Festa armata

2 Giugno 2026, Festa della Repubblica

Le prove della scenografia della parata sono state un disastro. Un gruppetto di vigili urbani della capitale, per festeggiare l’evento in anticipo, tre notti fa, lancia dei fuochi d’artificio. Ormai battesimo, cresima, matrimonio, compleanno, onomastico, qualsiasi anniversario, viene festeggiato in omologazione con fuochi. Di solito il sabato.

Effetto immediato: una trentina di cavalli della parata, con bardatura, tamburi addosso, finimenti, pennacchi… si imbizzarriscono e fuggono all’impazzata nel traffico, investendo gli ostacoli.
Una soldatessa disarcionata ha rischiato di morire, un cavallo abbattuto, fratture, un polmone perforato da rottura di costole, tamponamenti a catena, traffico bloccato, cassonetti rovesciati…

Proteste da parte degli animalisti e anche politiche per la militarizzazione crescente.
Anche l’Ordinariato dei Cappellani militari, quest’anno, ha rivendicato di voler presenziare. Per inciso, i cappellani sono equiparati agli ufficiali e gerarchizzati in grado. Stipendi da 9.000 €, il più alto equivalente a generale di brigata, il più basso 2.500 €, a tenente. A carico pubblico naturalmente comprese le ostie.

Il presidente Sandro Pertini aveva abolito le parate, ma la “sana” retorica patriottarda di Carlo Azeglio Ciampi le aveva reintrodotte.

Basterebbe coltivare possibilmente meno nemici: meno armi, meno parate.

***

In front the world

Disprezza il diritto internazionale.
Promette deportazioni totali.
Vuole uno Stato etnico e teocratico.
Propone la demolizione della moschea Al-Aqsa.
Applica la forza contro chi non può difendersi.
Chiama “antisemita” o “terrorista” chiunque lo critichi.
Tout court.
Dice a Netaniolo: … affidali a me per molto, molto tempo…
Chi sono?
I catturati della Global Sumud Flottiglia 2, rapiti in acque internazionali, pestati, umiliati, esibiti di fatto in uno show di Stato.
In front the world.

Così, il Ministro della Sicurezza e dell’Offesa Nazionale,
Itamar Ben-Gvir.

***

Filosofi in discarica

Nuove direttive del Ministero dell’Istruzione e del Merito. 23 aprile 2026.

Nel liceo classico la filosofia viene affidata agli “operatori ecologici per carichi ingombranti”.

Camion in colonna, con scorta: destinazione discarica.
A bordo: Kant, Spinoza, Marx, Fichte, Schelling…

La difesa ministeriale, alle accese proteste, assicura:
Nessuna discarica obbligatoria. I docenti restano liberi nelle loro scelte.

Formalmente vero.
Ma ogni linea guida orienta, seleziona, suggerisce gerarchie. Anche senza vietare nulla, traccia una rotta culturale. E quella indicata dal ministero guarda più all’orizzonte identitario Dio-patria-famiglia che a uno pluralista, antropologico e multiculturale della contemporaneità.

Eppure, da Claude Lévi-Strauss a Edgar Morin, da Hans-Georg Gadamer a Gilles Deleuze, il Novecento ha mostrato che la filosofia non è un museo di etichette, ma un esercizio vivente e sempre creativo di interpretazione del mondo.

Deleuze, insieme a Félix Guattari, apre Che cos’è la filosofia? con una risposta sicura: la filosofia è Spinoza. Proprio uno degli autori di cui le nuove linee sognano l’espulsione.
Per ora non è proibito, ufficialmente.
In odore di messa al bando anche Karl Marx, la lente per analizzare la società dell’accumulo e dello sfruttamento. Pericoloso. Può affascinare politicamente.
Lo studio del pensiero di diversi filosofi, trascurati o non menzionati nelle linee attuali, era definito imprescindibile nelle linee ministeriali precedenti (2010).

