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Camufflage

Cuba si spegne con educazione.
A intermittenza. Come la luce, los apagones.

Niente benzina, niente camion.
Niente camion, niente raccolta.
Niente raccolta, tutto resta per strada.
Economia circolare immateriale.

Il petrolio arriva col contagocce. Quando arriva.
Il resto lo fa l’ingegno: aggiusta, rattoppa, inventa. Tutto a mani e piedi.
I cubani sono campioni mondiali di sopravvivenza creativa.

L’embargoel bloqueo – va avanti dagli anni Sessanta, sempre più stretto. Ora anche energetico. Impedisce l’ingresso perfino di farmaci essenziali e sanziona chi prova a commerciare.
Poi ci sono gli altri nodi: quelli fatti in casa, accumulati negli anni.
Ma da lontano, è tutto semplice: buoni, cattivi, propaganda.

A L’Avana cadono pezzi.
Non metaforicamente: proprio pezzi.
Intonaco, vernice, memoria. Forse storia.
La Habana Vieja è Patrimonio UNESCO – versione “prima che venga giù”.
Turisti: spariti.
Nemmeno le jineteras del Malecòn o del Barrio rojo hanno clienti. Molti si stordiscono con ron, altri con il papelito (miscuglio con fentanyl).

Non è Gaza.
Ma lo strangolamento programmato somiglia.
Qui non esplode niente.
È una cucina lenta: abbassare la fiamma, aspettare

Alla fine la libertà è una ciotola piena.
Con condizioni d’uso:
non abbaiare, non disturbare, non esistere troppo.

Se fai rumore nel “cortile”, arriva il bastone.
Metodo antico, sempre valido.
Versione aggiornata: o fai come ti dico io, o crepi.

È la notte della ragione.
Con siesta obbligatoria.

Ernesto Che Guevara partì dalla Sierra Maestra per liberare Cuba.
Oggi The Donald vuole “liberarla” stando in poltrona.
Telecomando in mano. Sorsetti di cola.
Now.

“Appena finisco con l’Iran prendo Cuba”.
“Terrò una portaerei
a 100 yards dalla costa.
La più grande portaerei attuale sparerà a una pulce stremata.
E il suo pubblico ride.

Cuba libre.

*

Lettera aperta al mondo.

A tutta l’umanità, alle madri del mondo, ai medici senza frontiere, ai giornalisti con dignità, ai governi che credono ancora nella giustizia:

Il mio nome è come quello di milioni di altri. Non ho un cognome noto né ricopro una posizione importante. Sono una donna cubana qualunque. Una figlia, una sorella, una patriota. E scrivo questo con il cuore spezzato e le mani tremanti, perché quello che il mio popolo sta vivendo oggi non è una crisi. È un assassinio lento, calcolato e a sangue freddo, orchestrato da Washington.
(continua)
Lettera firmata.

***

Festa della Liberazione – 25 Aprile

La Liberazione dal nazismo e dal fascismo, nella realtà non sarebbe potuta avvenire senza completa infiltrazione nel territorio. Con la relativa rete di comunicazioni tra città, campagna e montagne, con le operazioni logistiche e di collegamento: operazioni e compiti che le donne in massima parte hanno deciso di svolgere con libertà e generosità, ben consapevoli del rischio della vita.
Compito analogo a quello della linfa e del sangue nel corpo umano: senza la loro funzione, il cervello, tutti gli organi e i muscoli smettono di comunicare tra di loro e restano fulmineamente senza vita.

“… Un episodio che, per certi versi, avrebbe potuto finire drammaticamente come quello della retata alla Comerio. Sì, anche perché il Calzaturificio Borri era diventato un simbolo, un punto di riferimento. Lì c’era la roccaforte delle donne. E i fascisti lo sapevano. Nel marzo del 1944 nella nostra fabbrica, la Borri, irruppe infatti una squadra delle brigate nere. Il fattaccio avvenne così. C’era il solito sciopero per le rivendicazioni economiche. Uno dei padroni aveva radunato tutti i dipendenti, donne e uomini, in uno stanzone al pianterreno della fabbrica, per convincerci a tornare a lavorare…

Proprio mentre stava parlando, sono entrati correndo con i mitra spianati una ventina di fascisti della brigata nera. A quel punto noi donne abbiamo invitato i nostri uomini a tornare sul posto di lavoro. Avremmo incrociato noi le braccia. E avremmo preso noi la responsabilità dello sciopero. I fascisti non avrebbero osato prendersela con noi.

