
Compro i soliti giornali e, di ritorno, mi siedo su una panchina all’ombra di un olivo ornamentale.
Dopo qualche minuto di lettura e un’occhiata alle vignette, vago con lo sguardo.
Passano ragazzi e ragazze con abbigliamenti di tendenza e stili eterogenei. Capi nuovi già strappati. Larghi, stretti. Scarponi da montagna, scarpine pantofole. Cappucci blackfriars. Tatuaggi che risalgono alle orecchie come maglioni a collo alto.
Il caldo o il freddo non sembrano avere molta relazione.
Forse l’inconscio personale è già nel vestito.
Alle mie spalle il monumento severo a un intellettuale e politico dell’Ottocento dagli enormi favoriti.
Davanti, un liceo famoso a lui dedicato.
Osservo alcuni colombi che tessono saette temerarie da e verso il cornicione marcapiano, sotto una sequenza di grandi finestre lungo la facciata. Tre balconi a serliana in corrispondenza di grandi portali ad arco marcano il ritmo.
Malgrado la pulizia giornaliera (credo), lungo la striscia di selciato alla base dell’edificio noto a distanza molti regalini colombacei. Bianchi, grigi, neri, a palline, a spiaccico…
Forse è il tempo del corteggio.
Un colombo pienotto, grigio argento con una fascia scura fino al becco, fa le danze a una colombina.
Lei sembra o fa la distratta. Guarda dalla parte opposta.
Il colombo fa un giro su sé stesso alzando e abbassando il capo più volte.
La colombina fa due saltelli più in là.
Lo spasimante guadagna i saltelli e ripete la coreografia d’amore.
Gira in un senso e nell’altro.
Abbassa e rialza il testolino.
Tradotto in parole umane potrebbe dire:
Da quando ti ho incontrata non ho avuto più pace…!
Guarda le mie piume argento… il foulard nero… Non sono abbastanza elegante per te?
Ho persino smesso di beccare mozziconi davanti alla fermata dell’autobus!

Colombina si lancia in un arco rovescio e riapproda diversi metri più in là. Guarda dalla parte opposta. Indifferente.
Attimo di esitazione per il maschio con foulard. Poi tre o quattro saltelli verso la direzione amata.
Pochi istanti dopo, riavutosi, si lancia e approda accanto allo struggente obiettivo.
Lei sempre impassibile. Guarda su e giù. Zampetta lungo il cornicione, estendendo e tirando in fretta il collo avanti e indietro.
Lui dietro, instancabile. Fa un piccolo volo nella direzione opposta come per fermare la dolce riottosa.
Ricomincia la danza. Il giro su sé stesso, destrorso poi sinistrorso. Il capo sempre su e giù.
Con la velocità di un lampo Colombina saetta in basso e poi in alto con grande battito d’ali scomparendo.
Raccolgo i giornali e resto qualche attimo a guardare il cielo.
Il colombo col foulard e Colombina non li ho più visti.

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