A sorpresa nella notte senza farsi vedere e lasciare traccia, se non i danni (e i morti). Da un paio d’anni chi sputa droni anonimi (ma tanto si sa).
II governo si sveglia quando è tardi. E almeno batte un colpo.
La Flotilla è stata attaccata… La Flotilla è stata attaccata… La Flotilla… è stata… zzz… Per ore, giorni, si è aspettata una reazione. Un tweet, un comunicato, anche solo un emoji. Conferenza stampa è troppo. Nulla. Solo ronfi in politichese sostenuti in cordata dai codazzi.
Poi, all’improvviso, come risvegliata da un sogno dove Europa e NATO servono caffè e biscotti, la premier si è alzata e ha tuonato: “IRRESPONSABILI!”
… chi?
D’accordo, Netaniolo ha oltrepassato il limite. L’ha detto. Ma il limite può essere un capello, una montagna invalicabile o un atto ripugnante verso la natura umana.
Chi sono gli irresponsabili? I pirati che di notte violano le acque internazionali e colpiscono con droni, spray chimici, granate acustiche e incendiarie? Quelli che sparano a barche umanitarie con a bordo medici, parlamentari e giornalisti? O quelli che si svegliano solo dopo l’indifendibile/irreparabile? O solo dopo le ondate oceaniche di protesta della gente che vede e sente?
Arriva la svolta strategica: “Manderemo due fregate!” Ma solo per assistenza!
Ovvero: se qualcuno viene colpito abbiamo scialuppe, lettighe, salvagenti, dispositivi medici, clisteri. Possiamo fare la respirazione con massaggio cardiaco…
Applausi. Standing ovation da parte dei ghostwriter del comunicato. Una vocina in fondo chiede:
“Fregare chi?”
Nel frattempo, la Flottilla naviga sotto attacco, senza protezione reale, ma circondata da mille dichiarazioni, tweet, sdegno formato social. Le navi militari? Una di bandiera spagnola a difesa – è stato detto -, due di bandiera italiana ma in osservazione, a distanza. A fare cosa, non è chiaro. Forse a portare la bandiera.
Intanto, chi ha bombardato rimane senza nome. Perché nominare i responsabili è sempre più rischioso che indignarsi abbaiando alla luna. Guardando il cielo.
Chi dorme non piglia Gaza.
Infatti piglia Gaza chi per molti anni non ha proprio dormito con quella fissa.
E le fregate? Ancora al largo. Ma intanto, il sonno della ragione produce comunicati stampa. Non conferenze stampa.
Io dissi: “Date a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio.” E voi cosa avete capito?
Che potete invece consegnare a Cesare ciò che è di Dio? Trasformare la fede in ideologia, la spiritualità in propaganda? Mettere Dio in uniforme, farlo generale e usarlo per giustificare ogni frontiera, ogni missile, ogni check-point?
No, fratelli miei troppo armati: Cesare fa il suo mestiere. Dio ne fa un altro.
Il problema è che voi li avete fusi in uno solo: un Cesare con l’aureola, che vi benedice le guerre mentre firmate i contratti delle armi.
Avete anche frainteso la Terra Promessa.
Non era una terra da rubare, ma un cammino da condividere. Non era “promessa a voi” e tolta ad altri, ma promessa a chiunque camminasse nella giustizia e nell’amore. Il fondamento per chi dice di amare Dio.
Eppure voi l’avete recintata. Muri, torrette, filo spinato… le Scritture piantate come cartello di proprietà privata: “Accesso consentito solo ai nostri, ai bianchi, ai giusti secondo il codice postale.” Quando fate qualcosa di terribile agite di nascosto, di notte, fate in modo che nessuno veda, sopprimete chi ha visto e racconta.
Ma io vi dico: non esistono figli privilegiati. Non ho amici di Dio VIP, non c’è una corsia preferenziale per chi bombarda con buona intenzione, con precetti e comunione in regola, con 613 comandamenti praticati.
Siete tutti figli di Dio. E quando uno fa il furbo in nome suo… mi vergogno.
Smettete di usare il suo nome per vendicarvi delle vostre frustrazioni geopolitiche.
