempo que se apresenta como uma terra de oportunidades para imigrantes, também trouxe consigo profundas injustiças, especialmente contra os povos indígenas, orgulhosos e sábios, mas infelizmente hoje reduzidos a meros figurantes. E quanto à Amazônia e aos povos que a habitam (para citar apenas essas áreas)?
O debate atual sobre democracia, imigração e liderança política, particularmente em torno de figuras como Donald Trump, demonstra como as sociedades atravessam ciclos de tensão e redefinição de seus valores. Isso ocorre não apenas nos Estados Unidos, mas também em países como o Brasil, onde o debate sobre democracia e instituições tem sido igualmente intenso nos últimos anos.
Talvez o ponto crucial seja lembrar que a força de uma democracia reside justamente em sua capacidade de se autocorrigir, de permitir o debate e de reconhecer seus erros históricos. A participação cívica informada continua sendo essencial para garantir que os ideais de liberdade e justiça não se percam. Meus melhores votos ao Brasil, que parece determinado a mantê-los vivos.
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