Gi: «Quanto ci metterà a digerirla?» Nill: «Be’ due mandati… E questo è il secondo… » Gi: «Deve fare in fretta, altrimenti non ce la farà!» Nill: «Potrebbe autoassegnarsi il terzo» Gi: «Ma dopo digerita, potrebbe autoassegnarsi un mandato a vita, no?» Nill: «… Non ci avevo pensato. Ma non ti far sentire, l’idea la possono prendere per buona. Ci spiano».
NO – Board of Peace. Amoral, immoral Board of Peace. Un Board per fare affari. Scavalca l’ONU e le sue regole: ruberanno terre per impiantarvi colonie.
Il Board of Peace, che Troglo ha voluto e di cui si è attribuita la reggenza a vita, viene rigettato dal Big Bang Bureau (Solar District) con raffiche di onde che attraversano tempo e luce.
Le onde sono state decodificate. La sotto-intelligenza artificiale ha chiesto aiuto a quella naturale universale. Qualche dettaglio è stato oscurato. Tipo: “vaf…”
Messaggio cosmicoper i potenti o che si credono tali: La Libertà che state divorando potrebbe divorare voi.
La Libertà è come l’aria: non si afferra. Si vive. (Non udibile per chi ha l’Acquolina del Potere)
NO–Referendum Italia. Per la “separazione delle carriere” la decifrazione è chiara:
Repellendum. Assordanti NO: Per il potere che si crede eterno. Per la paura che lo nutre. Per la furbizia che lo amministra. (Non udibili da orecchie viziate da interest conflict, dollar fever, power of the armchair).
Messaggio cosmico per i terrestri: State rovinando il pianeta, con guerre, inquinamenti, distruzioni di specie. Vi lamentate di disastri che voi stessi provocate.
Vi siete appropriati del nucleare ■ proprietà cosmica – e avete incenerito 200.000 vostri simili.
Qui, nel Cosmo, tutto è ordinato secondo leggi che conoscete e altre che non conoscete.
E se continuate nella vostra linea è meglio che non le conosciate.
Vi aspettano catastrofi.
La Luna è intatta. Marte è intatto. Saturno è intatto. Giove e l’intero sistema solare sono intatti. Solo da voi il sistema non è rispettato.
Dichiarazionefinale cosmica:
NO è una domanda. NO è una pausa. NO è pensiero. NO è un dovere che non conosce obbedienza e connivenza. Stelle e Pianeti, Buchi neri, Comete, asteroidi, meteoriti non competono. Non sorteggiano.
Formigine è un paese della pianura modenese, il cui nome è riportato nella storia dell’arte. Vi è nato Andrea Marchesi, detto appunto il Formigine, architetto, scultore e artigiano intagliatore eccelso.
Diversi giorni fa, non per meriti d’arte, Formigine ha fatto da contenitore a nuove teorie sociologiche, suo malgrado, sgorgate dal cuore di un consigliere di opposizione della giunta comunale.
Riferendosi agli eventi politici dell’immediato dopoguerra italiano, durante una sessione commemorativa del voto esteso alla donne, lancia in Consiglio: “Il diritto di voto alle donne è stato riconosciuto in Italia solo nel 1946, perché c’era il fondato timore che potesse rappresentare un primo attacco all’unità familiare, e la storia si è incaricata di dimostrare che questo timore era più che fondato”.
Sull’asteroide dove vive il consigliere non ci sono donne. L’asteroide è di pochi metri quadri ed è piatto come la terra. Non si sporge a osservare i mondi per non cadere. “Italia… 1946… voto riconosciuto… la storia…”, queste parole gli saranno arrivate come frammenti di meteoriti che ha raccolto, lucidato e rimesso in orbita sotto forma di farfuglio storico-sociologico.
Sempre in Consiglio nel delirio solitario, con cosmica solennità, rincara: “Dopo il 1946 sono arrivate leggi come quelle sul divorzio, l’aborto e la riforma del diritto di famiglia, che hanno rappresentato altrettanti attacchi alla famiglia, e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti”.
È lecito chiedersi, dovessero essergli utili quelle leggi storiche, se non esiterebbe ad avvalersene. Ma dove, sull’asteroide? La famiglia sull’asteroide è composta da un solo individuo che si dà ragione da solo. Lì non esistono tribunali, né consultori, né urne. Solo un perenne monologo gravitazionale. E la gravitazione funziona al contrario: più l’idea è pesante più vola via.
Sull’asteroide gli occhi si tengono chiusi per non vedere ilmondo di sotto com’è: donne che scelgono, che dicono no, famiglie che si rompono, si ricompongono; esseri umani diversi per genere e culture, bambini che aspettano un futuro.