E io non vi ho mai detto di odiare il nemico. Mai.
E poi ricordate: quando la misura è colma qualcosa avviene, o dall’interno o dall’esterno.
E sta avvenendo. È già avvenuto.
* Aspettate. Volevo dirvi…
C’era una volta un uomo molto devoto, che si chiamava Patriotico.
Ogni mattina pregava davanti allo specchio: “Grazie, Signore, perché mi hai scelto tra tutti i popoli della Terra.”
Aveva una casa grande, con muri alti e videocamere anche nei cassetti e nei bagni. Diceva: “Questa è la mia terra promessa. Me l’ha data Dio, c’è scritto. Anche nel piano regolatore e al 17 bis del codice civile.”
Un giorno bussò alla sua porta un uomo stanco, coperto di sabbia e silenzio. Si chiamava Rifugiato. Aveva lasciato la sua terra, il suo villaggio, i suoi morti. Chiese solo un po’ d’acqua.
Il Patriotico disse: “No. Questa è terra sacra. È nostra. Promessa. Tu sei figlio di un altro Dio. Forse anche terrorista.”
Il Rifugiato sorrise piano, e disse: “Ma io credevo che Dio avesse un solo Regno. Che fossimo tutti invitati.”
Il Patriotico rispose: “No. Dio è con noi. Solo con noi. È sempre stato così. Ce l’ha giurato un influencer molto in.”
E chiuse la porta. Tre volte, accertandosi che se ne fosse andato.
Paura, orgoglio, convenienza si strinsero la mano. Pollice in su.
Alla fine dei tempi, il Patriotico si presentò davanti al Signore.
E disse: “Eccomi, Signore. Ho difeso la tua Terra Promessa. Ho respinto tutti quelli che non erano degni.”
E il Signore rispose: “Hai sbagliato tutto. Io non ero dentro. Io ero fuori. Con quello che hai lasciato alla porta.”
¡Españoles! ¡Italianos! ¡Patriotas de todo el mundo! Spagnoli! Italiani! Patrioti di tutto il mondo!
[Nacchere – giravolta drammatica]️
¿Estás cansado de los impuestos? ¿De los burócratas de Bruselas? ¿De las élites globalistas con tofu? Sei stanco delle tasse? Dei burocrati di Bruxelles? Delle élite globaliste con il tofu?
[Zoom]
¡Entonces pásate a VOX! ¡Es totalmente gratis… y para siempre! E allora passa a VOX! È totalmente gratuito… e per sempre!
[Appare un logo animato di VOX con scritta lampeggiante:
“ZERO € AL MESE – PARA TODA LA VIDA”]
Con VOX no solo recuperas tu país… ¡recuperas tu alma! (Con VOX non solo recuperi il tuo Paese… recuperi la tua anima!)
[Bailadora alza il pugno, parte una musica epica con nacchere]
¡Porque ser patriota… no cuesta nada! (Perché essere patriota… non costa nulla!)
[Voce fuori campo]
Llama ahora y recibe un abanico patriótico de regalo. ¡Solo con VOX! (Chiama ora e ricevi un ventaglio patriottico in regalo. Solo con VOX!)
* Charlie Kirk, ucciso alla Utah Valley University durante uno dei suoi meeting. Professava una visione della società seducente e rampante, 5,2 milioni di follower su X e 7,3 milioni su TikTok. La sua figura pubblica di marito devoto che richiamava la pubblicità rassicurante e i film degli anni ’50, nascondeva tratti di estrema brutalità. Un suo paravento era anche la fede ostentata in Dio. Cercava e trovava adepti nei campus universitari, nei circoli conservatori giovanili che eccitava con fantasmagorie e prodezze oratorie infarcite di disumanità. Siamo ancora figli della cultura di Cesare Beccaria, Filangeri, Giambattista Vico… per fortuna, e ne restiamo scossi. Oltre al suo prevedibile repertorio-pompon MAGA riguardante immigrati, omofobia, nazionalismo cristiano, pro life…, i pezzi-forti erano le armi libere e la pena di morte. Pena di morte pubblica, nelle piazze e trasmessa in tv, mentre magari si sgranocchiano popcorn e si sorseggia cocacola.
