Rattoppo da NY


Sequel propaganda matrimoniale.

Il ministro Tajataja, dopo le aspre critiche alla sua coreografia in materia di donne, gonne corte, lunghe, fedeltà e “cornetti”, rimedia.

Dice di non aver “mai offeso una donna in vita sua, né in quella privata né in quella pubblica“.

Da New York, a stretto giro, in occasione dell’Assemblea dell’ONU, manda a dire:

«Faccio un esempio per tutti: proprio a difesa del diritto delle donne, ho nominato e ho voluto nominare ambasciatore in Iran e ambasciatore in Afghanistan due donne, proprio per dare un segnale molto chiaro che in tutto il mondo non si possono calpestare i diritti delle donne. Questo è un esempio, ne potrei fare altri cento».

Alle orecchie stonate potrebbe sembrare tacitata la querelle.

A quelle allenate al giusto diapason linguistico, le “scuse” rituali arrivano invece con attaccati altri sonagli, rumorosi, disturbanti e al limite offensivi.

I diritti delle donne stanno anche nell’essere nominate con le congrue attribuzioni. Ma nella sua vantata nomina diplomatica, conferita a favore di donna, le ambasciatrici sono ancora una volta ambasciatori.

L’identità di genere più antica forse parte dal teatro:
Signore e signori… – Ladies and Gentlemen… Non pubblico massa, ma distinto per genere.

Si capisce: il dicitore è in cordata con “Il Presidente del Consiglio”, dietro cui si nasconde una donna (Disposizione protocollare di Palazzo Chigi per l’appellativo della carica).

Da vicepremier e ministro, è passata alla storia la sua definizione del Diritto internazionale, che “vale fino a un certo punto”.

È il caso di dire che anche le sue scuse valgono fino a un certo punto.

Ha nominato e voluto nominare due ambasciatori.

Non si era accorto che erano donne.

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Ultim’ora.
Vannacciolo, ex generale, irrompe sulla scena e spara proiettili dal repertorio triviale di caserma:
“... fra gonna lunga e corta io preferisco senza gonna”.

Donne in servizio… permanente effettivo.

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