
L’Otto Marzo è il giorno in cui il Patriarcato chiude per inventario.
Black Friday 8 MARZO
ORE 20:00 mancano 4 ore alla fine del rispetto per le donne.
Poi dal 9 marzo due e mezza a settimana fatte fuori.
Quando un vaccino educativo didattico?
***

L’Otto Marzo è il giorno in cui il Patriarcato chiude per inventario.
Black Friday 8 MARZO
ORE 20:00 mancano 4 ore alla fine del rispetto per le donne.
Poi dal 9 marzo due e mezza a settimana fatte fuori.
Quando un vaccino educativo didattico?
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Rasenta i muri, cammina di notte, vive prevalentemente in clandestinità. Appena viene riconosciuta di solito svanisce. Utilizza tecnologie moderne per rimanere invisibile. A volte si porta dietro un bunker. Pratica anche il quick-change, il trasformismo di Brachetti. Allieva e amicona del grande maestro internazionale del quick, Troglo. Ha ribaltato successivamente nel suo contrario quello che ha asserito con alte grida, alti lai e faccine, sul suo teatro personale quando era fuori poltrona regale.
Non teme rossore. Evita il parlamento, sua casa pubblica, anche perché soffre di amnesie costituzionali e topografiche.
Se qualcuno tenta di chiederle del suo Ministro della Difesa, difensore non difeso trovatosi in zona di guerra appena scoppiata, dei connazionali da evacuare, dell’Iran…
… E che è? chi sono?
E quando riemerge grida, grida, grida…
***

Ci sono i fiori di Bach, i fiori australiani, i fiori MAGA e i fiori AF.
Questi ultimi promettono una cura radicale. Direttamente sulle donne.
Ecco un florilegio recente, pronunciato da un personaggio di spicco di AF (America First), la galassia blu che orbitava nell’assalto a Capitol Hill:
“… Le donne vengono mandate prima ai gulag, ovviamente. Quali donne? Tutte le donne. Ogni donna.
… ha imprigionato gli zingari, gli ebrei, i comunisti, sai, tutti i suoi rivali politici, dobbiamo fare la stessa cosa con le donne.
Quindi vanno prima al gulag. Vanno ai gulag riproduttori. Quelle buone saranno liberate. Quelle cattive faranno fatica nelle miniere per sempre.“
Si autodefinisce incel (involuntary celibate).
Nik Fuentes è un generoso dispensatore di allucinazioni suprematiste bianche, impastate con uso retorico della religione. Predica le sue ossessioni come verità rivelate. È stato definito “il più cancellato d’America”, ma la sua influenza, amplificata da streaming e comunità digitali, resta persistente.
I suoi gruppi, Groypers, sono anti-tutto: anti-femminismo, anti-liberalismo, anti-immigrazione… Abitano i labirinti del razzismo bianco. Si sono appropriati di Pepe the Frog, creatura del fumettista Matt Furie: una rana antropomorfa verde, nata semplice e innocente, trasformata – con grande disappunto del suo autore – in icona identitaria delle destre estreme.
Le sue affermazioni sono talmente deliranti da sembrare irreali. Parla un maschio che ha imparato solo il ruolo del dominatore e del predatore. Riduce i corpi a funzione, le persone a marionette. La maternità a produzione. La relazione a comando.
Il corpo della donna fa paura; è il primo obiettivo di deprivazione.
E così la sua psicologia: pericolosa, nemica.
Contro la reductio ad unum, la natura invece insiste sulla molteplicità.
Diritti – e le uguaglianze nei diritti – avanzano comunque, tra resistenze e ritorni.
Dove manca la tenerezza, nasce sempre un recinto.
Dove si teme la libertà, si immagina un gulag.
Forse le donne, in massa, gli direbbero semplicemente:
Ma che stai dicendo?
Di cosa diavolo stai parlando?
What on earth are you saying?
WHAT THE HELL ARE YOU TALKIN ABOUT?