Ebbe a dire riferendosi a Michelle Obama e ad altre quattro donne: «… non avete la capacità di elaborazione cerebrale per essere prese seriamente… avete dovuto rubare spazio a una persona bianca».
«Dovrebbe essere legale bruciare una bandiera arcobaleno o di “Black Lives Matter” in pubblico».
«Sottomettiti a tuo marito – rivolgendosi a Taylor Swift – non sei tu a comandare».
«È un prezzo che vale la pena pagare: alcune morti per arma da fuoco ogni anno in cambio del diritto sancito dal Secondo Emendamento».
Amy Binder, docente di sociologia alla Johns Hopkins University definisce i contenuti della sua comunicazione come “conservatorismo insurrezionale”. Trompone (… il 6 gennaio, a Capitol Hills, quanto a insurrezione comandata dal divano, aveva fatto buca) si è molto giovato delle campagne elettorali di Kirk sulle varie piattaforme, riuscendo ad attrarre molti voti giovanili nelle fasce 18-25 anni alle elezioni presidenziali 2024. In memoria di Kirk si stanno ora raccogliendo milioni di presenze e consensi sulle stesse piattaforme.
Dunque giustificata la sua soppressione? Assolutamente no.
* Tyler Robinson, 22 anni, uccide con un solo colpo alla gola, da 160 metri con un fucile di precisione ad alta potenza. Vive in una famiglia repubblicana. Amore di famiglia per le armi. La madre in rete è ritratta sorridente con un bestione di fucile mitragliatore che fa fatica a tenere. Lui, in altra foto, seduto a terra con cappellino e visiera visibilmente compiaciuto, dietro un’altra bestiaccia di mitragliatrice da appoggio. Avrebbe scritto sui proiettili inesplosi dell’attentato Bella ciao. Ed altre scritte definite di sinistra.
Trumpone da subito chiede la pena di morte, senza mezzi termini. Dunque giustificata la vendetta livorosa di Stato? Assolutamente no.
* Georgica in rosso, acconciatura da bailadora di flamenco con vistosi orecchini in accordo con la mise (ha dimenticato la rosa tra i capelli), manda un videomessaggio ben cantilenato in spagnolo a VOX, estrema destra spagnola, per la sua kermesse Europa Viva. «Voglio rendere omaggio a Charlie Kirk, un giovane, un padre coraggioso, che ha pagato con la sua vita il prezzo della sua libertà. Il suo sacrificio ci ricorda ancora una volta da che lato sta la violenza e l’intolleranza. Voglio dire alto e chiaro a tutti gli odiatori, agli estremisti che vediamo per le strade e anche ai falsi maestri con giacca e cravatta che si nascondono nei salotti: non cadremo nella loro trappola, non faremo il gioco di coloro che vogliono trascinare le nostre nazioni in una spirale di violenza. Non ci intimidiranno, continueremo ad andare avanti e a lottare senza sosta per la libertà del nostro popolo e per il futuro dell’Europa».
O non ha capito lei. O non abbiamo capito noi. È la Presidente del Consiglio?
Tre deliri.
Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio, tira fuori l’assassinio del commissario Calabresi (53 anni fa), il clima da Brigate Rosse. Il figlio Mario Calabresi rimanda: «Fuori luogo il paragone con l’omicidio di mio padre, sbagliato sfruttare le vittime» Massimo Cacciari, filosofo. «Negli Usa male endemico: lì uccisi presidenti e leader politici. Qui solito anticomunismo incendiario della premier»
Troglo con ordine esecutivo rinomina il PentagonoMinistero della Guerra.
Nuova Geometria Troglo Dopo il successo del rebranding del Pentagono in “Ministero della Guerra”, Troglo annuncia nuove riforme geometriche:
Il Cerchio diventa Unità di Sorveglianza Totale: “Non ha spigoli, quindi non ha vie d’uscita”. Accerchiare è il corrispettivo linguistico derivato perfetto, spiega Troglo. Avrà molto da accerchiare. Ma Putino, Gigimpingo, Modino, Kimmj… stanno lavorando come non allineati, sommando i due terzi della sfera terracquea.