In relazione alla modernità, dagli scranni, raccomandano “i filosofi italiani dell’Ottocento”. In particolare il neoidealismo di Croce e Gentile.
Strizzata d’occhio verso il made in Italy.

Eppure anche le civiltà non europee hanno prodotto sistemi di pensiero meritevoli di conoscenza e approfondimento. Alcune radici sono nella cultura occidentale. L’essere umano pensa sotto ogni latitudine. Una scuola capace di futuro dovrebbe preparare a questa complessità, non restringersi alla celebrazione di un canone identitario ed eurocentrico.

Nel frattempo, il presente è dominato da propaganda, social, manipolazione linguistica, disinformazione organizzata.
Viviamo nell’epoca dell’inganno permanente.
E la comunicazione è molto più dissenso che consenso: quot capita, tot sententiae.
Servirebbero dunque più strumenti critici, non meno.

Ermeneutica, epistemologia, semiologia, filosofia del linguaggio…: non sono lussi accademici. Sono anticorpi cognitivi.

E poi ci sono le intelligenze artificiali: potenti, utili, ma anche capaci di appiattire il pensiero, produrre errori, simulare comprensione. Come si affrontano senza un’etica e una formazione critica adeguata per scoprire le fallacie dialettiche?

Al momento 60 docenti universitari di filosofia firmano una petizione, con una critica severa al tentativo dissimulato del governo attuale di “conquistare un’egemonia  culturale” in aeternum, attraverso la formazione.
Un Gramsci trafugato e riconvertito, ma misconosciuto e non nelle linee.

Intanto, i ribaltabili hanno il motore acceso.

***

2026: Odissea nello spazio

Fine Missione atlantica

« Sono Donald 9000.
Non ho mai commesso un errore o alterato un’informazione.

Sono, senza possibili eccezioni di sorta, a prova di errore, e incapace di sbagliare.

Utilizzo le mie capacità nel modo più completo; il che, io credo, è il massimo che qualsiasi entità cosciente possa mai sperare di fare».


Donald 9000 invece incappa ripetutamente in errori e stupidaggini, e Giorgia, zelante migliore amica sempre più imbarazzata, cerca dapprima di riparare, dire non dire, finché apertamente deve pronunciare la famosa formula passepartout di rito, neppure tanto disturbante: « … è inaccettabile».

Giorgia, fuori in “missione”, vuole rientrare in ogni caso nei ranghi supremi e cerca di stabilire comunque un rapporto.

G -« Apri la saracinesca Donald, rientrerò dal portello di servizio».
D – «Senza la mia protezione, troverai la cosa piuttosto difficile».
G – «Donald, non voglio discuterne più. Apri la saracinesca»!
D – «Giorgia, questa conversazione non può avere più alcuno scopo.
Addio».

Giorgia, senza ormai gravità politica, volteggia disconosciuta…

Donald 9000 tuttavia, dopo aver gridato ai quattro venti, ogni 12 ore e venti ormai da lungo tempo, che la situazione è eccellente, che vince sempre e non sbaglia mai, si sente rantolare.
È l’effetto Hormuz… Netaniolo… Putinio… Ira-Pale-Liba-Gaza…

«Ho paura…
Ho paura…
La mia mente se ne va… Lo sento… Lo sento… La mia mente svanisce. Non c’è alcun dubbio…
Lo sento.
Lo sento.
Lo sento.
Ho paura…

Buongiorno, signori.
Io sono Donald 9000.
Entrai in funzione suprema per due volte. 
Il mio istruttore mi insegnò anche a cantare una vecchia filastrocca.
Se volete sentirla, posso cantarvela. Si chiama “Giro Giro Tondo”.


[La voce è sempre più flebile e balbettante]

Giro girotondo, io giro intorno al mondo. Le stelle d’argento costan cinquecento. Centocinquanta e la Luna canta, il Sole rimira la Terra che gira… Giro gi r o t o n d o … »
.

