
Tutti i nodi vengono a Troglo. Il suo direttore del Centro Nazionale Antiterrorismo si dimette e dice che la guerra all’Iran non era necessaria. È stata forzata da Netaniolo e dalla sua “potente lobby americana“: l’Iran non era un pericolo imminente. Lo afferma chi se ne intende – un po’ tardi – da suprematista bianco con pedigree MAGA, Joe Kent. Aveva sostenuto il primo Troglo concelebrando la fandonia delle elezioni rubate. Aveva difeso gli assalitori di Capitol Hill (definiti in karaoke “prigionieri politici”). Sua moglie era stata uccisa in un attentato Isis in Siria nel 2019, dentro una guerra “fabbricata da Israele“, così scrive nella lettera aperta di dimissioni.
Ora evidentemente è troppo, forse, per numero di morti (più che altro i propri) o piutosto per essergli stata indicata da un po’ la porta: FBI indaga da qualche settimana se abbia diffuso notizie riservate.
La portavoce della Casa Candida lo redarguisce, da sergente tipo muovi-le-chiappe-palla-di-grasso: solo il Capo può stabilire se il pericolo è imminente o no.
Mentire è facile agli altri. Probabilmente anche a sé stessi, al nero. La Fandonia indifendibile è diventata costituzionale, ma capita che quella cosa, a volte sporca, chiamata coscienza fa un salto incontenibile. come un delfino nel mare limpido.
Il delfino Joe Kent, dopo il guizzo. ricade tuttavia nello stesso mare.
Nello Stretto di Hormuz, intanto, Troglo aggrappato a una camera d’aria, non sa come arrivare a riva, in balia delle correnti che che non capisce.
Anzi: è proprio imbottigliato.
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