Il Triangolo promosso a Ministero delle Alleanze Temporanee, noto per la stabilità precaria e i vertici instabili. Un giorno il trilaterale è a ovest, un giorno a est. Un giorno non se ne parla proprio.
Il Quadrato resta al suo posto, ma con nuove funzioni: ogni lato avrà una telecamera. Molti quadrati con gabbie fanno una Guantanamo. Un’unica grande gabbia a cielo aperto, molto sostenuta da Troglo, fa una Gaza.
Il Rombo sarà usato solo per operazioni segrete: “Somiglia a un quadrato ubriaco, perfetto per depistare.” Serve anche per schiacciare facendo pressione sugli angoli opposti più vicini.
Aggiornamenti dal Ministero delle Geometrie Armate.
Il Parallelogramma sospettato di doppio gioco: “Troppo parallelo per essere onesto”, dichiara il portavoce di Troglo. Ne sa qualcosa.
La Sfera, simbolo della “Neutralità Globale”, è stata bandita: “Rotola e non prende posizione”.
Introdotta la Dottrina degli Angoli Ottusi: chi protesta ha più di 90° e viene segnalato come pericoloso per l’ordine ortogonale.
In realtà dalla parte opposta alla dottrina, si scorgono molti angoli ottusi (anche senza essere angoli) negli staff consigliori di Tro. E non solo.
Le bugie si dicono per i lacchè, che devono ripeterle. E per i polli, che saremmo noi. “Era una telecamera di Hamas”, così un tank della brigata Golani dell’IDF punta per distruggerla. La distrugge e muoiono anche 5 giornalisti in un colpo solo e altre quindici persone. La collezione mortuaria prelibata dell’esercito israeliano sono i giornalisti: nessun veda, nessun senta… Ma ricordando l’aria pucciniana è il caso di dire: nessun dorma… Nessuno vede, nessuno sente gli appelli disperati di chi magari domani non ci sarà più. O perderà la sua casa, la sua terra. La telecamera era in realtà dell’agenzia britannica Reuters, in postazione fissa all’ospedale Nasser, a Khan Younis, gestita questa volta dal giornalista Hussam al-Masri. Le dirette erano viste in tutto il mondo. Un occhio e una voce di verità, non di propaganda. Ad un primo colpo viene centrato Hussam. Quattro sanitari tentano un soccorso, ma un secondo colpo, figuriamoci se non deliberato, stronca anche questi. La diretta trasmette fino all’interruzione dell’ultimo terribile frame. Di solito il secondo colpo è la metodologia adottata dai militari israeliani per la soluzione definitiva, ma non consentita dalle norme internazionali. Immancabile la contrizione di Netaniolo: “Israele si rammarica profondamente per il tragico incidente avvenuto oggi all’ospedale Nasser di Gaza“. È la 244esima esecuzione mirata dall’inizio dal 7 ottobre, 300esima secondo la Stampa. Troglo: Non ne sapevo niente del raid… Non sono contento. E torna a inizio disco: La guerra a Gaza finirà in due-tre settimane. Seguono a ruota le rammaricherie dalle sedi governative occidentali e non.
Uno dei più sofisticati servizi d’intelligence al mondo che conta i peli alle mosche, ci viene a dire che la telecamera era di Hamas…
Ci viene a dire anche che non esiste carestia. Un video, dai colori brillanti, del Ministero degli Esteri israeliano di qualche giorno fa, proclama: Nei mercati di Gaza c’è cibo, qualsiasi altra affermazione è una bugia. Insomma ottimo e abbondante.
Che non spara mai sui civili, erano tutti terroristi (circa 60.000 persone uccise, in sottostima, l’83% civili di cui donne e bambini circa il 70%, fonte la stessa IDF). La fame e le stragi di civili: menzogne diffuse contro Israele (Bibi, 14 agosto 2025).