E infatti non sapevano che cosa fare. Poi ne presero una, la Gemma Milani, e la portarono in carcere, nelle cantine della sede della brigata nera, in piazza Trento e Trieste. La reazione delle donne della Borri però è stata immediata e ha colto di sorpresa anche gli stessi gerarchi fascisti. Siamo uscite dalla fabbrica in corteo, siamo andate a chiamare le donne delle altre fabbriche che erano in sciopero. Siamo andate tutte a gridare davanti alla caserma della brigata nera.

A parlare con noi è uscito il segretario del Fascio, Mazzeranghi.
Gli abbiamo detto che avremmo ricominciato a lavorare solo quando avrebbe rilasciato la nostra compagna. All’inizio non ne voleva proprio sapere. Poi invece abbiamo ottenuto che una delegazione di noi potesse far visita alla “prigioniera”.
Dormiva sul pagliericcio ma stava bene. La pressione davanti alla casa della brigata nera e lo sciopero sono durati tre giorni.
Alla fine Mazzeranghi l’ha lasciata andare ed è tornata in fabbrica”.

Pagine dalla Graphic Novel, Bruna e Adele, per il 70° dei Gruppi di Difesa della Donna da cui nacque l’UDI – Unione Donne in Italia. Sessanta tavole, disegnate da Reno Ammendolea con sceneggiatura di Marsia Modola, esposte al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, al Museo Emilio Greco di Catania, al Museo del Fumetto di Milano (dopo aver subito due anni di inattività per covid è stato sfrattato con indifferenza per morosità dal Comune di Milano: un patrimonio culturale da salvare, una ferita aperta).

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Lunatici

Satira, con citazione del Piccolo Principe convertito in Piccolo King, della conquista della luna. Il personaggio politicomolto riconoscibile tiene al laccio la luna camminando sul mappamondo.

Nel 1979 l’ONU approvò il Moon Agreement, stabilendo che “la Luna è patrimonio dell’umanità”. Frasi solenni che rimbalzano, e alla fine si sciolgono. Anche perché le grandi potenze – Stati Uniti, Russia e Cina – quel trattato non lo hanno mai ratificato.
Patrimonio dell’umanità, ma senza i proprietari principali.

Niente sovranità nazionale, niente bandiere piantate nel suolo, risorse da usare per il bene comune e per la cooperazione scientifica. Una specie di condominio cosmico, con regolamento condiviso e assemblea permanente.
Chi sarà l’Amministratore?

La bandiera USA piantata al suolo nel primo allunaggio, che non poteva sventolare, provocò molte polemiche. Ma la Cina ha pronta la sua bandiera che con dispositivi elettromagnetici solari, farà perfino sventolare. Nella propaganda l’impatto scenografico è primario.

Poi un salto nella realtà politica. E qui, molto spesso, il regolamento è sullo scaffale polveroso in fondo.

Le missioni private, per esempio, scivolano tra le righe. E così mentre sulla carta del diritto internazionale, la Luna appartiene a tutti, nella realtà qualcuno ha già iniziato a portarsi avanti a gamba tesa.
Chi primo arriva…

Su un carrettino, il personaggio politico molto riconoscibile, porta in giro "la più grande conquista di tutti i tempi": la luna, molto sexy.

Se sulla Terra c’è chi gestisce da privato una fetta della comunicazione globale con una rete satellitare che sfiora anche usi militari, è facile pensare quanto potrà essere “disinteressato”, lassù, dove i controlli sono ancora più lontani.

Nel frattempo, la nuova corsa è partita. Gli Stati Uniti accelerano e dichiarano la missione Artemis IIpriorità di Stato” (con decreto esecutivo); la Cina prepara la sua Chang’e 7 per agosto; e lo spazio torna teatro di competizione più che di cooperazione.
Non una guerra fredda, piuttosto una febbre persistente: abbastanza calda da muovere capitali, tecnologie e ambizioni. Per quanto un certo desiderio bellicista è espressamente esplicitato nella recente conversione del Pentagono da Dipartimento della Difesa in Dipartimento della Guerra.