Ancora perle dall’asteroide: “… attribuire il diritto di voto a ciascun componente della famiglia poteva portare a una contrapposizione all’interno della stessa per ragioni di carattere politico, mettendone a rischio l’unità”.
“L’assoluta parità tra i componenti della famiglia l’ha gettata nella confusione. Tutte le famiglie che funzionano hanno un “capo”, che sia il marito o la moglie”.
L’asteroide continua a orbitare e chi sta sopra è convinto di essere al centro del sistema.
Potrebbero essere avvoltoi. O gallinacci d’allevamento con ambizioni imperiali. Specie che si credevano estinte nel secolo scorso e che invece, a cicli regolari, tornano a beccare.
Il drappo azzurro stellato non è mangime. E le dodici stelle non sono vermetti.
Eppure l’accanimento è caparbio, metodico. C’è chi lo chiamerebbe istinto predatorio; altri parlerebbero di interesse nazionale. Più sobriamente, potremmo definirlo imperial bias e destruction bias: la tendenza a fare a pezzi ciò che non si controlla e a beccare senza sosta ciò che resiste.
Ne soffrono le dodici stelle — tutte, nessuna esclusa. Qualcuna vacilla, nessuna dovrebbe cadere.
Il drappo andrebbe ricucito e difeso, anche disinfettato. Perché le infezioni aviarie sono contagiose: non colpiscono solo il bersaglio, ma anche il cortile intero.
Meglio un cielo meno rumoroso e un’Europa ancora intera, liberata da artigli e becchi vandalici. Libera da ricadute darwiniane della catena di dominanza. Libera.
Simboli sacri: USA e getta da Capitol Tarpea Destruction 1
A Filadelfia, “Città dell’amore fraterno”, ai venti gelidi di questo squarcio invernale si sono mescolati venti infuocati. Le manifestazioni di massa contro la caccia brutale agli “irregolari” da parte degli agenti federali ICE, restano ancora, tutto sommato, pacifiche e organizzate: fischietti, tam tam, scambi di video e foto, documentazione, segnalazioni di postazioni… Non un morto ICE. Sanno bene che basterebbe per offrire il pretesto a nuove misure imprevedibili di Troglo.
I centri sociali che facevano capo ai Black Panthers, nati come autodifesa civile della comunità nera, si riorganizzano. Oggi si rinominano Black Lions: stesso principio, ruggito più potente. Nel progressivo dilagare della repressione e deportazione trumpotica, tra atrocità gratuite, bugie ufficiali e morti civili, hanno proposto la difesa armata. La legge della Pennsylvania non lo vieta: armi legali, giubbotti antiproiettile, addestramento. Si è parlato di “guerra incivile“.
Filadelfia fu capitale dell’Unione. Qui furono firmate la Dichiarazione d’Indipendenza e la Costituzione(We The People), nell’Independence Hall, oggi patrimonio UNESCO. Il nome stesso della città, dalla sua fondazione, richiamava cosmopolitismo, libertà, tolleranza. Un’icona calpestata con furia. Non travolta: deliberatamente profanata.
Da qualche giorno sono stati ritirati 700 agenti ICE da Minneapolis. La motivazione è che l’operazione complessiva di pulizia etnica ha avuto “un grande successo”, grazie alla collaborazione delle ammnistrazioni locali. «Vogliamo rendere la nostra operazione più efficiente e intelligente. Non ci stiamo arrendendo» dice lo zar delle frontiere, il capo neo-designato Tom Homan in sostituzione del superfalco Greg Bovino, che aveva spinto troppo con azioni truci e spettacolari. L’uccisione incredibile di Renée Good e Alex Pretti, a distanza di una settimana l’una dall’altro, aveva sollevato una rabbia popolare temibile e a rischio carneficina, tanto da produrre, in realtà, il ritiro degli agenti e la sostituzione del capo. Ma ne restano circa 2000. Bovino e Pretti, per una inquietante coincidenza appartengono a una cordata di emigrazione italiana, inizi secolo scorso: gli avi del primo partono dalla Calabria, gli avi del secondo dal Trentino.