Sempre più indizi confermano che la gang che governa Israele ha aspettato al varco l’azione terroristica di Hamas del 7 ottobre. Esistono dichiarazioni di soldate che hanno avvisato i comandi per aver notato movimenti sospetti ed esercitazioni (già un mese e mezzo prima) sulla linea di demarcazione Israele-territorio palestinese. «Ci hanno ignorate e trattate con arroganza e sessismo», hanno dichiarato le donne-sentinelle, tatzpitaniyot. Soprattutto è molto indicativa la dichiarazione alla Commissione istituita dalla Cnesset di un soldato, Shalom Sheetrit, che afferma: “Abbiamo ricevuto l’ordine dai comandanti della Brigata Golani il 7 ottobre di sospendere tutti i pattugliamenti lungo il confine di Gaza dalle 5:20 alle 9:00”. (31 luglio, 2025). L’attacco combinato di Hamas avviene intorno alle 6,30…
Molto improbabile che Israele, astuto e spregiudicato oltre ogni limite si sia fatto sorprendere così candidamente. O non abbia preso invece la palla al balzo, a finale di partita, finalmente e per sempre. Come si sta vedendo.
Non passa giorno che i governanti non facciano cadere la lacrimuccia diplomatica di rito, alla quota giornaliera dei massacri di Gaza e Cisgiordania, ma non si muove foglia. Impunità assoluta. Gaza è in queste ore invasa e dichiarata zona di guerra. Almeno un milione di persone sbatacchiate di qua e di là, sfollate di forza. A piedi, con asinelli, carretti, mezzi sgangherati e una infinità di fagotti e fardelli. Qualche governo promette di riconoscere la Palestina come Stato, se non avviene un cessate il fuoco. Ma è una formalità che alla fine potrebbe poco incidere se il mastino americano poi bloccasse col veto (come è sicuro) la risoluzione di legittimità giurisdizionale e autonomia nazionale di Palestina, da riconoscere universalmente.
Molto farebbero invece il ritiro degli ambasciatori o almeno il ridimensionamento delle rappresentanze e delle relazioni diplomatiche, anche e soprattutto la risoluzione dei contratti economici, culturali e di collaborazione, lo stop alla vendita o triangolazione di armi, il boicottaggio di materiali e prodotti… Adottando tali misure si riuscì, col placet USA, a porre fine al regime di apartheid del Sudafrica. In Palestina si tratta di fermare un genocidio.
***
Perché è un genocidio? Ecco cosa è vietato ai Palestinesi, oltre la casa e la terra:
pasta, sacchi di farina, lenticchie, margarina, coriandolo, cumino, cioccolato, marmellata, croissants, biscotti, succhi, patatine, datteri; carne fresca, latticini, uova, pesce e altri alimenti refrigerati… Pastelli e matite colorate (!), giocattoli, palloni da calcio, quaderni e diari, strumenti musicali… Cinture, abiti da sposa, pannolini, biberon, sedie a rotelle, stampelle, batterie per apparecchi acustici, macchine da cucire… Animali viventi come pulcini, asini, sistemi di filtraggio dell’acqua, bombole di ossigeno…
Vietati cemento, acciaio e materiali da costruzione; vietato riparare e ricostruire… (fonte The Guardian).
Dal 7 ottobre “blocco totale” per cibo, acqua, medicine, carburante, elettricità…
Inverno 2024, blocco totale del 56% degli aiuti nel nord di Gaza.
Di fatto è vietato entrare in mare e pescare, sebbene i trattati di Oslo garantivano ai palestinesi 20 miglia nautiche di pesca. Sequestro di barche, reti, arresti, uccisioni…
Permessi militari per qualsiasi spostamento o attività che lo richieda; ogni divieto o imposizione ha solo una giustificazione: motivi di sicurezza… L’elenco dettagliato dei divieti e delle imposizioni è letteramente tragicomico.
Nel 2011 si venne a sapere che il Ministero della difesa israeliano fece studiare con tanto di modelli matematici quanto cibo bastasse per non far morire di malnutrizione. Non di più. Avrebbe mantenuto l’economia palestinese “sull’orlo del collasso“, evitando la crisi umanitaria (cablo classified 03/11/2008-ISR/USA- … keep the Gazan economy on the brink of collapse without quite pushing it over the edge…). E ci siamo arrivati, andando ben oltre.
