
Ratko Mladić. Chi era costui?
Gli esseri umani lo hanno condannato per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, sulla base di quei principi elementari che abbiamo chiamato convivenza, civiltà, etica, giustizia.
La Storia ha però anche una voce più concreta: Srebrenica, almeno 8.000 bosgnacchi uccisi, uomini e ragazzi, esecuzioni di massa, fosse comuni. Tutto in nome di un suprematismo ipernazionalista e del progetto di una «Grande Serbia».
Quella anche di Slobodan Milošević, che morì in carcere per gli stessi reati, poco prima della sentenza definitiva.
E poi c’è un’immagine.
Un video lo mostra sorridente, rassicurante, mentre accarezza un bambino e gli offre una cioccolata.
La cioccolata della morte.
Quelle immagini appartengono agli stessi giorni in cui le forze al suo comando stavano mettendo in atto la campagna che avrebbe portato al massacro di Srebrenica. Tra le vittime, migliaia di uomini e ragazzi bosgnacchi. Anche il padre di quel bambino. Le sue ossa sarebbero state ritrovate molti anni dopo.
Mladić è morto da pochi giorni, a 84 anni, nel carcere dell’Aia, dove scontava l’ergastolo per genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
E mentre la giustizia internazionale lo aveva condannato, una parte dei suoi sostenitori – dentro e fuori dalla Serbia – continua a celebrarlo come un eroe.
Onori. Celebrazioni. Un eroe nazionale. Un mito.
Qualcuno è arrivato a titolare che aveva «impedito l’avanzata dell’Islam».
È questo, forse, l’aspetto più inquietante.
Non soltanto che esistano i criminali che compiono genocidi.
Ma che, dopo i crimini, possano essere trasformati in eroi e avere un seguito politico.
Allora c’erano le reticenze, le esitazioni, la mancanza di coraggio della politica internazionale davanti alla dissoluzione violenta della Jugoslavia.
Le stesse esitazioni che abbiamo già visto davanti all’avanzata dei fascismi.
E che continuiamo a vedere, ancora oggi, in molte parti del mondo.
A pochi giorni dalla morte, il suo corpo è tornato in Serbia, mentre si preparano le esequie con funerali di Stato e onori militari.
La celebrazione di Mladić continua a suscitare fortissime reazioni, anche a livello europeo:
“La glorificazione dei criminali di guerra non ha posto in Europa”, comunica Bruxelles.
Si dice che la Storia non si ripete.
Ma si ripetono gli errori.
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