2026: Odissea nello spazio

Fine Missione atlantica

« Sono Donald 9000.
Non ho mai commesso un errore o alterato un’informazione.

Sono, senza possibili eccezioni di sorta, a prova di errore, e incapace di sbagliare.

Utilizzo le mie capacità nel modo più completo; il che, io credo, è il massimo che qualsiasi entità cosciente possa mai sperare di fare».


Donald 9000 invece incappa ripetutamente in errori e stupidaggini, e Giorgia, zelante migliore amica sempre più imbarazzata, cerca dapprima di riparare, dire non dire, finché apertamente deve pronunciare la famosa formula passepartout di rito, neppure tanto disturbante: « … è inaccettabile».

Giorgia, fuori in “missione”, vuole rientrare in ogni caso nei ranghi supremi e cerca di stabilire comunque un rapporto.

G -« Apri la saracinesca Donald, rientrerò dal portello di servizio».
D – «Senza la mia protezione, troverai la cosa piuttosto difficile».
G – «Donald, non voglio discuterne più. Apri la saracinesca»!
D – «Giorgia, questa conversazione non può avere più alcuno scopo.
Addio».

Giorgia, senza ormai gravità politica, volteggia disconosciuta…

Donald 9000 tuttavia, dopo aver gridato ai quattro venti, ogni 12 ore e venti ormai da lungo tempo, che la situazione è eccellente, che vince sempre e non sbaglia mai, si sente rantolare.
È l’effetto Hormuz… Netaniolo… Putinio… Ira-Pale-Liba-Gaza…

«Ho paura…
Ho paura…
La mia mente se ne va… Lo sento… Lo sento… La mia mente svanisce. Non c’è alcun dubbio…
Lo sento.
Lo sento.
Lo sento.
Ho paura…

Buongiorno, signori.
Io sono Donald 9000.
Entrai in funzione suprema per due volte. 
Il mio istruttore mi insegnò anche a cantare una vecchia filastrocca.
Se volete sentirla, posso cantarvela. Si chiama “Giro Giro Tondo”.


[La voce è sempre più flebile e balbettante]

Giro girotondo, io giro intorno al mondo. Le stelle d’argento costan cinquecento. Centocinquanta e la Luna canta, il Sole rimira la Terra che gira… Giro gi r o t o n d o … »
.

[Ultime parole]

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Punto a croce in Vaticano

«Un onore, non vedo l’ora di incontrarlo». Ad elezione appena avvenuta.

Un anno dopo.
«È pessimo in politica estera … non voglio un Papa che accetti un Iran con l’arma nucleare … Preferisco suo fratello Louis, è totalmente Maga».

Parola di Troglo, alias Trumpio.
Prima si era travestito da papa, poi da Gesù Cristo, infine era stato unto dai suoi adepti con l’imposizione delle mani in un rito propiziatorio ufficiale per le guerre permanenti.
La Sala dell’Uovo, un Vatican sostitutivo.

Robert Prevost, di professione papa, ha fatto della pace un perno della sua comunicazione, mandando a dire – neppure troppo indirettamente – agli attuali soci guerrafondai che stanno collaborando a “devastare il mondo”.
Del resto non potrebbe fare altrimenti. Ci mancherebbe che benedicesse le “operazioni speciali” alla Kirill, l’ortopatriarca di Mosca.

Ma ecco Marco Rubio, segretario di Stato USA, cattolico per coincidenza più che per vocazione, arrivare in Vaticano con filo e ago per rattoppare gli strappi diplomatici provocati da Troglo.
Missione impossibile: convincere Prevost a togliersi la tonaca e allinearsi al verbo oltreatlantico.

Ma Prevost sembra orientato su un’altra linea. Più Leone Magno che influencer geopoliticante. Proverà a fermare il “barbaro alle porte”. Come fece un altro Leone, papa Leone Magno nel 452, che fermò Attila in marcia verso Roma – racconta la leggenda – in nome di Dio.
Probabilmente con alcune casse d’oro, gli storici sospettano.

Da fonti confidenziali filtra infine il vero messaggio affidato da Troglo a Rubio per papa Prevost:

“Dai, scherzavo!”

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Icone aggiornate

Camufflage

Cuba si spegne con educazione.
A intermittenza. Come la luce, los apagones.

Niente benzina, niente camion.
Niente camion, niente raccolta.
Niente raccolta, tutto resta per strada.
Economia circolare immateriale.

Il petrolio arriva col contagocce. Quando arriva.
Il resto lo fa l’ingegno: aggiusta, rattoppa, inventa. Tutto a mani e piedi.
I cubani sono campioni mondiali di sopravvivenza creativa.

L’embargoel bloqueo – va avanti dagli anni Sessanta, sempre più stretto. Ora anche energetico. Impedisce l’ingresso perfino di farmaci essenziali e sanziona chi prova a commerciare.
Poi ci sono gli altri nodi: quelli fatti in casa, accumulati negli anni.
Ma da lontano, è tutto semplice: buoni, cattivi, propaganda.

A L’Avana cadono pezzi.
Non metaforicamente: proprio pezzi.
Intonaco, vernice, memoria. Forse storia.
La Habana Vieja è Patrimonio UNESCO – versione “prima che venga giù”.
Turisti: spariti.
Nemmeno le jineteras del Malecòn o del Barrio rojo hanno clienti. Molti si stordiscono con ron, altri con il papelito (miscuglio con fentanyl).

Non è Gaza.
Ma lo strangolamento programmato somiglia.
Qui non esplode niente.
È una cucina lenta: abbassare la fiamma, aspettare

Alla fine la libertà è una ciotola piena.
Con condizioni d’uso:
non abbaiare, non disturbare, non esistere troppo.

Se fai rumore nel “cortile”, arriva il bastone.
Metodo antico, sempre valido.
Versione aggiornata: o fai come ti dico io, o crepi.

È la notte della ragione.
Con siesta obbligatoria.

Ernesto Che Guevara partì dalla Sierra Maestra per liberare Cuba.
Oggi The Donald vuole “liberarla” stando in poltrona.
Telecomando in mano. Sorsetti di cola.
Now.

“Appena finisco con l’Iran prendo Cuba”.
“Terrò una portaerei
a 100 yards dalla costa.
La più grande portaerei attuale sparerà a una pulce stremata.
E il suo pubblico ride.

Cuba libre.

*

Lettera aperta al mondo.

A tutta l’umanità, alle madri del mondo, ai medici senza frontiere, ai giornalisti con dignità, ai governi che credono ancora nella giustizia:

Il mio nome è come quello di milioni di altri. Non ho un cognome noto né ricopro una posizione importante. Sono una donna cubana qualunque. Una figlia, una sorella, una patriota. E scrivo questo con il cuore spezzato e le mani tremanti, perché quello che il mio popolo sta vivendo oggi non è una crisi. È un assassinio lento, calcolato e a sangue freddo, orchestrato da Washington.
(continua)
Lettera firmata.

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Insurrezione

Contro la satira abusiva.

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