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Consiglio dell’Universo – Seduta straordinaria
Ordine del giorno: NO / NO
NO – Board of Peace. Amoral, immoral Board of Peace. Un Board per fare affari. Scavalca l’ONU e le sue regole: ruberanno terre per impiantarvi colonie.
Il Board of Peace, che Troglo ha voluto e di cui si è attribuita la reggenza a vita, viene rigettato dal Big Bang Bureau (Solar District) con raffiche di onde che attraversano tempo e luce.
Le onde sono state decodificate. La sotto-intelligenza artificiale ha chiesto aiuto a quella naturale universale.
Qualche dettaglio è stato oscurato.
Tipo: “vaf…”
Messaggio cosmico per i potenti o che si credono tali:
La Libertà che state divorando
potrebbe divorare voi.
La Libertà è come l’aria:
non si afferra.
Si vive.
(Non udibile per chi ha l’Acquolina del Potere)
NO– Referendum Italia. Per la “separazione delle carriere” la decifrazione è chiara:
Repellendum.
Assordanti NO:
Per il potere che si crede eterno.
Per la paura che lo nutre.
Per la furbizia che lo amministra.
(Non udibili da orecchie viziate da interest conflict, dollar fever, power of the armchair).
Messaggio cosmico per i terrestri:
State rovinando il pianeta, con guerre, inquinamenti, distruzioni di specie.
Vi lamentate di disastri che voi stessi provocate.
Vi siete appropriati del nucleare
■ proprietà cosmica –
e avete incenerito 200.000 vostri simili.
Qui, nel Cosmo, tutto è ordinato
secondo leggi che conoscete
e altre che non conoscete.
E se continuate nella vostra linea
è meglio che non le conosciate.
Vi aspettano catastrofi.
La Luna è intatta.
Marte è intatto.
Saturno è intatto.
Giove e l’intero sistema solare sono intatti.
Solo da voi il sistema non è rispettato.
Dichiarazione finale cosmica:
NO è una domanda.
NO è una pausa.
NO è pensiero.
NO è un dovere che non conosce obbedienza e connivenza.
Stelle e Pianeti, Buchi neri, Comete, asteroidi, meteoriti non competono.
Non sorteggiano.
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Formigine è un paese della pianura modenese, il cui nome è riportato nella storia dell’arte. Vi è nato Andrea Marchesi, detto appunto il Formigine, architetto, scultore e artigiano intagliatore eccelso.
Diversi giorni fa, non per meriti d’arte, Formigine ha fatto da contenitore a nuove teorie sociologiche, suo malgrado, sgorgate dal cuore di un consigliere di opposizione della giunta comunale.
Riferendosi agli eventi politici dell’immediato dopoguerra italiano, durante una sessione commemorativa del voto esteso alla donne, lancia in Consiglio:
“Il diritto di voto alle donne è stato riconosciuto in Italia solo nel 1946, perché c’era il fondato timore che potesse rappresentare un primo attacco all’unità familiare, e la storia si è incaricata di dimostrare che questo timore era più che fondato”.
Sull’asteroide dove vive il consigliere non ci sono donne. L’asteroide è di pochi metri quadri ed è piatto come la terra. Non si sporge a osservare i mondi per non cadere.
“Italia… 1946… voto riconosciuto… la storia…”, queste parole gli saranno arrivate come frammenti di meteoriti che ha raccolto, lucidato e rimesso in orbita sotto forma di farfuglio storico-sociologico.
Sempre in Consiglio nel delirio solitario, con cosmica solennità, rincara:
“Dopo il 1946 sono arrivate leggi come quelle sul divorzio, l’aborto e la riforma del diritto di famiglia, che hanno rappresentato altrettanti attacchi alla famiglia, e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti”.
È lecito chiedersi, dovessero essergli utili quelle leggi storiche, se non esiterebbe ad avvalersene. Ma dove, sull’asteroide? La famiglia sull’asteroide è composta da un solo individuo che si dà ragione da solo. Lì non esistono tribunali, né consultori, né urne. Solo un perenne monologo gravitazionale. E la gravitazione funziona al contrario: più l’idea è pesante più vola via.