Gli Accordi Artemis (2020), firmati con spirito collaborativo, introducono però un succoso regalo: le risorse estratte possono diventare proprietà di chi le estrae. Non il suolo, ma quello che sta sopra, e sotto. Un sottile cavillo, elegante, e soprattutto molto utile.

Ancora più interessante è il diritto di delimitare aree operative con protezione: recinzioni senza filo spinato, confini senza mappe ufficiali, territori dove è meglio non avvicinarsi. Per sicurezza, naturalmente.

Il paesaggio cambia. Spariscono i trattati, compaiono i paletti. Le basi diventano avamposti, le missioni spedizioni, le aziende pionieri-coloni.

Diritto di poter dichiarare “zone di sicurezza”, contro contenziosi, azioni di gruppi ostili, siano compagnie o Stati. Vale a dire zone interdette per difendere singolarità, segreti industriali o militari, particolari progetti. Non è specificato come.
Di fatto proprietà.

Nel West i coloni appena arrivati piantavano paletti, stendevano recinzioni, stavano sempre con la mano sulla Colt o sul Winchester.
Mancheranno i cavalli col lazo, i carri con la cuffia arricciata, le donne con gonna lunga. E gli Indiani.

Nostalgia no stop.

Con saluto militare e inno nazionale, The Chief è sull'ttenti sopra il mappamondo, per l'acquisizione del  51° Stato USA: la Luna, da cui pende la bandiera americana. Satira di una conquista.


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Pasqua 2026

Rovesci pasquali.
La Passione di Cristo è come quella di Trump“, tutti e due “traditi, arrestati e falsamente accusati“, ma come Cristo è risorto vittorioso, anche Troglo (alias Trump) sarà vittorioso “su tutto ciò a cui metterà mano“. Così, recita e prega nella cena pasquale, Paula White-Cain, predicatrice al soldo della Casa Candida e sostegno spirituale di chief … satana, il male, visioni deliranti (…)

Come augurio pasquale Troglo promette che sarà durissimo con l’Iran. “Nelle prossime due o tre settimane li riporteremo all’età della pietra cui appartengono”. Naturalmente col regalo dei suoi pacchi-dono volanti, e regalo al mondo di densi fumi tossici, CO2, CO, più infinite altre particelle… incendi delle riserve petrolifere… acque contaminate…

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Troglo l’avrebbe deportato, ma si sarebbe trattenuto la tunica. Da firmare e vendere a pezzettini.

Netaniolo gli avrebbe comunque comminato la pena di morte, in quanto sovversivo palestinese.

Georgica non avrebbe elementi per condannare, ma nemmeno per approvare. È stato un intervento legittimo. E in ogni caso ottimo l’uovo di Pasqua di cioccolato fondente spesso.

I cristiani, contenti che sia andata così: la prima ondata di globalizzazione con sede centrale imperiale: Roma e non Gerusalemme, da dove tutto è partito.

Infatti Netaniolo ha bloccato il cardinale Pizzaballa per celebrare i riti al Santo Sepolcro: fate quello che volete ma fuori dai piedi. 

*

Monologo di Stefano Massini, scrittore, drammaturgo, autore della famosa Lehman Trilogy.

2 aprile 2026

Si narra che, arrivati in quel posto detto luogo del cranio, Gesù Cristo fu crocifisso con un ladrone alla destra e uno alla sinistra. Si narra che egli disse dalla croce: Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno.
Poi, aggiungo io, a voce più bassa, quasi inudibile credo, Gesù Cristo disse altro.

Disse: Padre perdona loro ogni volta che useranno me, te e questa croce per qualcosa che è soltanto di loro interesse e che non ha niente a che vedere con noi.

Padre perdona loro ogni volta che questa croce verrà usata, stravolta, contraddetta, corrotta, perfino stuprata.

Perdonali Padre, perdonali per questa croce quando verrà messa sopra gli stemmi dei partiti o dei loghi delle banche.

Perdonali, perdonali per la croce sul cappuccio del Klu Klux Klan, perdonali per la croce sugli scudi dei crociati, per la croce sui vessilli, sulle armi, sulle bandiere, sui cacciabombardieri.

