
Colonnelli di piantone a presidiare il voto dagli spalti: inclusi nella legge, forniti direttamente dalla casa madre.
Voto di fiducia imposto, voto segreto pro forma, emendamenti respinti per principio. E infine l’acclamazione, con dichiarazione ufficiale dei donzelli di corte, con un lessico dinastico, proprietario, ereditario.
Un grilletto spiritato proclama:
«Chi piglia un voto in più comanda».
Governare, verbo sconosciuto.
Sorrisi usque ad aures per il selfie del trionfo.
La Capa immancabile in primo piano, senza broncetto, con il suo stereotipo di professione.
Eppure, un broncio di genere dovrebbe averlo.
Perché le donne, in questa legge elettorale, contano come il due di coppe, figuranti marginali. Noccioli della frutta che, una volta mangiata, si sputano.
E le donne della maggioranza? Hanno fatto sentire la propria voce? Hanno provato a opporsi dall’interno, durante l’iter procedurale della legge?
Si-No-Non so.
Tengo famiglia. Tengo poltrona.
Il ruolo delle donne, come al solito, sembra ridotto a una presenza superflua, di pura cornice, sotto la tutela dei Patriarchi. Le liste potrebbero avere una pesante preponderanza maschile, mentre il premio di maggioranza, altrettanto pesante, consente un surreale arraffa-tutto.
Perfino il Capo dello Stato potrà essere, finalmente, de noantri.
Alla Corte costituzionale serviranno parecchie matite rosso-blu.
***
Scopri di più da arti&artigli
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
Complimenti per la lucidità e ironia con cui hai esposto la vicenda ( e la vignetta e’ perfetta)
ml
"Mi piace"Piace a 1 persona
Grazie! Quando i fatti hanno una comicità tutta loro, mi limito a non rovinargli la battuta. Il disegno fa poi il resto. Complimenti anche a te: ho gustato la tua scrittura.
"Mi piace"Piace a 1 persona