Sull’asteroide gli occhi si tengono chiusi per non vedere il mondo di sotto com’è: donne che scelgono, che dicono no, famiglie che si rompono, si ricompongono; esseri umani diversi per genere e culture, bambini che aspettano un futuro.
Ancora perle dall’asteroide:
“… attribuire il diritto di voto a ciascun componente della famiglia poteva portare a una contrapposizione all’interno della stessa per ragioni di carattere politico, mettendone a rischio l’unità”.
“L’assoluta parità tra i componenti della famiglia l’ha gettata nella confusione. Tutte le famiglie che funzionano hanno un “capo”, che sia il marito o la moglie”.
L’asteroide continua a orbitare e chi sta sopra è convinto di essere al centro del sistema.
Gelo siderale.
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Geopolitica aviaria
Destruction 2
Potrebbero essere avvoltoi.
O gallinacci d’allevamento con ambizioni imperiali.
Specie che si credevano estinte nel secolo scorso e che invece, a cicli regolari, tornano a beccare.
Il drappo azzurro stellato non è mangime.
E le dodici stelle non sono vermetti.
Eppure l’accanimento è caparbio, metodico.
C’è chi lo chiamerebbe istinto predatorio; altri parlerebbero di interesse nazionale.
Più sobriamente, potremmo definirlo imperial bias e destruction bias: la tendenza a fare a pezzi ciò che non si controlla e a beccare senza sosta ciò che resiste.
Ne soffrono le dodici stelle — tutte, nessuna esclusa.
Qualcuna vacilla, nessuna dovrebbe cadere.
Il drappo andrebbe ricucito e difeso, anche disinfettato.
Perché le infezioni aviarie sono contagiose: non colpiscono solo il bersaglio, ma anche il cortile intero.
Meglio un cielo meno rumoroso e un’Europa ancora intera, liberata da artigli e becchi vandalici.
Libera da ricadute darwiniane della catena di dominanza.
Libera.
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Simboli sacri: USA e getta da Capitol Tarpea
Destruction 1
A Filadelfia, “Città dell’amore fraterno”, ai venti gelidi di questo squarcio invernale si sono mescolati venti infuocati. Le manifestazioni di massa contro la caccia brutale agli “irregolari” da parte degli agenti federali ICE, restano ancora, tutto sommato, pacifiche e organizzate: fischietti, tam tam, scambi di video e foto, documentazione, segnalazioni di postazioni… Non un morto ICE. Sanno bene che basterebbe per offrire il pretesto a nuove misure imprevedibili di Troglo.
I centri sociali che facevano capo ai Black Panthers, nati come autodifesa civile della comunità nera, si riorganizzano. Oggi si rinominano Black Lions: stesso principio, ruggito più potente. Nel progressivo dilagare della repressione e deportazione trumpotica, tra atrocità gratuite, bugie ufficiali e morti civili, hanno proposto la difesa armata. La legge della Pennsylvania non lo vieta: armi legali, giubbotti antiproiettile, addestramento.
Si è parlato di “guerra incivile“.
Filadelfia fu capitale dell’Unione. Qui furono firmate la Dichiarazione d’Indipendenza e la Costituzione (We The People), nell’Independence Hall, oggi patrimonio UNESCO. Il nome stesso della città, dalla sua fondazione, richiamava cosmopolitismo, libertà, tolleranza.
Un’icona calpestata con furia. Non travolta: deliberatamente profanata.
Da qualche giorno sono stati ritirati 700 agenti ICE da Minneapolis. La motivazione è che l’operazione complessiva di pulizia etnica ha avuto “un grande successo”, grazie alla collaborazione delle ammnistrazioni locali. «Vogliamo rendere la nostra operazione più efficiente e intelligente. Non ci stiamo arrendendo» dice lo zar delle frontiere, il capo neo-designato Tom Homan in sostituzione del superfalco Greg Bovino, che aveva spinto troppo con azioni truci e spettacolari.
