Battute di caccia

Dal 2000 a oggi è scomparso il 33% degli uccelli delle aree agricole italiane. Nelle aree di pianura gli uccelli selvatici sono diminuiti del 50%. Le cause vanno dai pesticidi che eliminano gli insetti, alle coltivazioni intensive, alla meccanizzazione delle lavorazioni che producono rumori, alle bizzarrie climatiche, al bracconaggio…

È il rapporto della Lega per la Protezione degli Uccelli (LIPU, 2025) a presentare il quadro deprimente sulla sparizione progressiva della biodiversità aviaria.
Averla, passera d’Italia, verdone, allodola, cutrettola, verzellino hanno subito una diminuzione da 80% fino a 50%. Vanno aggiunte anche le rondini, una delle prime immagini poetiche apprese nell’infanzia associate alla primavera.
Le allodole sono cacciabili e si calcola che ogni anno ne vengano colpite dal piombo fino a 2 milioni; e in questi venticinque anni la loro presenza è diminuita del 54%.

I cinghiali raggiungono le strade e rovistano tra le spazzature, qualche cervo ha passeggiato per le strade, qualche orso ha ucciso qualche incauto escursionista. Se i cinghiali scendono per le strade è perché si è sparato ai lupi.
E chi spara ai lupi? Chi mette le tagliole? Chi fa bracconaggio?

La materia è in discussione in parlamento con un DDL di regolamentazione della caccia. Solo che il ministero che se ne occupa è diretto da un ministro che ha ricevuto molte critiche in passato (ha fermato un treno col freno d’emergenza perché doveva scendere prima, ha citato la moltiplicazione del vino di Gesù, ha affermato che l’abuso di vino sì, fa male, ma anche l’abuso di acqua può portare alla morte (a quando il teschio sulle bottiglie d’acqua?).
E moltissime ne sta ricevendo per il contenuto di questa legge sull’attività venatoria, definito privo di riscontro scientifico, cervellotico, distruttivo, mostruoso, ingestibile
Basti pensare alla caccia con l’arco, che fa morire per dissanguamento, permessa.

In realtà questa proposta di legge era già stata presentata, ma poi affossata. Viene ora ripresa dal ministro che teme l’acqua, e proposta direttamente al Consiglio dei Ministri per accelerarne l’approvazione, in quanto “a settembre ricomincia la stagione venatoria“.

La nuova legge più che regolamentare la caccia sembra volerla favorire piuttosto togliendo limitazioni e aggiungendo molte creatività libertarie.
Vuole incrementare il numero dei cacciatori posti a “tutela dell’ambiente” quasi come fossero i regolatori naturali della fauna. Con un occhio anche al “turismo venatorio”.
Aumenterebbero sicuramente il fatturato degli armieri, produttori e venditori, e i flussi dall’esterno verso un eldorado venatorio.
In termini di voti siamo sui 500-600 mila cacciatori, e le elezioni a breve distanza: si spiega la rotta di collo per l’approvazione.
Si tratta di normative profondamente invasive a favore solo dell’1% della popolazione, cui verrebbero conferite funzioni e qualifiche che la stragrande maggioranza dei cittadini non approva.
Come il preteso carattere sportivo che porta invece il segreto piacere delle uccisioni eseguite su inermi creature che non hanno nessuna possibilità di difendersi o scampare.
Lo stesso carattere hanno assunto le guerre oggi, wargames dove si fa strike e si applaude a ogni vittima: beccato! hurrà!

Delirio di onnipotenza che lascia bossoli e piombo a memoria futura sul terreno.
Poco conosciuti gli effetti deleteri del piombo, che rilascia facilmente particelle tossiche in acqua e nell’umido.
Ogni anno 2,3 milioni di volatili muoiono in Europa per aver ingerito pallini da caccia, scambiati per sassolini utili alla loro digestione (European Chemical Agency – ECHA).
Complessivamente 150 milioni di volatili sono esposti al pericolo, considerando che sul suolo europeo piovono ogni anno 14 mila tonnellate di pallini.
Gli stessi cacciatori sono esposti inalando i fumi da sparo e mangiando le carni dove il piombo ha rilasciato particelle. Sono stati riscontrati dei casi, gli effetti sono a lungo termine.

Il DDL in discussione in Parlamento contempla di poter sparare anche dopo il tramonto.
Di notte si potrebbe non distinguere bene un orso da un topo e allora è consentito l’uso dei visori notturni.
Per non spaventare i morituri e non far fuggire i loro amici o i compagni di brucata è previsto l’uso del silenziatore applicato all’arma.
Prevista anche la legalizzazione di gare notturne di caccia (al vincitore maglia nera con teschio, si presume).
Già il cannocchiale di precisione è una scortesia nei confronti della preda, mancava la superdotazione.

Quanto alla pericolosità della pratica “sportiva”, l’Osservatorio sugli incidenti di caccia per l’anno scorso rileva 33 morti di cacciatori autoprovocate e 13 feriti estranei alla caccia.
E le ore notturne sarebbero le più indicate per gli incidenti.

I punti libertari.
Utilizzabili fucili di ultima generazione a più colpi a ripetizione – obsoleta ormai la classica doppietta -.
Libertà di accedere ai fondi privati, anche senza permesso del proprietario.
Libertà di sparare sulle aree demaniali, dunque spiagge, parchi, aree naturali, di cui si prevedono riduzioni.
Libertà di sparare prima del 10 febbraio, attuale limite, cioè durante i voli migratori prenuziali.

Un controsenso che diminuirebbe la stessa riproduzione.

Uccellagione con la tecnica dei roccoli (complesso sistema con reti), già vietati, per utilizzare gli uccelli migratori catturati come richiami vivi – alcuni venivano accecati per aumentare le capacità canore -. A parte che oggi esistono i richiami registrati elettronici. Modalità vietata anche dalla Commissione Europea. L’Europa chiede che almeno il 30% del patrimonio naturale di ogni regione sia salvaguardato, ma il Ministero dell’Agricoltura competente fa sapere, in sostanza, che regolerà quanto e come vuole (non poi tanto nascosto l’impianto antieuropeista della normativa) .

L’avifauna è soprattutto italiana.
E sottilmente, al fondo, non sarebbe nemmeno più patrimonio della collettività come stabilisce la Costituzione, ma proprietà di chi spara: prelievo faunistico, come dal cach del bancomat.
Il parere scientifico dell’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) non è più preso in considerazione.
Non si chiamerà più caccia ma controllo faunistico e l’uccisione prelievo faunistico.
Dulcis in fundo, fino a 900 euro di multa a chi manifesta dissenso e ostacola il “controllo faunistico“.

Lacci e lacciuoli tagliati con le forbici fornite dalle lobby interessate.
Gli ultimi studi di ecologia e comportamento animale potrebbero far riflettere (Safina, de Waal, Bekoff).
O i versi teneri e delicati di Giorgio Celli che aveva studiato e capito profondamente gli animali, dall’ape al gatto.
E che aveva scritto: Se un paradiso esiste è giusto che sia popolato di animali…

Ma questo per ordine ministeriale è l’inferno degli animali.

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