Perdonali Padre, per la croce al collo dei bigotti pronti a scusare e a perdonare sempre soltanto se stessi.

Perdonali Padre per ogni volta che faranno in nome mio esattamente l’opposto di quello che ho detto. Se io ho detto di non uccidere, loro uccideranno; se io ho detto di accogliere, loro calpesteranno; se io ho detto di comprendere, loro condanneranno. E se le mie parole sono state parole d’amore, loro odieranno, odieranno e odieranno e odieranno e odieranno e odieranno.

Perdonali Padre, per tutti i ceri, le candele, che verranno accese in mio nome davanti a te sugli altari, dai corrotti, dai falsi, dai bugiardi, da chi ogni volta vende la vita, da chi gioca con la vita altrui e da chi vuole soltanto ammazzare in ogni verbo che il verbo ammazzare possa contemplare.

Perdonali Padre, perdonali ti prego, per ogni volta che mi metteranno in bocca parole che non ho mai detto, compreso quel drammaturgo che una sera in televisione mi metterà addosso, sulle labbra, parole che non ho mai pensato di dire, eppure, eppure a sentirle ci sarebbero state più che bene.

Soprattutto, Padre, perdona l’ego te absolvo ai mandanti, perdona le processioni dei camorristi, perdona i tabernacoli dei mafiosi, perdona ogni volta in cui in nome mio faranno tutto quello che io avrei voluto semplicemente che non accadesse.
Perdonali ogni volta che in nome mio compreranno e venderanno e acquisteranno, perdona il bip di bonifico eseguito, perdona ogni volta,

Padre mio, ogni volta che si compreranno la vita eterna a full optional, e giù con 7, 8, 9, 10, zeri, sempre sulla pelle di chi conta zero.
E proprio per quelli io ero venuto.

Perdona, Padre, perdona soprattutto per quando prenderanno ciò che ho fatto, ciò che ho detto, e lo trasformeranno non in una rivoluzione ma in un alibi, in un paravento, in uno strumento per il loro piccolo, misero, spregevole gioco di potere.

Perdonali soprattutto perché io ero amico dei perdenti e hanno fatto di me il Cristo dei vincenti.

Così disse, credo, o forse sì, o forse no, o forse boh, dopodiché abbassò il capo e spirò.

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Megaflop

Satira dell'esito referendario 2026. Monumento ai due principali ideatori: Guardasigilli e Capa Gabinetto che no hanno ricevuto il consenso popolare.

Ai Giganti del Flop.
Al Guardasigilli e alla sua fedelissima Capa di Gabinetto (ruolo inteso come vertice burocratico…)

Sono stati gli architetti del progetto di riforma “scardina-giustizia”, nato per trasformare le toghe in una coccarda ornamentale dell’esecutivo e finito, invece, nel cassonetto della storia.

Il Referendum del 2026 sulla separazione delle carriere è stato un esorcismo dei cittadini che hanno risposto al tentativo di “effrazione costituzionale” con un deciso “No”. I volenterosi operatori della manovra sono stati rinviati alle caselle di partenza della democrazia da 15 milioni di voti (contro 13).

I tre poteri dello Stato, legislativo, esecutivo, giudiziario restano dunque indipendenti, con buona pace di chi sognava un subdolo ritocco della Magistratura (di memoria Loggia P2).
Certo, i problemi funzionali della giustizia rimangono, ma la soluzione sta nel rituale dibattito parlamentare, non in un furbesco “colpo di mano” manovrato sotto banco, con modifiche della Costituzione.

Le Madri e i Padri Costituenti ringraziano.
I “giganti” del Ministero, mugugnano e studiano altre furbizie. Magari proprio in quel Gabinetto che tanto hanno onorato.

La rimonta è già in pentola-agguato: … facilmente si andrebbe verso l’approvazione della legge elettorale con premio di maggioranza abnorme (madre scandalosa la Legge Truffa del 1953, poi abrogata); … potrebbe istituirsi de facto il tanto agognato “premierato” come formula di governo, e quindi l’elezione in autonomia di un Capo dello Stato “gradito“…
Uno scardinamento dell’impianto istituzionale per via traversa.

