Referendum inghiottito

Illustrazione satirica di una donna politica riconoscibile, con capelli biondi e sguardo arrabbiato, circondata da uccelli e nuvolette di testo che esprimono frustrazione e colpe.

Con voce flautata, uccellini come sottofondo in colonna sonora, una siepe verde per fondale (niente di più rasserenante), come una semplice casalinga che ha appena finito di spolverare (sono ancora una di voi, ho problemi di fine mese), maglioncino girocollo da grandi magazzini, Georgica “parla alla nazione”.
Di solito gridava e sgridava.

Il copione non offre grandi estensioni recitative-espressive. Il sorriso, appena accennato finto poetico, è da convalescenza. Occhi poetici, laggiù.
Inquadratura tecnica, un filo bassa (alza la figura).
È la regìa dell’addetto all’immagine (spin doctor!).

Non in parlamento, ma sui social in solitaria-soggettiva, dove nessuna voce può fare da contrasto.
È la casalinga – basta con quella di Voghera – di qualsiasi località, come figurante di alta carica. Ma promette come sempre, di onorare l’alta cucina come prima chef-fa della Nazione.

Il referendum tentava, via tunnel sotto marciapiede, di sbucare nel palazzo della Costituzione.
Ma la Costituzione è al sicuro nel caveau della democrazia.

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