Prigioniere

Un'illustrazione satirica che rappresenta un uomo davanti a un gulag immaginario dove ripone donne. Un cartello all'ingresso recita: 'WOMEN REPRODUCTION GULAG'. Satira della misoginia.

Ci sono i fiori di Bach, i fiori australiani, i fiori MAGA e i fiori AF.
Questi ultimi promettono una cura radicale. Direttamente sulle donne.

Ecco un florilegio recente, pronunciato da un personaggio di spicco di AF (America First), la galassia blu che orbitava nell’assalto a Capitol Hill:

“… Le donne vengono mandate prima ai gulag, ovviamente. Quali donne? Tutte le donne. Ogni donna.
… ha imprigionato gli zingari, gli ebrei, i comunisti, sai, tutti i suoi rivali politici, dobbiamo fare la stessa cosa con le donne.
Quindi vanno prima al gulag. Vanno ai gulag riproduttori. Quelle buone saranno liberate. Quelle cattive faranno fatica nelle miniere per sempre.

Si autodefinisce incel (involuntary celibate).
Nik Fuentes è un generoso dispensatore di allucinazioni suprematiste bianche, impastate con uso retorico della religione. Predica le sue ossessioni come verità rivelate. È stato definito “il più cancellato d’America”, ma la sua influenza, amplificata da streaming e comunità digitali, resta persistente.

I suoi gruppi, Groypers, sono anti-tutto: anti-femminismo, anti-liberalismo, anti-immigrazione… Abitano i labirinti del razzismo bianco. Si sono appropriati di Pepe the Frog, creatura del fumettista Matt Furie: una rana antropomorfa verde, nata semplice e innocente, trasformata – con grande disappunto del suo autore – in icona identitaria delle destre estreme.

Le sue affermazioni sono talmente deliranti da sembrare irreali. Parla un maschio che ha imparato solo il ruolo del dominatore e del predatore. Riduce i corpi a funzione, le persone a marionette. La maternità a produzione. La relazione a comando.
Il corpo delle donne fa paura; è il primo obiettivo di deprivazione.
E così la sua psicologia: pericolosa, nemica.

Contro la reductio ad unum, la natura invece insiste sulla molteplicità.
Diritti – e le uguaglianze nei diritti – avanzano comunque, tra resistenze e ritorni.

Dove manca la tenerezza, nasce sempre un recinto.
Dove si teme la libertà, si immagina un gulag.

Forse le donne, in massa, gli direbbero semplicemente:

Ma che stai dicendo?
Di cosa diavolo stai parlando?
What on earth are you saying?
WHAT THE HELL ARE YOU TALKIN ABOUT?

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