Intanto si preannunciano insospettate inversioni di rotta.
Enormi manifestazioni stanno percorrendo l’America e l’Europa, non si vogliono né guerre né sovranismi.
Centinaia le piazze.
No Kings.

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Madres de la Plaza de Mayo

La vignetta ricorda la dittatura in Argentina instaurata da Jorge Rafael Videla


Il colpo di stato avviene il 24 marzo 1976, in Argentina. Instaura la dittatura del generale Jorge Rafael Videla, con la mano esterna americana della CIA, benedicente Henry Kissinger (come due anni prima in Cile).
Ad istruirlo fu la Esquela Americana de las Americas, scuola di guerra gestita dal governo USA a Panama, da dove uscirono molti ufficiali golpisti sudamericani.

Le forze armate argentine irrompono nella notte, occupano tutti i centri di potere, eseguono arresti di massa. Sciolgono quindi tutte le istituzioni e i partiti, sospendono la Costituzione, depongono Isabelita Peron.

Gli arresti di massa proseguono verso tutti i gruppi di opposizione o persone soltanto sospettate. La prima raccolta dei prigionieri è negli stadi, poi destinazione ignota, tortura, uccisione, scomparsa.
Tra le più feroci esecuzioni, quella di lanciare le vittime da un aereo sull’Oceano Atlantico e sul Rio de La Plata, col ventre squarciato in modo che squali e piranhas facessero scomparire ogni traccia. E questo per tutti i sette anni di dittatura.
Almeno 30.000 le vittime stimate. Verrano chiamate desaparecidos.
Le madri delle vittime con molto coraggio decisero di riunirsi per protesta a Plaza De Mayo, la prima volta il 30 aprile 1977. Portavano un fazzoletto bianco in testa, simbolo del pannolino, della maternità.
Da allora Las Madres de la Plaza de Mayo continuarono a riunirsi ogni giovedì pomeriggio nella piazza centrale di Buenos Aires, sfilando intorno all’obelisco piramidale posto al centro. Alcune di loro furono arrestate e scomparvero.

Oggi, 24 marzo, una grande manifestazione popolare percorre Buenos Aires per ricordare la tragedia del golpe. C’è un aspetto storico che dà ancora più forza al doloroso ricordo, ma anche speranza che le generazioni future sappiano reagire.
Figli, figlie e nipoti degli scomparsi lottano ancora per avere giustizia e ritrovare i corpi. E ricordano.
Ma anche i familiari dei torturatori mai pentiti, riuniti in associazioni, sfilano e si uniscono ai parenti dei desaparecidos. Aiutano e sostengono quanti e quante vogliano liberarsi di questo peso moralmente insostenibile.
Quasi sempre occultato nelle famiglie.

Le colpe dei padri non devono ricadere sui figli. Ma questi, in nome di un’etica civile, possono disconoscere il passato dei padri e delle madri che abbiano commesso crimini, in questo caso, contro l’umanità.
Il vincolo di sangue non può né sottacere né occultare qualcosa che brucia e offende nel profondo.
C’è anche un prezzo da pagare.
Lydya Lukszewicz di Asambleas Disobedientes, attrice, racconta: “Quando ho interrotto i rapporti con mio padre, sottufficiale dell’esercito, anche mia madre e i miei fratelli hanno smesso di parlarmi”. Aveva intuito e poi saputo del torbido passato del padre.
Le donne venivano stuprate dai militari, quelle incinte venivano in parte instradate (centro clandestino di Pozo de Benfield, in prov. di Buenos Aires) e soppresse in segreto. Quelle che partorivano si vedevano privare delle loro creature, che passavano clandestinamente a famiglie di militari. Non avrebbero mai rivelato l’accaduto.

Stella Duacastella, scrittrice e psicologa, racconta come ruppe con suo padre, ufficiale medico all’epoca della dittatura. Una denuncia, a dittatura terminata, lo riguardava per una ventina di donne che furono incappucciate e legate a letto per farle partorire, nell’ospedale militare di cui era direttore.
I neonati o le neonate poi sparivano.
Stella, lei stessa in gravidanza in quel momento, chiese chiarimenti. Il padre confermò evasivamente e minimizzò: “Non erano poi così tante”.
Stella ne fu profondamente colpita: “Per me fu un punto di rottura, non gli ho più parlato“.

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