Un report indipendente (More than a human can bear) di una Commissione ONU, del marzo 2025, documenta la violenza sistematica sulle donne (e non da ora, ci hanno fatto credere che fosse solo di Hamas): stupri come arma di guerra (come in ogni guerra ogni volta), distruzione sistematica delle strutture di supporto alla capacità riproduttiva, umiliazioni sessiste, come far spogliare uomini e donne in pubblico, dileggio esibito sui social… (UniPA) Più di quanto un essere umano possa sopportare.
Un milione di posti di lavoro! canta Georgica, mai visto tanto miracolo! I ciellini si spellano le mani a Rimini (meeting 22/27 agosto). Poi il rapporto ISTAT ci dice che la crescita è ferma allo 0.5%, è effetto dei “contributi nulli dei consumi delle famiglie, delle Istituzioni sociali private e della spesa pubblica”. (ANSA).
Inflazione generale luglio = 1,7, agosto = 1,6%, il carrello spesa di luglio è stato +3,5% ma quello di agosto è aumentato a +3,6%, cifre decimali che corrispondono a milioni di euro, considerando che un punto decimale corrisponde a 2,13 miliardi di euro sul PIL italiano.
Dunque il lavoro, pur cresciuto, resta “povero” e non sostiene i consumi primari. L’aumento dei prezzi erode il carrello della spesa, in particolare il rincaro delle vacanze 2025, per chi ha potuto. E sta per correre settembre, il mese delle spese per la scuola che si aggiunge. Il lavoro resta in un quadro di inadeguatezza, di precarietà, non tutela, disparità da disuguaglianze che svuotano il solo dato dell’aumento numerico dell’occupazione. Non si vuole soprattutto stabilizzare i salari minimi, buttare un occhio sugli extra profitti, aprire tavoli di concertazione e parecchio altro (come privilegi e regalie) che atterrebbe a un’amministrazione etica e civile. Giustino Trincia, direttore della Caritas di Roma annota: “Diamo da mangiare anche a famiglie con due stipendi“.
Cambiare titolo al romanzo: Georgica nel paese delle meraviglie.
A grandi passi veloci verso la cancellazione di Cisgiordania, Gaza e Gazawi. Pronti i piani per l’invasione, l’occupazione totale, l’annessione, perché dio lo vuole. Ad oggi l’83% degli uccisi a Gaza sono civili (fonte database militare israeliano Aman). E di questi almeno il 70% donne e bambini. Totale sottostimato 60mila morti, ma studi indipendenti portano a 100-180mila (perfino 335mila – Università di Edimburgo), considerano i sepolti sotto le macerie, i dispersi, i morti per cause collaterali, malattie, fame, ferite gravi, carenze assistenziali… Le anagrafi sono state distrutte, forse non se ne conoscerà mai l’entità.
Ma un’azione ferma, decisa, unanime della comunità internazionale? E il diritto internazionale? Forse nel mastello dell’indifferenziata. L’ONU? Sotto i ponti, sfrattato. La Corte Penale Internazionale? È per i nemici. E quella per i Diritti umani? Non ci sono diritti.
E pensare che Israele esiste grazie al Diritto internazionale e all’ONU, gli stessi di cui oggi si fa beffe e che denigra. A partire dagli anni ’20 del secolo scorso si era preparato il percorso verso uno Stato con atti terroristici. Le bande Irgun, Tsel, Haganah, Stern… fecero saltare in aria molti arabi nella Palestina mandataria britannica. Tristemente ricordato il massacro, dai contorni ignobili, di 245 arabi a Deir Yassin, villaggio vicino a Gerusalemme. Tritolo all’Hotel King David e all’albergo Semiramis, sempre a Gerusalemme. Al villaggio Ben Yehuda. Perfino a Roma all’Ambasciata bitannica (1946), con l’aiuto dei fascisti locali (dichiaraz. di Romualdi). Clifford Martin e Mervyn Paice erano due sergenti britannici, impiccati (forse già cadaveri) in Palestina dall’Irgun, per ritorsione contro la condanna a morte di tre Irgun per terrorismo da parte britannica. Ben Gurion, Shamir, Begin tra gli esponenti più noti delle bande, che poi furono… primi ministri.
