Il 7 ottobre è una data raccapricciante. Come l’11 settembre. Come tante altre date che, una dopo l’altra, hanno spezzato speranze e aperto nuove voragini nella storia.
Speranze di chi ha subito e chiede giustizia, di chi ripudia le guerre.
Ma anche di chi intravede possibilità di rimonta politica. La Storia è anche la storia del Potere brutale.
Molti ne sono incomprensibilmente affascinati e la loro speranza è la rivalsa, il recupero, la restaurazione.
Il Ritorno.
Lentamente, ma inesorabilmente, si assiste all’affermarsi di “nuove” branche giuridiche.
Il diritto privato — c’è sempre stato, ma oggi con nuovissime etichette. Il diritto personale: ti faccio fuori. Basta soltanto l’antipatia. Il diritto etnico: fuori gli altri, dentro noi. Un tempo forse per sopravvivenza, oggi per superiorità. E dunque pulizia.
Il diritto divino. Le terre sono state assegnate dall’alto: Dio ce le ha date, guai a chi ce le tocca.
Il diritto di spianamento con bulldozer. Il diritto verbale tassativo: ti avevo avvertito. Il diritto del non detto: ti elimino mentre dormi. Il diritto di esecuzioni mirate.
Il diritto di rappresaglia. Il diritto del fatto compiuto. Il diritto all’impunità.
Diritto all’uso della forca. Diritto di cancellazione. Diritto di far vivere senza cibo e tra le spazzature.
Diritto di immensa ricchezza per pochi.
Diritto all’ottusità.
Il diritto come dico io. Come diciamo noi.
Gli amministratori del diritto internazionale ne hanno preso atto. Così le atrocità mondiali stanno diventando la nuova struttura umana.