Lavoretto da finire


Uno strano aquilone vola alto lasciando dietro di sé distruzione e morti. E qualcuno da terra tiene il filo ben stretto.

Gli aquiloni di Gaza da tempo non sono più soltanto un gioco, espressione di libertà e gioia di vivere: sono diventati il simbolo di una tragedia che continua a consumarsi sotto gli occhi distratti del mondo.

E poi c’è quel «lavoretto» ancora da completare in Iran.

Trumpio continua a rivendicare di non aver fatto guerre, anzi di averne risolte otto o nove. Una contabilità caparbia quanto priva di riscontri.

Le bombe contraddicono ferocemente le parole e il futuro resta appeso a un filo sottile.

Dall’inviluppo del suo auto-ologramma, che lo ha soffocato il 5 novembre, ha appena magnificato la sua sala da ballo mummificata a foglia d’oro. Prosegue nella sua statistica di 15 insulti/parolacce ogni 10mila parole (fino a 85 minuti, suoi interventi). E vanta di aver fatto un “ottimo lavoro”.
Vendette saranno servite fredde, con organigramma esecutivo.

Intanto ai piani alti, sul nostro versante italico, si utilizzano tonnellate di sgrassanti alle nanoparticelle per detergere panni e immagini.

Rimuovere la vischiosa patina trumpiana sarà difficile.
Bisognerà mettere in conto anche le movimentazioni anguillesche della premier.

E correre a sirene spiegate verso un centro di disintossicazione.

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