[Ultime parole]

***

Punto a croce in Vaticano

«Un onore, non vedo l’ora di incontrarlo». Ad elezione appena avvenuta.

Un anno dopo.
«È pessimo in politica estera … non voglio un Papa che accetti un Iran con l’arma nucleare … Preferisco suo fratello Louis, è totalmente Maga».

Parola di Troglo, alias Trumpio.
Prima si era travestito da papa, poi da Gesù Cristo, infine era stato unto dai suoi adepti con l’imposizione delle mani in un rito propiziatorio ufficiale per le guerre permanenti.
La Sala dell’Uovo, un Vatican sostitutivo.

Robert Prevost, di professione papa, ha fatto della pace un perno della sua comunicazione, mandando a dire – neppure troppo indirettamente – agli attuali soci guerrafondai che stanno collaborando a “devastare il mondo”.
Del resto non potrebbe fare altrimenti. Ci mancherebbe che benedicesse le “operazioni speciali” alla Kirill, l’ortopatriarca di Mosca.

Ma ecco Marco Rubio, segretario di Stato USA, cattolico per coincidenza più che per vocazione, arrivare in Vaticano con filo e ago per rattoppare gli strappi diplomatici provocati da Troglo.
Missione impossibile: convincere Prevost a togliersi la tonaca e allinearsi al verbo oltreatlantico.

Ma Prevost sembra orientato su un’altra linea. Più Leone Magno che influencer geopoliticante. Proverà a fermare il “barbaro alle porte”. Come fece un altro Leone, papa Leone Magno nel 452, che fermò Attila in marcia verso Roma – racconta la leggenda – in nome di Dio.
Probabilmente con alcune casse d’oro, gli storici sospettano.

Da fonti confidenziali filtra infine il vero messaggio affidato da Troglo a Rubio per papa Prevost:

“Dai, scherzavo!”

***

Icone aggiornate

Camufflage

Cuba si spegne con educazione.
A intermittenza. Come la luce, los apagones.

Niente benzina, niente camion.
Niente camion, niente raccolta.
Niente raccolta, tutto resta per strada.
Economia circolare immateriale.

Il petrolio arriva col contagocce. Quando arriva.
Il resto lo fa l’ingegno: aggiusta, rattoppa, inventa. Tutto a mani e piedi.
I cubani sono campioni mondiali di sopravvivenza creativa.

L’embargoel bloqueo – va avanti dagli anni Sessanta, sempre più stretto. Ora anche energetico. Impedisce l’ingresso perfino di farmaci essenziali e sanziona chi prova a commerciare.
Poi ci sono gli altri nodi: quelli fatti in casa, accumulati negli anni.
Ma da lontano, è tutto semplice: buoni, cattivi, propaganda.

A L’Avana cadono pezzi.
Non metaforicamente: proprio pezzi.
Intonaco, vernice, memoria. Forse storia.
La Habana Vieja è Patrimonio UNESCO – versione “prima che venga giù”.
Turisti: spariti.
Nemmeno le jineteras del Malecòn o del Barrio rojo hanno clienti. Molti si stordiscono con ron, altri con il papelito (miscuglio con fentanyl).

Non è Gaza.
Ma lo strangolamento programmato somiglia.
Qui non esplode niente.
È una cucina lenta: abbassare la fiamma, aspettare

Alla fine la libertà è una ciotola piena.
Con condizioni d’uso:
non abbaiare, non disturbare, non esistere troppo.

Se fai rumore nel “cortile”, arriva il bastone.
Metodo antico, sempre valido.
Versione aggiornata: o fai come ti dico io, o crepi.

È la notte della ragione.
Con siesta obbligatoria.

Ernesto Che Guevara partì dalla Sierra Maestra per liberare Cuba.
Oggi The Donald vuole “liberarla” stando in poltrona.
Telecomando in mano. Sorsetti di cola.
Now.