L’obiettivo dell’Agenzia ebraica all’epoca, che dirigeva le operazioni, era terrorizzare i palestinesi arabi in modo che abbandonassero le loro case, le loro terre, con incursioni fatte di devastazioni, incendi, uccisioni. 700 mila furono cacciati e privati dei loro averi: la Nakba ricordata dai palestinesi ogni 15 maggio (data del giorno dopo la proclamazione dello Stato di Israele, 1948). E oggi… È la stessa tattica nemmeno più mascherata. I Palestinesi sono il grande sporco etnico nella grande messianica Israele pulita, immaginata e pretesa dalla setta al governo. Contro tutte le evidenze giuridiche di illegalità e contro ogni etica civile, è un progetto di appropriazione coloniale, come nei secoli scorsi. Vanno cacciati con mille astuzie, mille stratagemmi, anche con la più semplice delle armi senza sangue: la fame. A Yazan, un bambino di cinque anni tra quelli raccolti a Khan Yunis che hanno perso i genitori, è stato chiesto cosa volesse fare da grande: “Il fornaio, per dare da mangiare a tutti”. Qualche giorno fa Marah Abu Zuhri, ragazza ventenne palestinese, è morta in Italia di genocidio per grave malnutrizione. Il rappezzo delle autorità israeliane: era già malata di leucemia. Ma la biopsia e le analisi dell’ospedale di Pisa dove era stata trasportata in aereo, smentiscono. Troppo tardiva l’autorizzazione a curarla in Italia. La procura archivia, non ravvisando “nessuna ipotesi di reato”. Quindi nessuna autopsia. Amen.
Israele oggi (il governo) cerca di superare in ferocia Hamas, nasconde, racconta bugie e versioni indifendibili. Ha un nutrito cursum dis-honorum poco conosciuto e ininterrotto.
“Quante atrocità furono commesse (dai sionisti) forse non si saprà mai, ma furono sufficienti a spingere l’allora Ministro israeliano dell’agricoltura, Aharon Zizling, ad affermare: ‘Adesso anche gli ebrei si sono comportati come nazisti e tutta la mia anima ne è scossa… Ovviamente dobbiamo nascondere al pubblico questi fatti… Ma devono essere indagati.* Era il 17 novembre 1948. * David McDowall, “Palestine and Israel”, I. B. Tauris & Co Ltd, 1989, p. 195
Megainchiesta a Milano tra i meandri dell’urbanistica. Oggetto: fame di cemento. “Non posso far spuntare torri dove non c’è nulla“. Lamenta il sindaco GiuseppeSala. Evidentemente spuntano torri solo in terreno fertile.
Milano da bere era il tormentone degli anni ’80. Milano da mangiare, Milano da torrificare, tormentone 2025.
L’Urbanistica storica di scuola e dei grandi maestri progettava la struttura del territorio secondo le esigenze flessibili del sociale e dei servizi correlati. Dalle agorà greche, ai fori romani, alle terme, basiliche, mercati, l’asse portante era la funzione che creava economia e maturazione sociale. Spesso fu anche rappresentanza della grandezza del potere e “pulizia” civica. Come, nei casi più vicini, la distruzione della Spina di Borgo a Roma, nel ventennio italico, e la distruzione delle Halles a Parigi. A partire dall’Ottocento schemi burocratizzati hanno perseguito in nome del “decoro”, dell’ordine pubblico, dell’igiene, la vita secolare di quartiere e di vicinato. Il percorso lento ma inesorabile procedette sostanzialmente verso lo svuotamento degli aggregati storici e verso gli alveari condominiali come unità primarie abitative. Gli spazi vitali di aggregazione e gestione pubblica si sono avvizziti a favore di privilegi riservati piuttosto al privato.