Se per efficienza si intende violenza cieca e brutalità gratuita contro i più deboli e indifesi (donne e loro piccoli, prelevati in stile $$…), anche se “irregolari”, è stata superlativa. Resta nella storia nera il caso di Liam Conejo Ramos, piccolo di 5 anni “arrestato”, zainetto Spider-Man e cappuccetto bunny, che tutto il mondo ha visto. Quanto a intelligenza: negazione totale, per quanto alcuni spiegazionisti si arrabattino sulla tesi “non stavano lì per caso“, riferendosi ai morti. E per quanto due giudici di Corte d’Appello (uno di nomina Regan, uno di nomina Trump), per la prima volta, crossing the Rubicon, abbiano considerato legale l’operato dell’Amministrazione. Difficile ammettere che una vasta e serrata risposta pacifica contro una dura repressione può dare risultati insperati. O alla corta o alla lunga.
Il Mahatma Gandhi alla fine vinse contro gli astuti britannici che non andarono certo per il sottile nel tenere a bada l’enorme impero.
Ultima variante del ministro&Co competenti, per far fronte alle forti polemiche. Un passo indietro purché il ponte si faccia. Si passa dalla campata (caz**ta) unica su due piloni, al nastro con più ritti in mare aperto, così il pilone sulla terra ferma che insisteva sulla faglia non ci sarà più. Obiettivo di fondo resta sempre massimizzare i posti di lavoro. Basta polemiche: tagliamo la testa al ponte, sia più sicuro, più produttivo e serva persino come passeggiata panoramica, lungomare istituzionale, ideale anche per jogging patriottico, selfie ministeriali e inaugurazioni permanenti.
Il traffico complessivo avverrà secondo una innovativa separazione delle carriere pedonali: – cittadini autorizzati – cittadini in fase di autorizzazione – cittadini in attesa di chiarimenti normativi.
L’accesso sarà consentito previa verifica di: – documentazione completa (minimo 4 certificazioni) – adesione formale al progetto (retroattiva) – assenza di precedenti dubbi o contestazioni pubbliche.
La passeggiata sarà costantemente sorvegliata dalla Guardia Nazionale per le Opere NoOpere, appositamente istituita, con un rapporto controllori/utenti di 3 a 1. Resta invariato che in fase di collaudo il ponte verrà percorso a piedi da tutti i membri del Parlamento, compresi commessi, cuochi, barbieri e il resto del personale, preceduti da majorette alte 180 cm. con bande, tricolori e pompon.
«Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto.» — Anna Frank, Diario
Il mostro terribile non appartiene alle fiabe. È reale. È storico. Generato da mente lucida e follia consapevole. Ancora oggi molti non se ne vergognano. Il suo veleno inebria: può trovarsi nelle coppe di ogni potere. Una molecola potrebbe trovarsi anche nel più profondo di noi stessi.
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“Passarono le dieci e mezza, le undici: nessun rumore. Papà e Van Daan venivano da noi a turno. Alle undici e un quarto, sentimmo dei rumori di sotto. Da noi, si poteva sentire il respiro di ognuno, stavamo assolutamente immobili. Passi nella casa, nell’ufficio privato, in cucina, poi… su per la nostra scala. Allora non si sentirono più nemmeno i nostri respiri, ma solo il battito dei nostri cuori; passi sulla nostra scala, poi armeggii allo scaffale girevole. Questo momento è indescrivibile. «Siamo perduti!» dissi io, e ci vidi tutti portati via dalla Gestapo la notte stessa. Armeggii allo scaffale girevole per due volte, poi cadde qualche cosa e i passi si allontanarono. Per il momento eravamo salvi. Un brivido ci percorse tutti; udii che qualcuno, non so chi, batteva i denti, ma nessuno disse ancora una parola. In casa non si udiva più nulla, ma c’era una luce accesa sul pianerottolo, proprio davanti allo scaffale. Forse perché lo scaffale era misterioso? O la polizia aveva dimenticato la luce accesa? Qualcuno sarebbe tornato a spegnerla? Le lingue si sciolsero: non c’era più nessuno in casa, forse soltanto una guardia davanti alla porta”.
Ponte sullo Stretto di Messina. Variante proposta dal ministro delle infrastrutture per raddoppiare i posti di lavoro. La forza lavorativa da impiegare risulterebbe 20 volte superiore ai numeri di partenza. Previste almeno 500.000 unità lavorative. Il traffico m/q aumenterebbe almeno del 50%. I tempi di percorrenza senza dubbio si allungano, ma a vantaggio dell’altalena oscillatoria goduta sui piani orizzontale e verticale. In fase di collaudo il ponte verrà percorso a piedi da tutti i membri del Parlamento, compresi commessi, cuochi, barbieri e il resto del personale, preceduti da majorette alte 180 cm. con bande, tricolori e pompon. (Da fonte ministero / preliminare esecutivo).