L’uccisione incredibile di Renée Good e Alex Pretti, a distanza di una settimana l’una dall’altro, aveva sollevato una rabbia popolare temibile e a rischio carneficina, tanto da produrre, in realtà, il ritiro degli agenti e la sostituzione del capo. Ma ne restano circa 2000.
Bovino e Pretti, per una inquietante coincidenza appartengono a una cordata di emigrazione italiana, inizi secolo scorso: gli avi del primo partono dalla Calabria, gli avi del secondo dal Trentino.
Se per efficienza si intende violenza cieca e brutalità gratuita contro i più deboli e indifesi (donne e loro piccoli, prelevati in stile $$…), anche se “irregolari”, è stata superlativa. Resta nella storia nera il caso di Liam Conejo Ramos, piccolo di 5 anni “arrestato”, zainetto Spider-Man e cappuccetto bunny, che tutto il mondo ha visto.
Quanto a intelligenza: negazione totale, per quanto alcuni spiegazionisti si arrabattino sulla tesi “non stavano lì per caso“, riferendosi ai morti. E per quanto due giudici di Corte d’Appello (uno di nomina Regan, uno di nomina Trump), per la prima volta, crossing the Rubicon, abbiano considerato legale l’operato dell’Amministrazione.
Difficile ammettere che una vasta e serrata risposta pacifica contro una dura repressione può dare risultati insperati. O alla corta o alla lunga.
Il Mahatma Gandhi alla fine vinse contro gli astuti britannici che non andarono certo per il sottile nel tenere a bada l’enorme impero.
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Motivi di sicurezza
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Ultim’ora Ponte sullo Stretto
Ultima variante del ministro&Co competenti, per far fronte alle forti polemiche. Un passo indietro purché il ponte si faccia. Si passa dalla campata (caz**ta) unica su due piloni, al nastro con più ritti in mare aperto, così il pilone sulla terra ferma che insisteva sulla faglia non ci sarà più.
Obiettivo di fondo resta sempre massimizzare i posti di lavoro. Basta polemiche: tagliamo la testa al ponte, sia più sicuro, più produttivo e serva persino come passeggiata panoramica, lungomare istituzionale, ideale anche per jogging patriottico, selfie ministeriali e inaugurazioni permanenti.
Il traffico complessivo avverrà secondo una innovativa separazione delle carriere pedonali:
– cittadini autorizzati
– cittadini in fase di autorizzazione
– cittadini in attesa di chiarimenti normativi.
L’accesso sarà consentito previa verifica di:
– documentazione completa (minimo 4 certificazioni)
– adesione formale al progetto (retroattiva)
– assenza di precedenti dubbi o contestazioni pubbliche.
La passeggiata sarà costantemente sorvegliata dalla Guardia Nazionale per le Opere NoOpere, appositamente istituita, con un rapporto controllori/utenti di 3 a 1.
Resta invariato che in fase di collaudo il ponte verrà percorso a piedi da tutti i membri del Parlamento, compresi commessi, cuochi, barbieri e il resto del personale, preceduti da majorette alte 180 cm. con bande, tricolori e pompon.
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Ponte sullo Stretto di Messina.
Variante proposta dal ministro delle infrastrutture per raddoppiare i posti di lavoro. La forza lavorativa da impiegare risulterebbe 20 volte superiore ai numeri di partenza. Previste almeno 500.000 unità lavorative. Il traffico m/q aumenterebbe almeno del 50%. I tempi di percorrenza senza dubbio si allungano, ma a vantaggio dell’altalena oscillatoria goduta sui piani orizzontale e verticale.
In fase di collaudo il ponte verrà percorso a piedi da tutti i membri del Parlamento, compresi commessi, cuochi, barbieri e il resto del personale, preceduti da majorette alte 180 cm. con bande, tricolori e pompon.
(Da fonte ministero / preliminare esecutivo).
Un’emozione unica.
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