La prima volta che in Italia si ha una progettazione del territorio “partecipata”, dal “basso” come si diceva, è con l’architetto Giancarlo De Carlo, negli anni settanta. Con il suo gruppo, coinvolge le categorie sociali interessate nella progettazione del “Villaggio Matteotti“, a Terni. È stata una sperimentazione interessante, pur nei suoi limiti, in accordo con la mutevolezza delle stratificazioni socio-culturali del momento. Tracciò comunque una direzione non più seguita. Oggi non è riproponibile, dal momento che si è volatilizzata la microstruttura produttiva estesa artigiana, fagocitata dalla grande produzione. E d’altro canto è latente un’idea di futuro, di volontà di sperimentazione e programmazione di governo. Come altri settori, attualmente, quella che indichiamo come urbanistica è in buona parte soverchiata e snaturata da spinte finanziarie di rendita. L’antropologia dell’abitare che un tempo aggregava, quasi d’istitnto, architetture e funzioni collettive si è permesso che si estinguesse
“In meno di 10 anni a Milano si è costruito più o meno il 10% delle volumetrie di tutta Italia”. Afferma Elena Granata, docente di urbanistica al Politecnico, e descrive quanto sta succedendo (ed è successo) tecnicamente sul territorio metropolitano milanese.” C’è stata una densificazione urbana veloce, in altezza e di lusso. E questo porta inevitabili conseguenze”. La maggiore di queste è l’impatto ambientale. Con la fungaia delle “torri” è vero che si è evitato il consumo di territorio costruendo in altezza, ma contemporaneamente si originano una serie di conseguenze nefaste collegate e interdipendenti. Non ultimo, ne risente il modello democratico stesso.
«Si tratta di mettersi d’accordo almeno sul fatto che l’ambizione civile di Milano non è rappresentata da grattacieli costruiti nei cortili» riafferma Granata. E il lasciapassare data all’Expo del 2015, di cui fu emblema il grande albero-icona.
Una consuetudine, che poi diventò legge, impediva alle costruzioni di superare la quota della statua simbolo, la Madonnina sulDuomo (108.5 metri). Ma negli anni fu sorpassata con deroghe. L’dea che la Madonnina dovesse vegliare su Milano da un’altezza esclusiva fu mantenuta con sottile escamotage: porne una riproduzione sulla copertura della costruzione fuori limite. La prima fu posata sul Pirellone (127 m.), con una riproduzione di 80 cm., seguirono il Palazzo Lombardia (161 m.), Torre Allianz (210 m.), Torre Unicredit (231 m. – nel 2024 acquistata dal Fondo Sovrano del Qatar) attualmente la punta più alta con… Madonnina .
Un tocco di tenerezza e meraviglia. La storia si conobbe sette anni fa.
Negro, così chiamato senza alcuna connotazione negativa, è uno di quei randagi che senza chiedere permesso si affezionano a un posto e ci restano. È proprio nero, forse un incrocio con un labrador. Ha deciso di stabilirsi nel cortile dell’Instituto Educativo Técnico Diversificado, a Monterrey, nel dipartimento colombiano di Casanare. Avrà avuto cinque anni all’epoca. Da allora è diventato la mascotte della scuola: allegro, giocherellone, ben voluto da tutti – insegnanti, studenti, soprattutto dalla signora che gestisce il chiosco delle merendine. Osserva tutto, conosce ogni angolo del cortile, ogni abitudine, ogni volto.
Con sguardo attento e curioso nota un rituale quotidiano: bambine e bambini che fanno la fila, porgono qualcosa alla signora del chiosco e ricevono in cambio una delizia profumata: biscotti, merendine, gelati… Per lui, irresistibili.
Un giorno accade qualcosa di impensabile. Negro arriva con una foglia in bocca, si alza sulle zampe posteriori, appoggia quelle anteriori al bordo del bancone e scodinzola. Si possono immaginare gli occhioni con cui cerca di farsi capire. Con garbo e dolcezza depone la foglia su una mano della signora. Nell’altra, avendo intuìto, lei ha già pronto un biscotto.
Da quella volta, ogni giorno, Negro si procura la sua foglia, fa la fila, scodinzola, fa gli occhioni… e riceve il suo biscotto, uno speciale per cani.