
I due amanti del film non sapevano che la nave sarebbe affondata.
Ma questi sono saliti a bordo oggi. E lo sanno.
Godono comunque dell’oceano sconfinato del potere.
***

I due amanti del film non sapevano che la nave sarebbe affondata.
Ma questi sono saliti a bordo oggi. E lo sanno.
Godono comunque dell’oceano sconfinato del potere.
***

Cronaca di una cottura lenta
Fratelli d’Italia,
l’Italia s’è desta,
dell’elmo di Scipio
s’è montata la testa.
Molti decreti, molto onore,
molto rumore per nulla.
Allo Stato di polizia
si arriva a fuoco lento:
serve tempo,
serve pazienza.
Quando le lumache
sono ben cotte,
servire.
Scuola?
Libro e manganello.
Quindicenni in manette.
Pomodori?
Oltre dieci euro al chilo.
La leader non scende tra la gente,
rifugge i confronti pubblici.
Preferisce i salottini devoti,
dove si serve il tè.
Beh, certo:
rischierebbe di perdere
il suo tesoretto
in un botto.
Cinquantasette nuovi reati,
una sessantina di aggravanti,
otto decreti sicurezza (Avvenire).
Parafrasando Cetto La Qualunque:
Cchiù galera pe’ tutti!
A tanti reati già esistenti
hanno cambiato
la canottiera.
La legge s’allunga,
la libertà si accorcia.
Il governo più longevo
ha gonfiato il codice penale:
ormai il crimine
è un titolo quotato.
E in Borsa si brinda:
sale il valore del penale.
Lo spread del crimine,
di conseguenza,
è positivo.
***

Non è l’Internazionale Socialista.
È l’INTERNAZIONALE del DISAGIO.
Palermo, Catania, Napoli, Roma, Bologna, Milano, Torino, Parigi, Marsiglia, Lisbona, Porto, Barcellona, Madrid, Bruxelles, Atene, Londra, Buenos Aires, Santiago, Quito, Giacarta, Nairobi, New York, New Delhi…
E non sono tutti teppisti.
(Copyright del Ministro delI’Istruzione e del Merito).
E ci sono giovanissimi nutriti a videogiochi, allenati a scovare e abbattere il “nemico” con gli sparatutto.
Ma sono un’altra cosa.
Ci sono poi black bloc di vecchia conoscenza.
Altra cosa ancora.
***


Prima umiliazione, urbi et orbi, dalla Basilica Bianca: Zelenskio, messo alla berlina davanti al mondo.
Voltafaccer con dito alzato: Non hai le carte!
Un servitore istituzionale di contorno: Perché ti vesti così…?! Non avevi un altro vestito?
Prodotti di chissà quale macchina del tempo a ritroso.
Seconda umiliazione ufficiale, in diretta video-social: Zelenskio, dopo la prima ricucitura, diventa improvvisamente un ostacolo agli accordi di pace e va deposto.
Non adatto al ruolo. Non vuole fare accordi. Colpisce le raffinerie.
Questo per Voltafaccer appare molto più grave dello stillicidio di vite umane delle due parti in guerra.

L’ostacolo alle trattative di pace non è la guerra incancrenita, non le condizioni capestro, non gli interessi in gioco. L’ostacolo ora è Zelenskio.
Rimosso lui, Putino può incassare tutte le aree geografiche che desidera; Voltafaccer, le terre rare, il petrolio, il grano, altri desiderata.
Per gli accordi sul gasolio ogni ostacolo sparisce.
Peace is complicated. Business is business.
***

Troglo, in preda a una crisi convulsiva, scarica Zelenskio.
Con una piroetta fa affari con Putino.
Così Putino incassa rubli: si finanzia la guerra.
Troglo ottiene petrolio scontato.
La pace, invece, non è per nulla scontata.
Bye-bye! Ну, пока́ !
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Colonnelli di piantone a presidiare il voto dagli spalti: inclusi nella legge, forniti direttamente dalla casa madre.
Voto di fiducia imposto, voto segreto pro forma, emendamenti respinti per principio. E infine l’acclamazione, con dichiarazione ufficiale dei donzelli di corte, con un lessico dinastico, proprietario, ereditario.
Un grilletto spiritato proclama:
«Chi piglia un voto in più comanda».
Governare, verbo sconosciuto.
Sorrisi usque ad aures per il selfie del trionfo.
La Capa immancabile in primo piano, senza broncetto, con il suo stereotipo di professione.
Eppure, un broncio di genere dovrebbe averlo.
Perché le donne, in questa legge elettorale, contano come il due di coppe, figuranti marginali. Noccioli della frutta che, una volta mangiata, si sputano.
E le donne della maggioranza? Hanno fatto sentire la propria voce? Hanno provato a opporsi dall’interno, durante l’iter procedurale della legge?
Si-No-Non so.
Tengo famiglia. Tengo poltrona.
Il ruolo delle donne, come al solito, sembra ridotto a una presenza superflua, di pura cornice, sotto la tutela dei Patriarchi. Le liste potrebbero avere una pesante preponderanza maschile, mentre il premio di maggioranza, altrettanto pesante, consente un surreale arraffa-tutto.
Perfino il Capo dello Stato potrà essere, finalmente, de noantri.
Alla Corte costituzionale serviranno parecchie matite rosso-blu.
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Il flusso russante di Bibi era una prova materiale. Forse faceva finta di dormire. Ma era una prova materiale. Non l’avrebbe mai sospettato.
Il rumore si ramifica ancora oggi. Viene intercettato e seguito dalle diverse segnalazioni. Fino a stringere il soggetto nell’angolo.
Quella regola alta: negare, negare sempre, è una chiave investigativa.
Bibi russava quella maledetta mattina. Le tracce dicono di sì, le fonti convergono.
Bibi russava. Ma nega. Nega sempre.
Più le evidenze sono schiaccianti, più, forse, tornerà a russare.
***
[Sottovoce]
Caro Bibi,
l’irreversibile ha bussato alla tua porta.
Non hai più il tempo di coprirti.
Resterai nel campo di grano della Storia.
Nudo.
Non ne potrai più uscire.
***