Ponte a rotta di collo. Ponte a perdifiato. Lungo e debilitante raccontare la storia del Ponte sullo Stretto di Messina. Sollevò e solleva grossi interrogativi soprattutto su aspetti tecnici, alcuni sottovalutati, altri non risolti con la dovuta attendibilità e cautela. Particolarmente su parametri di sicurezza e tipologie delle deformazioni (preoccupanti), prove insufficienti in galleria del vento, risposta sismica incerta, linea alta velocità, lavorabilità in aere… Una cosa sono le prove di laboratorio a scala ridotta, altra la risposta a scala esecutiva reale (esperienza diretta di Mario de Miranda). Pensare che l’INGV ha appena diramato il rapporto sull’attività sismica in Italia per il 2025: sono avvenute 15.759 scosse, 46 al giorno, una ogni 33 minuti. Se ne vuole la costruzione a tutti i costi, sulla riesumazione del vecchio/recente progetto approvato (2011), poi “aggiornato”, ma ancora privo di completamenti esecutivi peculiari. Lo afferma Mario de Miranda che è progettista di fama internazionale, insieme ad altri colleghi progettisti di ponti, in uno studio pubblico.
Ma per aggirare, scavalcare, ignorare ci sono i maestri di professione. Il governo Georgica ne accoglie molti. Il Ponte sullo Stretto è un rollè troppo sostanzioso e invitante, una volta scongelato, va consumato. Ma potrebbe comunque essere tossico. Anzi mortale – gli dei non vogliano-. La cautela sembra patrimonio dell’umanità in estinzione.
Quanti ricordano la tragedia del Vajont? Una tragedia progettata. Con lo stesso affanno costruttivo a rotta di collo, e con maledetta predeterminazione. Malgrado i dati reali, le avvisaglie di disastro, gli studi e i pareri contrari, si volle costruire a tutti i costi, in nome del primato. Perché l’opera era imponente, ardita, la più alta del mondo (1960), la più appetibile, vanto della tecnologia ingegneristica italiana. Negligenze, occultamenti, sottostime, enormi interessi… il lievito madre dei disastri. E il disastro fu una enorme tracimazione generata dal distacco dei costoni del Monte Toc. Il quale aveva già mandato un chiaro avviso un anno prima, e poi pizzini. Ci furono interi paesi cancellati e 1.917 vittime. Due ingegneri condannati, poi pena condonata. Un ingegnere si suicidò per rimorso.
Il ministro di competenza attuale, Salvoni, per affrettare l’iter dei lavori del Ponte sullo Stretto, risponde sbrigativamente col fiatone alle eccezioni poste a ottobre dalla Corte dei Conti su tutta l’operazione progettuale: si inventa il commissariamento. Nella bozza del DDL in via di approvazione figurano due commissari, di cui uno è l’amministratore delegato della stessa Società Stretto di Messina SPA, concessionaria proponente la progettazione-gestione-esecuzione del Ponte. L’altro, responsabile per i collegamenti ferroviari, è amministratore delegato di FRI (Rete Ferr. Ita).
Ma il vero obiettivo del ministro&Co è impedire ai magistrati della Corte dei Conti di ficcare il naso e ottenere uno scudo penale per il seguito.
Se il lupo si vuol mangiare le pecore è ridicolo affidargliele. Per un’opera pubblica di tale impatto e importanza sarebbe un privato interessato a decidere secondo le convenienze di parte, non certo imparziale.
Una delle trovate per rafforzare la necessità della costruzione del ponte è stata (2024) la valutazione proposta come opera strategica, “opera militare” da far entrare nelle spese PIL per la difesa. Avrebbe favorito i collegamenti tra le basi NATO. E avrebbe rafforzato la stessa NATO col collegamento stabile, in alternativa al traghettamento. NATO ha risposto: no, cari! Ma fu lo stesso ministro della difesa a rimandare indietro il documento che lo chiedeva e a smontare la valutazione come “opera militare”. Una fila di carri armati, pesantissimi, per 3,300 km. magari in doppia corsia, con cingoli che lasciano il solco, grandi vibrazioni in sommatoria, treni… sarebbe follia. In caso di attacco non esiste nemico tanto stupido da non far saltare per prime le infrastrutture di comunicazione e collegamento. Incalza il ministro degli esteri: ma serve all’evacuazione per un eventuale attacco da sud! Chi evacua? Da dove a dove? Evacua tutta la Sicilia? Tutta l’Italia? In un budello? Esercizi a vanvera.
Ma i bravi dell’Innominabile mandano a dire: «Quel ponte s’ha da fare!».
Intanto il ministro responsabile sta correndo allegro, su monobob. Senza casco.