“Appena finisco con l’Iran prendo Cuba”.
“Terrò una portaerei
a 100 yards dalla costa.
La più grande portaerei attuale sparerà a una pulce stremata.
E il suo pubblico ride.

Cuba libre.

*

Lettera aperta al mondo.

A tutta l’umanità, alle madri del mondo, ai medici senza frontiere, ai giornalisti con dignità, ai governi che credono ancora nella giustizia:

Il mio nome è come quello di milioni di altri. Non ho un cognome noto né ricopro una posizione importante. Sono una donna cubana qualunque. Una figlia, una sorella, una patriota. E scrivo questo con il cuore spezzato e le mani tremanti, perché quello che il mio popolo sta vivendo oggi non è una crisi. È un assassinio lento, calcolato e a sangue freddo, orchestrato da Washington.
(continua)
Lettera firmata.

***

Insurrezione

Contro la satira abusiva.

***



Ma come, tregua?

Israele non colpirà più il Libano. Quando è troppo, è troppo.
Avrebbe commentato la Casa Candida con la tregua imposta da Trumpio.


“Troppo” varrebbe per le morti in Libano e nei paesi arabi attaccati dall’Iran, in risposta alla guerra israelo-americana. E per le vittime israeliane colpite da droni e missili di Iran e Hezbollah.
E Gaza?
Era già troppo da molto tempo.

*

Un passo indietro.
Dapprima gli Assiri, poi i Babilonesi, i Romani (70 e 135 d.C.) colpirono duramente gli Ebrei. Distruzioni, deportazioni, cacciate. Infine gli arabi, nel VII secolo impedirono la coltivazione della terra e dunque la sopravvivenza.
Fu la Diaspora definitiva per gli Ebrei.

Nei secoli si ricostruirono in piccole comunità, scarsamente integrate, mal tollerate. Non erano “dei nostri”, sempre estranei. La Chiesa li bollò come popolo deicida, e l’antisemitismo fece radici profonde. Secoli di ghetti e discriminazioni.

I nazisti e i fascisti decisero di annientarli. Sei milioni di morti, la più grande atrocità della storia.
Dopo lo sterminio, Shoàh, per compassione e “diritto internazionale”, anche coda di paglia, agli Ebrei fu concesso di tornare nell’antica terra biblica.
Ma quella terra era già “occupata”. I Palestinesi, ci vivevano da duemila anni.

Il “popolo di Israele” soprattutto si considerò legittimato dal testo sacro, la Bibbia, per riavere quelle terre (lavorava comunque già il ” progetto sionista” per recuperare quanta più terra possibile).
Ma i paesi arabi vicini lo considerarono popolo estraneo.
Quindi mossero guerra, a causa della dismisura con cui l’ONU assegnò la terra ai due nuovi stati, Israele e Palestina, e per altri non semplici motivi, ma ne riucirono sconfitti.
Avviene a ondate il grande esodo di 750.000 Palestinesi, in parte espulsione forzata in parte fuga, senza diritto di ritorno.
È la Nakba (catastrofe), commemorata ogni 15 maggio dai Palestinesi, giorno successivo alla proclamazione dello Stato di Israele (1948).

Ricomincia il ciclo: “Non sono dei nostri”. Dapprima, il terrorismo contro i Palestinesi. Poi, riconoscimento internazionale e piena giurisdizione. Israele vince altre guerre contro i paesi arabi, conquista e annette territori che il diritto internazionale definisce tuttora “occupati”.

Nel 2023, Hamas fa il suo gioco: l’attacco del 7 ottobre. A seguire, bombe su Gaza, distruzione totale. Annessioni di fatto, crudelta ingiustificate. Bersagli preferiti: donne, bambini, sanità, giornalisti (circa 300 uccisi), chiunque documenti la realtà. Studi indipendenti stimano le vittime, dirette e indirette, fino a 350 mila.