Il 7 ottobre è una data raccapricciante. Come l’11 settembre. Come tante altre date che, una dopo l’altra, hanno spezzato speranze e aperto nuove voragini nella storia.
Speranze di chi ha subito e chiede giustizia, di chi ripudia le guerre.
Ma anche di chi intravede possibilità di rimonta politica.
La Storia è anche la storia del Potere brutale.
Molti ne sono incomprensibilmente affascinati e la loro speranza è la rivalsa, il recupero, la restaurazione.
Il Ritorno.
Lentamente, ma inesorabilmente, si assiste all’affermarsi di “nuove” branche giuridiche.
Il diritto privato — c’è sempre stato, ma oggi con nuovissime etichette.
Il diritto personale: ti faccio fuori. Basta soltanto l’antipatia.
Il diritto etnico: fuori gli altri, dentro noi. Un tempo forse per sopravvivenza, oggi per superiorità.
E dunque pulizia.
Il diritto divino. Le terre sono state assegnate dall’alto:
Dio ce le ha date, guai a chi ce le tocca.
Il diritto di spianamento con bulldozer.
Il diritto verbale tassativo: ti avevo avvertito.
Il diritto del non detto: ti elimino mentre dormi.
Il diritto di esecuzioni mirate.
Il diritto di rappresaglia.
Il diritto del fatto compiuto.
Il diritto all’impunità.
Diritto all’uso della forca.
Diritto di cancellazione.
Diritto di far vivere senza cibo e tra le spazzature.
Diritto di immensa ricchezza per pochi.
Diritto all’ottusità.
Il diritto come dico io.
Come diciamo noi.
Gli amministratori del diritto internazionale ne hanno preso atto.
Così le atrocità mondiali stanno diventando la nuova struttura umana.
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[segue da FRESCACCE DI STATO 1]
12. Macron e il vertice senza Meloni
Premio Gaffe con restituzione
Tajataja definì una «gaffe diplomatica» la scelta di Macron di incontrare Zelensky insieme a Scholz senza Meloni.
Una gaffe, insomma.
Non era una delle sue. Per una volta il ministro poteva commentare senza essere protagonista.
(10 Febbraio 2023)
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13. Sanremo e «certe volgarità»
Premio Zapping ministeriale
Tajataja raccontò di aver cambiato canale dopo alcune esibizioni del Festival.
Il ministro degli Esteri che abbandona Sanremo.
Una crisi diplomatica con il telecomando.
(15 febbraio 2023)
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14. La diplomazia del «fino a un certo punto»
Premio Elasticità concettuale
Perché quella formula merita una categoria autonoma.
Diritto internazionale? Fino a un certo punto.
Diplomazia? Fino a un certo punto.
Protocollo? Fino a un certo punto;
Nome dello stadio? Fino a un certo punto.
Formula economica All-in-one.
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15. Il ministro che deve spiegare la propria battuta
Premio Nota a piè di pagina
Prima arriva la frase.
Poi la polemica.
Poi la precisazione.
Poi la spiegazione della spiegazione.
La diplomazia a puntate, con smentita finale.
*
16. La Farnesina come laboratorio linguistico
Premio Treccani d’urgenza
Ogni dichiarazione controversa, richiede ormai cinue passaggi:
cosa ha detto;
cosa significa letteralmente;
cosa voleva dire;
cosa hanno capito gli altri;
cosa avrebbe dovuto dire.
Cinque livelli di diplomazia per una frase sola.
*
17. La Tajanata storica
Premio «Professore, posso correggere?»
Mao, fascismo, BR, foibe, guerra, diritto internazionale.
Tajataja riesce talvolta a convocare in una singola dichiarazione più storia contemporanea di quanta ne contenga un manuale delle superiori.
Il problema è che il manuale non era stato consultato prima.
*
18. La Tajanata definitiva
Premio Fantozzi alla carriera
La vera specialità di Tajataja non è necessariamente dire la cosa più assurda.
È dire una frase che costringe tutti gli altri a lavorare:
lo storico deve contestualizzare;
il costituzionalista precisare;
il diplomatico interpretare;
il giornalista verificare;
il portavoce correggere.
E il pubblico si chiede:
«Ma davvero ha detto proprio questo?»
Mentre la presidente del Consiglio fa finta di niente.
È qui che nasce la Tajanata:
il corto circuito fra quello che viene detto, quello che si voleva dire e quello che tutti hanno inevitabilmente capito.
*
19. Il ministro che non voleva
Premio «Sono stato frainteso»
C’è sempre una seconda frase.
Poi una spiegazione.
Una precisazione.
Un chiarimento.
Un’escalation a ritroso.
*
20. il premio finale
Ministro degli Esteri e vicepremier. Fino a un certo punto.
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