Propaganda matrimoniale


Tutto fa voto

Il discorso del ministro Tajataja — ex monarchico, ma con il re ancora nel cuore: il re della casa — si avventura, o meglio arzigogola con poca eleganza, intorno alla lunghezza della gonna. Corta? Lunga? E forse anche al tipo di stoffa.

Nel giro di poche battute, il ministro inaugura una sorta di fulminea agenzia matrimoniale, a punzonatura politica.

Un programma socio-politico-cultural vittoriano. Con una figura cardine: la buona madre (prolifica) di italica recente memoria, che consegerà alla patria la fede nuziale in oro.

La donna ideale, secondo questa sociologia da parata, non deve essere appariscente. Meglio bruttina-piacevole, fedele, rassicurante.
Una che toglie la polvere e, soprattutto, che non fa i «cornetti»: letterale.

Naturalmente, con la gonna lunga. Magari senza caviglie a vista

La raccomandazione, nel suo discorso, sarebbe destinata ipoteticamente al figlio, nel caso dovesse sposarsi. Peccato che il figlio sia già sposato: dettaglio che rende l’intera faccenda ancora più surreale.

Un simile sproloquio sulla donna ideale potrebbe sembrare soltanto fastidioso, e avrebbe una rilevanza relativa se a pronunciarlo non fosse un ministro. E se, invece di restare una sciocchezza da conversazione domestica o da scambio tra passanti, non venisse impacchettato e trasformato in propaganda raso terra.

Il punto, alla fine, è proprio lì.

La femmina deve essere fedele per la vita.

Come il centrodestra.

Non ti tradisce, non ti abbandona e non ti fa mai trovare una sorpresa.

Non deve essere appariscente.

Deve stare al suo posto.

E, evidentemente, deve anche togliere la polvere.

***