Pontepavone Ponte di prescia (2)

Caricatura di un uomo ornato di piume di pavone che passeggia su un ponte, con una vista sul cielo blu.

Ponte a rotta di collo.
Ponte a perdifiato.
Lungo e debilitante raccontare la storia del Ponte sullo Stretto di Messina. Sollevò e solleva grossi interrogativi soprattutto su aspetti tecnici, alcuni sottovalutati, altri non risolti con la dovuta attendibilità e cautela. Particolarmente su parametri di sicurezza e tipologie delle deformazioni (preoccupanti), prove insufficienti in galleria del vento, risposta sismica incerta, linea alta velocità, lavorabilità in aere… Una cosa sono le prove di laboratorio a scala ridotta, altra la risposta a scala esecutiva reale (esperienza diretta di Mario de Miranda).
Pensare che l’INGV ha appena diramato il rapporto sull’attività sismica in Italia per il 2025: sono avvenute 15.759 scosse, 46 al giorno, una ogni 33 minuti.
Se ne vuole la costruzione a tutti i costi, sulla riesumazione del vecchio/recente progetto approvato (2011), poi “aggiornato”, ma ancora privo di completamenti esecutivi peculiari.
Lo afferma Mario de Miranda che è progettista di fama internazionale, insieme ad altri colleghi progettisti di ponti, in uno studio pubblico.

Ma per aggirare, scavalcare, ignorare ci sono i maestri di professione. Il governo Georgica ne accoglie molti.
Il Ponte sullo Stretto è un rollè troppo sostanzioso e invitante, una volta scongelato, va consumato. Ma potrebbe comunque essere tossico. Anzi mortale – gli dei non vogliano-.
La cautela sembra patrimonio dell’umanità in estinzione.

Quanti ricordano la tragedia del Vajont? Una tragedia progettata. Con lo stesso affanno costruttivo a rotta di collo, e con maledetta predeterminazione. Malgrado i dati reali, le avvisaglie di disastro, gli studi e i pareri contrari, si volle costruire a tutti i costi, in nome del primato. Perché l’opera era imponente, ardita, la più alta del mondo (1960), la più appetibile, vanto della tecnologia ingegneristica italiana.
Negligenze, occultamenti, sottostime, enormi interessi… il lievito madre dei disastri.
E il disastro fu una enorme tracimazione generata dal distacco dei costoni del Monte Toc. Il quale aveva già mandato un chiaro avviso un anno prima, e poi pizzini. Ci furono interi paesi cancellati e 1.917 vittime. Due ingegneri condannati, poi pena condonata. Un ingegnere si suicidò per rimorso.

Il ministro di competenza attuale, Salvoni, per affrettare l’iter dei lavori del Ponte sullo Stretto, risponde sbrigativamente col fiatone alle eccezioni poste a ottobre dalla Corte dei Conti su tutta l’operazione progettuale: si inventa il commissariamento. Nella bozza del DDL in via di approvazione figurano due commissari, di cui uno è l’amministratore delegato della stessa Società Stretto di Messina SPA, concessionaria proponente la progettazione-gestione-esecuzione del Ponte. L’altro, responsabile per i collegamenti ferroviari, è amministratore delegato di FRI (Rete Ferr. Ita).

Ma il vero obiettivo del ministro&Co è impedire ai magistrati della Corte dei Conti di ficcare il naso e ottenere uno scudo penale per il seguito.

Se il lupo si vuol mangiare le pecore è ridicolo affidargliele. Per un’opera pubblica di tale impatto e importanza sarebbe un privato interessato a decidere secondo le convenienze di parte, non certo imparziale.

Una delle trovate per rafforzare la necessità della costruzione del ponte è stata (2024) la valutazione proposta come opera strategica, “opera militare” da far entrare nelle spese PIL per la difesa. Avrebbe favorito i collegamenti tra le basi NATO. E avrebbe rafforzato la stessa NATO col collegamento stabile, in alternativa al traghettamento.
NATO ha risposto: no, cari!
Ma fu lo stesso ministro della difesa a rimandare indietro il documento che lo chiedeva e a smontare la valutazione come “opera militare”.
Una fila di carri armati, pesantissimi, per 3,300 km. magari in doppia corsia, con cingoli che lasciano il solco, grandi vibrazioni in sommatoria, treni… sarebbe follia.
In caso di attacco non esiste nemico tanto stupido da non far saltare per prime le infrastrutture di comunicazione e collegamento.
Incalza il ministro degli esteri: ma serve all’evacuazione per un eventuale attacco da sud!
Chi evacua? Da dove a dove? Evacua tutta la Sicilia? Tutta l’Italia? In un budello?
Esercizi a vanvera.

Ma i bravi dell’Innominabile mandano a dire: «Quel ponte s’ha da fare!».

Intanto il ministro responsabile sta correndo allegro, su monobob. Senza casco.

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