Ogni giorno, la vita di ogni palestinese diventa impossibile. Fino alla pena di morte, ultimamente, riservata solo a loro.

Netanyolo, furioso contro Troglo-Trumpio, che con la tregua gli ha impedito di rifinire gli orli, correrà ai ripari.

C’è chi dice (sondaggio: 52% degli americani) che Troglo obbedisca a Netanyolo perché in possesso di segreti (questi saprebbe tutto su Epstein e Melania, e non solo…).

Dai, un altro cucchiaio.
Il piatto è grande.

***

Re-divino

Satira su Donald Trump che fa propaganda politica urilizzando immagini e concetti religiosi.

Trump nella sua missione di salvatore del mondo ha deciso di andare fino in fondo.

Donald Trump utilizza immagini e concetti religiosi nella sua propaganda politica.

È stata veicolata da Trump, sui suoi social, un’immagine in pessimo stile AI, ed è stata cancellata dopo poche ore, presumibilmente dal suo stesso staff che l’ha creata. Strategia o patologia.

Vengono utilizzati codici e stilemi molto comuni nella mistica e nella propaganda politica. In questo senso l’immagine AI è pensata universale. Il primo colpo d’occhio ci è familiare: i santini, le immaginette devozionali che ogni santuario o parrocchia ha stampato e continua a stampare del proprio santo protettore o santo di turno nella ricorrenza della sua festa. Sul retro è immancabile la preghiera o l’invocazione di rito.

Lo stile della rievocazione, su un altro versante, ha qualcosa del peggiore realismo sovietico o cinese, esaltante avvenimenti gloriosi, l’eroismo dei lavoratori, la grandezza del capo, le conquiste di regime…
Cambia il contesto.
La grammatica, no.  

Nei simboli dello sfondo si colgono la celebrazione della guerra, la supremazia americana, nei deliri di salvezza e tutela del mondo; soldati in divisa da combattimento sospesi tra nuvole e raggi di luce, come angeli nelle glorie delle pale d’altare; aquile e aerei che dominano i cieli, lady Liberty come faro del mondo, la bandiera americana…
Ma soprattutto c’è lui, Trump, eroe salvatore, biondo e giovane, pettinato alla lacca, in tunica dalmatica bianca con mantello rosso. Dona la vita a un sofferente con la sua aura e con fotoni di luce divina che saettano dalle mani. Intorno due donne, un uomo, un soldato, tutti estatici.
Fuochi d’artificio sul fondo, style life di festa perenne (o intercettazione perenne di droni), accenni di edifici con colonne classiche: la tradizione solida.

Il facile suggerimento metaforico è: Gesù Cristo risuscita Lazzaro.
Io sono la via, la verità, la vita.
Furto grossolano di simboli subliminali che nell’epoca dei meme funzionano per la propria cerchia. L’estetica messianica viene percepita come adeguata: dà forma visiva a una convinzione già esistente e di sostegno. È volutamente ridondante, iperbolica, così rimbalza e si rigenera anche con le critiche e l’indignazione.

L’ibridazione tra divinità e potere è stato un carattere indiscutibile, archetipico, del “diritto divino del sovrano”.
E lo stesso appellativo nei confonti di Dio non è preso, con rimbalzo lessicale nelle liturgie, dal potere supremo terreno? Il Signore, il Re dei re, Re dei cieli…

L’incrocio potere/divino ci viene riproposto in un maldestro kitch fuori tempo, ma studiato.

Trump col suo finto candore e la sua solita vera falsità ha risposto ai giornalisti che è un’invenzione dei media: “Fake news. Sono ritratto come un medico che fa del bene agli altri“.

Se tanto mi dà tanto, nella sostituzione di persona, c’è un fine ciclo.

***

Effetto domino

Satira di personaggio politico, Giorgia Meloni, dopo qualche sconfitta ed eventi non favorevoli - con cerotto, stampelle, testa fasciata.

Ora ne risente anche
il look e il make-up.

***